Filippo Turetta è sorvegliato a vista nel carcere di Verona

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Filippo Turetta è sorvegliato a vista nel carcere di Verona. La direttrice: “una cautela prevista per i tutti i nuovi giunti”

Dopo la consegna a Francoforte sul Reno alle autorità italiane, a Filippo Turetta sono state tolte le manette a mani e piedi, il pericolo di fuga era evidentemente scongiurato. Poi il volo di Stato, scortato dagli agenti e all’atterraggio all’aeroporto Marco Polo di Venezia gli è stato spiegato cosa lo attendeva.

Prima la notifica dell’ordine di custodia in carcere per omicidio e sequestro di persona, poi il fotosegnalamento e il prelievo del Dna. Una serie di azioni di burocrazia giudiziaria. Da Turetta nessuna particolare reazione.

Poi il viaggio verso il penitenziario di Verona, fuori dal quale qualche curioso gli dice “maiale”. Con lui c’è il suo legale, l’avvocato Giovanni Caruso che di Turetta dice: «È molto, molto provato, disorientato, anche se con lui sono riuscito ad avere un’interlocuzione accettabile». Poi aggiunge alcune informazioni, come di averlo visto per poco tempo: “Nella giornata di lunedì conto di avere accesso agli atti del fascicolo processuale, in modo da poter estrarne copia e predisporre le valutazioni al fine della difesa tecnica”.

Riguardo alle procedure in carcere, ha detto che il suo assistito “è stato sottoposto a visita medica, a prelievi ematologici, a un’indagine di carattere psichiatrico per escludere eventuali rischi di tipo autolesionistico; quindi le condizioni del ragazzo sono accettabili“. I tempi per un colloquio “non ci sono stati, non è questo il momento in cui mi potrei esprimere. Tenete conto che l’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in mattinata quindi ancora non aveva avuto modo di leggerla; lo farà, lo farò anch’io evidentemente”.

Il pericolo di azioni contro sè stesso sarebbe confermato da una prima visita psicologica in carcere e per questo motivo, fino all’interrogatorio di garanzia, previsto per martedì 28 novembre, davanti al gip Benedetta Vitolo, resterà sorvegliato a vista. Ha detto la direttrice del carcere, Francesca Gioieni, che si tratta di una misura di cautela prevista per la prevenzione dei suicidi di tutti i «nuovi giunti» con rischi per la loro incolumità.

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L’avvocato Emanuele Compagno, difensore d’ufficio, ha rinunciato nel pomeriggio al mandato di difensore di Filippo Turetta: “Considero concluso con l’arrivo in Italia di Turetta il mio lavoro di difensore d’ufficio – ha proseguito il legale – anche se lui stesso mi aveva nominato quale difensore di fiducia. Adesso il processo andrà avanti. Fin dall’inizio avevo detto ai familiari che sarebbe servito un legale di fiducia, e ho depositato la rinuncia nel pomeriggio di oggi”.

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