Polemiche per le frasi di Michele Guardì, interviene la Rai

Guardì

Si chiede un provvedimento

A Le Iene è finito nell’occhio del ciclone Michele Guardì, autore e regista del programma Rai, de «I Fatti vostri».

I suoi fuorionda erano colmi di insulti a tutti, da collaboratori, fino ad artisti e figuranti. Guardì ha però negato e ha giocato la carte dell’ironia e delle situazioni concitate.

La Rai è intervenuta facendo sapere di aver aperto un un audit interno e varie procedure aziendali previste: «la decisione è giunta dopo la messa in onda, martedì 28 novembre, su Italia 1, di un servizio contenente alcuni fuori onda del regista e sue dichiarazioni»

La consigliera di amministrazione Rai, Francesca Bria aveva scritto alla Rai, chiedendo che «vengano avviati gli accertamenti di competenza e, all’esito, adottate tutte le sanzioni previste a tutela anche dell’immagine aziendale».

Lo stesso chiedeva la presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia che richiede all’azienda di «prendere posizione, per le frasi irriguardose, in qualunque momento siano state pronunciate, incompatibili con il servizio pubblico».

Guardì ha cercato di difendersi scrivendo una lettera a Dagospia.

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«Quanto ha fatto emergere il programma Le Iene, nella trasmissione di martedì scorso, a proposito di un mio collaboratore impropriamente definito autista devo precisare che si tratta di un assistente che lavora con me con regolare contratto dal 2010 anno in cui ho messo in scena il musical sui Promessi Sposi.

Successivamente, dato il rapporto di fiducia, gli ho chiesto di collaborare con me anche alla realizzazione di rubriche tv, che seguivo io personalmente per il programma I Fatti Vostri.

Si è reso perciò necessario anche un altro contratto di consulente e non di dipendente proprio per I Fatti Vostri, contratto che gli ha consentito e gli consente di lavorare dentro una redazione Rai. Si tratta dunque di duecontratti distinti, uno dei quali a mio totale carico.

Le attività che svolge come mio collaboratore privato sono dunque da me e solo da me personalmente retribuite con regolare contratto».

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