Simone Borgese, chi è l’uomo accusato di aver violentato una 26enne a Roma

Simone Borgese, chi è l'uomo accusato di aver violentato una 26enne a Roma

Simone Borgese, chi è l’uomo accusato di aver violentato una 26enne a Roma. Polemiche sui domiciliari

Simone Borgese è l’uomo accusato di aver stuprato, lo scorso 8 maggio, una studentessa di 26 anni, che stava attendendo l’arrivo di un mezzo pubblico. Con una scusa, l’uomo l’aveva invitata a salire a bordo dell’auto. A quel punto le avrebbe sottratto il cellulare e, dopo aver raggiunto una zona isolata, l’ha costretta a subire violenza.

Dopo la violenza, l’uomo le ha restituito lo smartphone e l’ha riaccompagnata nei pressi di Villa Bonelli a Roma. Subito dopo, la giovane ha sporto denuncia e dopo serrate indagini, i militari sono risaliti proprio a Borgese, il quale ha dei precedenti. L’uomo, infatti, risulta già condannato a 7 anni e mezzo di carcere per una violenza sessuale avvenuta nel 2015 ai danni di una tassista alla Piana del Sole.

Non solo questi precedenti, ma a suo carico risulterebbero anche lesioni gravi nei confronti del compagno della madre al quale, in una lite, aveva fratturato il naso con un pugno. In quell’occasione, Borgese aveva respinto tutte le accuse, difendendosi dicendo: «Ultimamente mi sentivo molto solo, la madre di mia figlia mi ha lasciato perché dice che la picchiavo tutte le sere perché ero geloso, ma io non l’ho mai toccata, amo mia figlia e mia madre».

Prima di avere guai giudiziari, nel 2012 aveva partecipato ad “Avanti un altro”, il programma condotto da Paolo Bonolis, e aveva lavorato come cameriere. Dopo il carcere, si è dedicato a piccoli lavoretti saltuari da muratore o falegname.

L’uomo, dopo l’ultimo episodio di violenza, è stato posto ai domiciliari e la cosa non piace agli abitanti di Piana del Sole, il quartiere dove risiede Borgese, i quali si dicono preoccupati. Secondo quanto riportato da Leggo.it, i residenti si chiedono: «Come è possibile che un mostro del genere sia solo ai domiciliari?», «Hanno paura che in carcere fa una brutta fine? Quella deve fare». E ancora: «Fino a quattro giorni fa era in strada che passeggiava tranquillo, mano nella mano con la fidanzata che è una gran brava ragazza, come se nulla fosse».

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La testimonianza di un altro residente dice: «Mia figlia ha 13 anni, qui tutti i ragazzini scendono in strada da soli. E se gli succedeva qualcosa? E se questo esce di nascosto dai domiciliari? Qui non lo vogliamo, deve andare in carcere e noi residenti faremo sentire la nostra voce».

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