Sanremo, Elena Cecchettin sul monologo sull’amore: “non si poteva fare meglio?”

Sanremo, Elena Cecchettin sul monologo sull'amore non si poteva fare meglio

Sanremo, Elena Cecchettin sul monologo sull’amore presentato dagli attori di Mare Fuori: “non si poteva fare meglio?”

Non si placano le polemiche intorno al monologo presentato sul palco dell’Ariston dagli attori di Mare fuori e scritto da Matteo Bussola sull’amore. L’intervento era stato introdotto da Amadeus in riferimento alla tematica del femminicidio, ma non è stato accolto bene dal pubblico, che lo ha definito banale e vuoto di contenuti.

Sulla questione è intervenuta anche Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, vittima di femminicidio. Nelle storie di Instagram, Elena Cecchettin ha ripreso i contenuti postati da Carlotta Vagnoli e in particolare un passaggio del suo commento in cui dice: “Le frasi ascoltate ieri (di mercoledì, ndr) su quel palco sono roba da baci perugina. E soprattutto: sono frasi sull’amore. Ma l’amore non ha nulla a che vedere con la violenza maschile contro le donne”.

 

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Elena Cecchettin ha commentato: “Di un siparietto intriso di pinkwashing le vittime di femminicidio e 13 sopravvissut∋ se ne fanno poco. Sul serio non si poteva fare meglio?”

Il testo di Matteo Bussola partiva dalle parole: “Ascolta, accogli, accetta, impara, verità, accanto, no, insieme”.

«Ascolta, è la prima parola. Una donna che ti parla, si fida di te. Non trattarla mai con sufficienza o con fastidio neanche quando ti sembra che si stia lamentando di qualcosa, perché c’è differenza tra lamentarsi di te e lamentarsi con te».

«Accogli è la seconda parola. Nessuno si merita la violenza di dover aderire ad aspettative altrui, di essere considerato troppo o troppo poco, non ancora o non più. Facciamo invece sempre sentire chi amiamo accolto, esattamente per quello che è, perché tutti noi abbiamo il diritto non a sentirci amati nonostante, ma ad essere amati proprio perché».

«Accetta è la terza. Non sempre l’amore dura e dopo un percorso condiviso può succedere di dover spezzare un cuore, pur di non spezzare noi stessi, perché siamo al mondo per fiorire, non per appassire all’ombra di rapporti in cui non ci riconosciamo più. Ecco perché amare a volte può voler dire accettare che le persone siano felici anche senza di te».

«Impara è la quarta. L’amore è un lavoro e impararlo è forse la cosa più importante per la quale siamo qui. Ci riusciremo solo con un’applicazione quotidiana, tu insegni le tue parole e lei insegna le tue, fino a quando non inventerete le vostre».

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«Verità è la quinta. Abbandoniamo gli stereotipi del vero uomo e della vera donna, per ambire a essere uomini veri e donne vere. Gli uomini veri e le donne vere vivono e amano nel mondo, accolgono le proprie diversità e quelle degli altri come risorse, sapendo che sono proprio quelle a renderli liberi».

«Accanto è la sesta. Una coppia non si fonda sull’attribuire ruoli ma sul condividerli, non sul tracciare confini ma sullo starsi accanto. A volte perfino sull’attendersi, accettando anche momenti di silenzio in cui ti pare non stia succedendo niente. Ma quell’attesa è solo ciò che prepara il tuo meglio e quel silenzio è solo ciò che testimonia il tuo amore».

«No è la settima. È una parola dura ma che dobbiamo riuscire a pronunciare, e che gli altri devono essere pronti a ricevere. No è la parola che stabilisce il perimetro della nostra volontà, e rende chiaro che l’amore non deve c’entrare mai con il possesso. Per questo a volte no è la più alta dichiarazione d’amore che si possa fare». I

«Insieme è l’ottava. Una parola che può sembrare fuori moda soprattutto oggi in cui uomini e donne si vivono come avversari. Per questo che questa parola è la più preziosa, quella su cui investire per il futuro. Ciò che conta è che ricominciamo a guardare gli uni negli occhi degli altri. Quello che sceglieremo di vedere dipenderà solo da noi».

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