Checco Zalone: “Quella volta che ho invitato la Meloni a pranzo”

Il comico ha parlato in una lunga intervista

Checco Zalone si racconta. Ad Aldo Cazzullo, sulle pagine di Corriere della Sera il comico ha parlato a tutto a tondo.

“Si può dire tutto; anche troppo. Si dà voce a chi non lo merita. Ognuno è libero di sparare le sue nullate, di ferire, di offendere, senza conseguenze. Il male del secolo è il narcisismo. E il nostro specchio di Narciso è il telefonino. Sto cominciando a pensare a un film, e il tema sarà questo: il narcisismo di massa”.

L’attore pugliese è impernato per ora con lo spettacolo teatrale Amore + Iva.

Tra i temi toccati anche quello politico, con il primo voto espresso a favore di Berlusconi.

“Berlusconi secco. Perse. Poi non mi ricordo: ho rimosso. Di sicuro ho votato Renzi, e ha perso pure lui. L’ultima volta ho votato Pd, e ha straperso”.

Poi parla di un incontro con la Meloni.

“Un’estate ero in vacanza in Puglia con gli amici delle mie figlie, tutti fascistoni. Quindi tutti fan suoi. Anche lei era in vacanza lì vicino. E mi mandò un Whatsapp chiedendo di incontrarmi. Non volevo deludere i miei amici. Pensai a un caffè in gran segreto, ma loro si ribellarono: ‘La devi invitare a pranzo a Giorgia’. Così le ho mandato questo messaggio Whatsapp: ‘Abbiamo affittato un villino anni 80 (condonato). Ci sono panzerotti, riso patate e cozze, parmigiana, latticini. Hai allergie o intolleranze oltre quelle che conosciamo?”.

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Poi però l’incontro non ha mai avuto luogo “Non ci siamo più visti né sentiti. Mi ha mandato un messaggino per chiedermi come andava lo spettacolo, e io le ho risposto. Tutto qui”.

Poi tra i temi toccati quelli dell’insonnia.

“Per l’ansia. Di deludere, di fallire. Così mi aiuto con le pillole. Ansioso come me c’è solo Fiorello, Amadeus invece è così calmo… Durante la lavorazione di “Tolo Tolo” ho provato pure lo Xanax. Una volta all’Arena di Verona, mentre aspettavo di salire in scena per promuovere “Sole a catinelle”, stavo piangendo per la tensione. Arriva Gianni Morandi, che conduceva la serata, mi accarezza, mi tranquillizza: “Che vuoi che sia?”. Un grandissimo. Del resto se arrivi a 75 anni, dopo 70 anni di carriera, vuol dire che hai qualcosa dentro. E la gente lo sente”. 

 

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