Femminicidio di Sofia Stefani, emersi nuovi dettagli

Ex vigilessa uccisa da un colpo di pistola alla testa dal collega. La dinamica

Femminicidio di Sofia Stefani, emersi nuovi dettagli. Fondamentale l’esito della perizia balistica per ricostruire la dinamica dei fatti

Secondo quanto riportato da La Repubblica, per la Procura quello di Sofia Stefani è un caso di «omicidio volontario», avvenuto probabilmente «al culmine dell’esasperazione». Nei giorni scorsi, infatti, sono stati pubblicati alcuni messaggi che Gualandi, il presunto assassino, avrebbe inviato alla vittima, nei quali emergerebbe proprio lo stato di pressione in cui l’ex comandante dei vigili si trovava: “Non vivo più, non dormo più, non mangio più”, ma anche: “Sono esausto, me ne vado via senza dire niente a nessuno, non reggo più“. Infine: “Non ho energia, non sopporto più questa pressione“. I messaggi sarebbero stati inviati alcuni giorni prima della tragedia.

Secondo la difesa, si è trattato di un tragico incidente: «La pistola era scarrellata sulla mia scrivania — ha detto Gualandi nell’interrogatorio al gip —, quando lei è entrata ho messo una mano sopra la pistola, ma lei ha cercato di afferrarla, nella colluttazione si deve essere riarmata ed è partito un colpo». «Volevo pulirla in vista di un’esercitazione al poligono di tiro», avrebbe detto Gualandi. Una versione che non ha convinto il giudice ma che «va comunque verificata con successivi accertamenti».

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Inoltre, è emersa la testimonianza di alcuni colleghi di Gualandi, i quali avrebbero dichiarato “di non aver mai visto l’uomo portare in ufficio la sua pistola se non in casi davvero rari: l’uomo non era solito portare l’arma da fuoco in giro, per strada, soprattutto nell’ufficio della Municipale”.

Non essendoci testimoni oculari, solo un collega è accorso dopo lo sparo ma in quel momento si trovava fuori l’ufficio, gli esiti della perizia balistica saranno determinanti per ricostruire la dinamica e accertare le eventuali responsabilità.

 

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