Cisterna di Latina, Cristian Sodano confessa: “Volevo suicidarmi”

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Cisterna di Latina, Cristian Sodano confessa: “Volevo suicidarmi, loro hanno visto e si sono messe a urlare”

Christian Sodano, 27 anni, maresciallo del Reparto aeronavale in servizio a Ostia, ha confessato il duplice omicidio della madre e sorella della sua ex fidanzata: «Volevo suicidarmi, loro hanno visto che avevo la pistola in pugno e si sono messe a urlare. Non so perché ho sparato a Renée e Nicoletta. E comunque se avessi voluto uccidere anche Desyrée lo avrei fatto. Ma non ho voluto».

Le dichiarazioni sono state riportate dal Corriere della Sera e riferite dal legale di Sodano, l’avvocato Teson: «Le avevo chiesto di venire a vivere con me a Latina, ma lei non mi aveva ancora dato una risposta. Era dubbiosa. Volevo dare una svolta alla nostra storia per capire quanto valesse – ha riferito il finanziere – Continuava a non darmi certezze, non è vero che mi aveva lasciato. Ne avevamo parlato anche nei giorni scorsi. Da poco eravamo andati in vacanza 4-5 giorni a Cuba con la sua famiglia, stavamo bene. Ma io volevo che andassimo ad abitare insieme».

Sempre all’avvocato Teson, Sodano ha raccontato che «lunedì sera è stata Desyrée a insistere affinché rimanessi a dormire a casa sua. Non era mai successo prima, ma non mi sentivo bene. Avevo marcato visita al lavoro. Abbiano cenato, poi abbiamo dormito fino all’ora di pranzo di mercoledì. È stato allora che abbiamo cominciato a discutere perché lei non mi dava la risposta che attendevo».

Quella mattina: «Sono uscito nel parcheggio fuori dalla villetta e ho preso la pistola dalla mia auto. Volevo togliermi la vita davanti a lei. Sono rientrato in casa armato, ma Desyrée si è messa a gridare ed è scappata via. È stato allora che sono comparse la madre e la sorella. Hanno urlato anche loro. Non mi hanno aggredito, non c’è stata colluttazione. Ma ho sparato a tutte e due», continua Sodano.

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Il motivo del gesto resta ancora oscuro: «Desyrée si è chiusa in bagno, non le ho dato la caccia – ha assicurato Sodano al legale – l’ho cercata, chiamata un paio di volte. Non mi ha risposto. Sono rientrato in casa: Renée era ancora viva, si muoveva: le ho sparato altri due colpi per non farla soffrire. Poi sono andato via in auto. Ho telefonato a mio zio, mi ha detto di aspettare la polizia a casa sua a Latina. Una volta arrivato in via Sgambati, ho tolto il caricatore dalla pistola e ho appoggiato entrambi sul divano. E ho atteso alla finestra che mi venissero a prendere».

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