Il caso Nada Cella: un giallo che resta ancora irrisolto

Il caso Nada Cella un giallo che resta ancora irrisolto

Il caso Nada Cella: 27 anni dopo il delitto, la famiglia di Nada Cella ancora cerca giustizia.

Il 6 maggio 1996, Nada Cella, una giovane segretaria di 24 anni, viene trovata senza vita nello studio commercialista dove lavorava a Chiavari, in provincia di Genova. Il suo corpo presentava diverse ferite da arma da taglio e la sua morte venne subito classificata come omicidio. Le indagini iniziali si concentrano sul datore di lavoro di Nada, Marco Soracco, e successivamente su Annalucia Cecere, che avrebbe dovuto prendere il posto della vittima nello studio. Entrambi vengono accusati di omicidio e rinviati a giudizio, ma poi assolti in primo grado e in appello.

Nel 2021, la criminologa Antonella Delfino Pesce decide di riaprire il caso. Vengono effettuati nuovi accertamenti scientifici sui reperti e riascoltati alcuni testimoni che vedono nuovamente coinvolta Annalucia Cecere. Nell’ottobre 2023, la Procura di Genova chiede il rinvio a giudizio per la donna, accusata di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà. Secondo l’accusa, la Cecere avrebbe ucciso Nada Cella per gelosia, per prendere il suo posto di lavoro e nella vita del commercialista Soracco. L’udienza preliminare si è tenuta il 1° marzo 2024, ma Cecere viene prosciolta dalla GUP Angela Maria Nutini per mancanza di elementi sufficienti per una ragionevole ipotesi di condanna, condizione necessaria per la riapertura del processo. Cadute anche le accuse nei confronti di Soracco e della madre.

Nessuno dei familiari di Nada cella ha rilasciato dichiarazioni, a parlare per loro è stata l’avvocata Sabrina Franzone: «Siamo dispiaciuti sarebbe stato giusto celebrare un processo per approfondire gli elementi raccolti ma il giudice ha deciso diversamente Ora aspettiamo le motivazioni, poi è probabile che la procura ricorrerà in appello. Per la famiglia non cambia molto perché per loro le cose sono andate come sono state ricostruite dal pm e dalla squadra mobile».

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L’avvocato di Marco Soracco, Andrea Vernazza ha commentato: «Auspicavo questa decisione dopo la riforma Cartabia il gip per rinviare a giudizio deve andare oltre il ragionevole dubbio, siamo contenti per Soracco e per la sua anziana mamma, l’impressione è che l’accusa fosse andata dietro a chiacchiere di paese».

Soddisfazione è stata espressa anche dagli avvocati di Annalucia Cecere, Giovanni Roffo e Susanna Martini: «Una decisione che ci aspettavamo perché gli indizi sono molto labili, per noi i punti deboli dell’indagine erano gli indizi non gravi, non precisi e non concordanti. Carte alla mano abbiamo cercato di fare capire la logicità della linea difensiva e, al contrario, le profonde incongruenze della linea dell’accusa».

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