La rivelazione di Federico Chiesa: “Non avessi fatto il calciatore…”

Il calciatore ha parlato della sua carriera e non solo

Federico Chiesa, predestinato e foglio d’arte ma anche campione d’Europa con la maglia dell’Italia e stella della Juve.

Il calciatore si è raccontato in un’intervista al ‘The Telegraph‘ in cui ha parlato di vari temi, anche di quello che avrebbe fatto se non fosse diventato un calciatore.

Chiesa ha infatti studiato alla Scuola Internazionale di Firenze.

Pensavano che un giorno sarei potuto diventare un calciatore, ma credevano anche che avrei potuto fare qualcos’altro. Mia mamma mi ha sempre detto che ‘se hai buoni voti a scuola avrai buone prestazioni nel calcio e se hai buone prestazioni nel calcio allora avrai buoni voti a scuola’. Sono complementari. Nel mondo moderno l’istruzione è fondamentale. Ti aiuta a superare la pressione dei media nel mio caso, ad esempio, dato che sono un calciatore. Sono in grado di razionalizzare le cose. Riesco a tenere la testa dritta e concentrata sulle questioni reali. L’istruzione aiuta a darti questo. Ad esempio sono su Instagram ma non lo uso. A volte lo controllo ma non ce l’ho sul telefono. Non rappresenta la realtà“.

Il bianconero ha infatti confidato la sua passione per le stelle e per lo spazio: “È sempre stato così. Penso che sia tutta una questione di mistero. Sì, sappiamo molto ma non conosciamo l’intera storia e quindi c’è un punto in cui siamo lì ma non ci siamo e dobbiamo scoprire molto di più. È quel mistero che mi affascina. Cosa c’è oltre il limite dell’universo? Mi fa pensare molto”.

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Nel corso dell’intervista ha anche svelato di aver pensato di farla finita con il calcio quando era in forza alla Fiorentina, dove è cresciuto e dove giocava papà Enrico.

Ci sono state molte volte in cui non giocavo nelle giovanili quindi ho pensato ‘smettiamola e proviamo qualcos’altro’. Ma con l’aiuto della mia famiglia mi hanno spinto ad allenarmi più duramente e a far crescere il mio corpo. Quando avevo 14 anni non avevo la fisicità dei miei compagni di squadra quindi non giocavo. La mia famiglia mi ha aiutato e invogliato a trovare un’altra opzione e quella era la scuola. Hanno detto ‘guarda, non stai giocando ma dai il massimo in allenamento e arriverà il tuo momento’ ed è quello che ho fatto. È stata la decisione migliore che potessi mai prendere. E a 15 anni ho iniziato a crescere.

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