Un anno dalla scomparsa di Kata, 4 le piste seguite

Scomparsa di Kata, le telecamere registrano un grido. Era lei

Un anno dalla scomparsa di Kata, 4 le piste seguite dal momento della sua sparizione a Firenze dall’ex albergo Astor

Un anno è trascorso dalla scomparsa di Kata, la bambina di 5 anni di origine peruviana che si è volatilizzata nel nulla il 10 giugno 2023 dall’ex Hotel Astor di Firenze, all’epoca occupato abusivamente da diverse famiglie. La Procura di Firenze, non ancora rassegnata, continua le indagini seguendo quattro piste investigative:

1. Traffico di droga: Una delle ipotesi più battute è che la scomparsa di Kata sia legata al mondo dello spaccio. L’ex Hotel Astor era infatti noto come luogo di spaccio e consumo di stupefacenti, e si ipotizza che la bambina sia stata rapita per essere sfruttata nel narcotraffico.

2. Racket delle stanze: L’occupazione abusiva dell’ex Hotel Astor era gestita da alcune persone che sfruttavano gli occupanti per ricavare denaro. Si indaga sulla possibilità che Kata sia stata vittima di questo racket, rapita per estorcere denaro alla sua famiglia.

3. Scambio di persona: Non si esclude che la bambina sia stata scambiata per qualcun altro, magari per venderla a scopo di adozione illegale. Un’ipotesi che, seppur macabra, viene presa in considerazione dagli inquirenti.

4. Abusi sessuali: Non si escludono nemmeno possibili abusi sessuali come movente del rapimento. L’ex Hotel Astor era un luogo degradato e insicuro, e la bambina potrebbe essere stata vittima di violenze.

“Crediamo che la scomparsa di Kata sia il frutto dell’attuazione di un piano ben organizzato e non di un’attività estemporanea”, a dirlo è stato il procuratore Filippo Spiezia in una conferenza stampa a un anno dalla sparizione della bambina peruviana dall’ex hotel Astor, a Firenze. “Stiamo proseguendo su più piste – ha proseguito Spiezia, sottolineando la complessità delle indagini – la differenza rispetto alla fase iniziale è che il nostro lavoro è più selettivo rispetto alle ipotesi prese in considerazione”. In particolare,  ha sottolineato che “le piste sono il traffico di droga, il racket delle stanze all’ex hotel Astor, lo scambio di persona, i possibili abusi a sfondo sessuale“.

“La complessità delle indagini- ha proseguito- è legata anche al contesto molto particolare in cui si sono sviluppati i fatti, si tratta di comunità di soggetti peruviani e di soggetti di ‘area rumena’ che si sono caratterizzate per atteggiamenti anche non collaborativi. Ci siamo mossi anche in un quadro un po’ omertoso, che ha contribuito a rendere le nostre indagini molto complesse”. I sequestratori avrebbero sfruttato un buco nelle telecamere di sicurezza: “Abbiamo la conferma che la rete di videocamere che circonda l’hotel Astor effettivamente aveva un buco – ha evidenziato Spiezia – un’area non coperta dall’osservazione. Abbiamo ragione di ritenere che quello spazio è stato sfruttato da coloro che hanno organizzato la scomparsa della bambina. Questo è uno degli elementi che ci inducono a credere che si è trattato di un piano ben predisposto”.

Il procuratore ha però anche mostrato un certo ottimismo: “Abbiamo prospettive di sviluppi a breve, questo dipenderà anche dall’esito delle ulteriori attività che sono state delegate. Abbiamo incontrato di recente tutti gli investigatori, con loro ci siamo dati un appuntamento in estate, per la fine di luglio, per fare un ulteriore punto sulla situazione e procedere a un primo consuntivo degli elementi raccolti”.

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Le ricerche di Kata si sono estese a tutto il territorio nazionale e internazionale, ma finora senza esito. Nonostante le numerose battute e l’impiego di diverse unità specializzate, la bambina sembra essere svanita nel nulla.

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