Gianluca Grignani: il Joker italiano con destinazione libertà

Gianluca Grignani il Joker italiano con destinazione libertà

Girotondo di un’artista rock dall’animo inquieto

A guardarlo adesso, con il fascino del “bello e dannato”, ricorda l’irresistibile Jack Sparrow, il corsaro della saga Pirati dei Caraibi e del gitano Roux del film Chocolat entrambi interpretati da Johnny Depp.

Nel 1994 il produttore e apprezzato chitarrista Massimo Luce decise di presentarlo a Sanremo Giovani con il singolo La mia storia tra le dita. Il lancio gli valse la qualifica all’edizione del Festival di Sanremo del 1995. Grignani comincia da lì la sua strada verso la notorietà: è il ragazzo figo, introverso, che tutti vorrebbero frequentare e ascoltare mentre canta e suona la chitarra, magari in spiaggia attorno ad un falò. Il suo sound pop rock diretto, sincero e struggente al punto giusto, arriva veloce su chiunque.

Lo sguardo di Gianluca è malinconico, semicoperto dalla liscia chioma lunga che lascia scorgere le labbra sensuali che sorridono poco: racconta di un ragazzo nato nel ’72 a Precotto, periferia nord di Milano e cresciuto in Brianza, con qualche problema familiare, ma che vuole imparare a suonare bene sognando Elvis Presley.

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Il successo e la vita da rockstar sembrano essere troppo per un’anima complessa come la sua: confessa in un’intervista a Rolling Stone del 2022 (https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/i-50-anni-di-gianluca-grignani-sono-luomo-che-volevo-essere-da-bambino/630568/) che all’inizio della carriera faceva fatica a salire sul palco, non si sentiva a suo agio perché in realtà avrebbe voluto semplicemente suonare la sua chitarra, cantare i suoi pensieri e magari condividerli con gli altri. Rifiuta la popolarità, è infastidito dall’idea di essere considerato una macchina per fare soldi.

Fonte immagine: Screenshot da video – https://www.youtube.com/watch?v=ALkIiZ60kvg

Dopo il successo di Destinazione Paradiso sparisce dalla scena musicale, ma torna nel 1996 con La fabbrica di plastica, ancora prodotto da Massimo Luce con la collaborazione di Greg Walsh. Questo il tema trattato da Gianluca:

Ho provato ad essere come tu mi vuoi, tanto che sai in fondo cambierei, ma son fatto troppo, troppo a modo mio, prova ad esser tu quel che non sei!

Io vengo dalla fabbrica di plastica, dove mi hanno ben confezionato, ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato.

L’album non è il solito prodotto pop, si accosta al rock alternativo; le critiche sono dure e contrastanti forse perché è troppo avanti per il gusto musicale italiano di quei tempi. L’artista ritorna sul palco sanremese nel 1999 con Il giorno perfetto – tredicesimo posto, nel 2002 con Lacrime dalla luna – dodicesimo posto, nel 2006 con Liberi di sognare – non finalista, nel 2008 con  Cammina nel sole – ottavo posto, nel 2015 con Sogni infranti – ottavo posto. Adesso l’atteso ritorno.

Non fare accordi con i ricordi quando ti manca il fiato

Non è solo l’epilogo del brano che Gianluca Grignani presenterà alla prossima edizione del Festival di Sanremo. È molto di più. Sono parole che scavano in profondità nel dolore di rapporti indispensabili – come quello fra padre e figlio – consumati nella solitudine dei tanti perché rimasti senza risposta.

Rancore rappreso che si scioglie davanti ad un’eventuale e definitiva separazione, che rende inutile ogni recriminazione. Un padre che non ha saputo fare il padre, che sente la necessità di essere perdonato e ottiene compassione proprio da quel figlio, che tanto ha pagato per la sua assenza, ma che ha superato il desiderio di riscatto da quell’amore negato. Nobile e commovente. Frutto di una sensibilità che sa oltrepassare gli schemi e ama senza desiderio di vendetta.

Tutto l’affetto che non ha ricevuto Gianluca lo ha moltiplicato. Come racconta nell’intervista a Verissimo del 2021:

Fonte immagine: Screenshot da video – https://video.virgilio.it/guarda-video/gianluca-grignani-lintervista-integrale_ms1292425

“sono un padre permissivo e molto fiero dei miei figli”, dice, inquieto e ansioso perché consapevole della difficoltà di essere genitore. Lui non vuole sbagliare, non si risparmia, è presente, dichiara apertamente che “vuole fare il padre e il musicista”. Colto dalla commozione, non riesce più a parlare. Forse pensa a tutte le volte che avrebbe avuto lui il bisogno di essere difeso e ascoltato ma non si è trovato nessuno accanto. Costretto a vivere costantemente un “fastidio amaro” dopo un tentativo di violenza subito da bambino, lasciato libero di soffrire, ha però imparato l’importanza di volersi bene.

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