Non solo la guerra in Ucraina: ecco la top 5 dei conflitti nel mondo

I peggiori conflitti bellici nel mondo, ecco la top 5

I peggiori conflitti bellici nel mondo, ecco la top 5 a partire dal recente scontro tra Russia e Ucraina fino a quelli degli stati africani

Attualmente nel mondo sono circa 60 le guerre in corso. Alcuni conflitti sono localizzati nei paesi dell’Africa e dell’Europa Orientale, ma non solo. Alcuni di questi sono particolarmente cruenti. Volendo fare una lista delle cinque guerre che, fino ad oggi, sono state considerate tra le più cruente non possiamo che non citare la guerra in Ucraina, che per evidenti motivi geografici e politico-economici ci tocca molto da vicino Molti altri sono i conflitti in corso, vediamo quali sono quelli considerati più cruenti.

1. Guerra in Ucraina

L’attuale conflitto fra Russia e Ucraina ha avuto inizio a dicembre quando Mosca ammassa truppe al confine con l’Ucraina. Successivamente, il 24 febbraio 2022, le truppe russe invadono il territorio ucraino, segnando così una brusca escalation del conflitto russo-ucraino in corso dal 2014. Secondo stime di Save The Children, “dal febbraio 2022 in Ucraina, è stato ucciso almeno 1 bambino al giorno. Nel primo anno di guerra su vasta scala, 404 bambini sono stati uccisi da bombardamenti, missili e attacchi di droni e altri 850 sono rimasti feriti. La maggior parte delle vittime si è verificata nelle regioni di Kharkiv e Donetsk, dove i combattimenti sono in corso dallo scorso febbraio”.

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2. Guerra in Siria

Iniziata nel 2011, la guerra civile in Siria ha causato la morte di migliaia di persone e ha provocato un’enorme crisi umanitaria. Le violenze sono state perpetrate da diverse fazioni, comprese le forze governative, i ribelli, i gruppi estremisti e le forze internazionali coinvolte. Prima dello scoppio della guerra, la Siria era governata da un regime autoritario guidato dal presidente Bashar al-Assad e dal suo partito Baath. Il governo era caratterizzato da una mancanza di democrazia, diritti civili limitati e una repressione sistematica delle opposizioni politiche. Nel marzo 2011, in seguito all’onda delle rivolte della Primavera Araba in Tunisia ed Egitto, i siriani hanno iniziato a organizzare proteste pacifiche per chiedere riforme politiche, libertà di espressione e maggiori diritti civili. Tuttavia, il governo siriano ha risposto con una violenta repressione delle proteste, che ha innescato una spirale di violenza. A causa della brutale risposta governativa alle proteste, alcuni manifestanti si sono organizzati in gruppi armati per difendersi e combattere contro le forze di sicurezza. Nel corso del tempo, il conflitto si è radicalizzato, con l’ingresso di gruppi ribelli e jihadisti, tra cui l’ISIS e al-Qaida, che hanno sfruttato il caos per ottenere potere e influenza. La guerra in Siria ha attirato l’interesse e l’intervento di attori regionali e internazionali. Sono emersi vari attori, tra cui la Russia e l’Iran che hanno sostenuto il governo di Assad, mentre paesi come Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno sostenuto l’opposizione armata. Questo ha alimentato il conflitto e ha portato a una militarizzazione su vasta scala. La Siria è una società diversificata dal punto di vista etnico e religioso. Durante il conflitto, le divisioni etniche e confessionali sono diventate sempre più accentuate. La guerra ha visto combattimenti tra gruppi etnici e confessionali diversi, con violenze e pulizie etniche in diverse regioni del paese. Da allora, la guerra in Siria è diventata complessa e ha coinvolto numerosi attori, sia interni che esterni, con conseguenze umanitarie devastanti, tra cui un elevato numero di morti, sfollati e una crisi umanitaria di vasta portata. Questa è solo una panoramica generale delle origini della guerra in Siria del 2011, e ci sono molti altri fattori e dinamiche che hanno contribuito al conflitto complesso che continua tuttora. Secondo Save The Children: “Il conflitto ha causato centinaia di migliaia di morti, sfollamenti di massa e distruzione di infrastrutture civili. 350.209 persone sono state uccise nel conflitto in Siria tra marzo 2011 e marzo 2021. Quasi una persona su 13 era un bambino. La forte recessione dell’economia siriana, la svalutazione, l’aumento dei prezzi, il tasso di disoccupazione elevato hanno portato ad un grande aumento dell’insicurezza alimentare, che colpisce almeno il 60% della popolazione”.

3. Guerra in Yemen

Iniziata nel 2015, la guerra civile in Yemen ha causato una grave crisi umanitaria. Lo scontro tra le forze governative sostenute dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e i ribelli Houthi ha causato un numero significativo di vittime civili e ha portato il paese sull’orlo della carestia. Instabilità politica: L’instabilità politica in Yemen era già presente prima del 2015. Nel 2011, durante la Primavera Araba, le proteste di massa hanno portato alle dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, che aveva governato il paese per decenni. Tuttavia, la transizione verso un governo stabile è stata complessa, e le tensioni politiche sono rimaste elevate. Dopo le dimissioni di Saleh, un governo di transizione è stato istituito con Abed Rabbo Mansour Hadi come presidente. Tuttavia, il nuovo governo ha faticato a risolvere le sfide economiche, sociali e politiche del paese e a unificare le diverse fazioni yemenite. Nel corso degli anni, i ribelli Houthi, un gruppo etnico-religioso appartenente allo Zaydismo, un ramo dello sciismo, hanno cercato di ottenere maggiori diritti politici e una maggiore rappresentanza nel governo yemenita. Nel 2014, i ribelli Houthi hanno preso il controllo della capitale, Sana’a, costringendo il presidente Hadi a fuggire. Nel 2015, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, con il sostegno di altri paesi regionali e internazionali, ha avviato un’operazione militare in Yemen per sostenere il governo di Hadi e respingere i ribelli Houthi. La coalizione saudita ha affermato che il suo obiettivo era quello di ripristinare il legittimo governo yemenita. La guerra ha provocato una grave crisi umanitaria in Yemen, con milioni di persone che hanno subito gravi privazioni, tra cui carestia, malattie e mancanza di accesso ai servizi di base come l’acqua potabile e l’assistenza sanitaria.

4. Guerra nel Congo (Seconda guerra del Congo)

Iniziata nel 1998, la guerra nel Congo è stata uno dei conflitti più mortali del XXI secolo. Coinvolgendo numerose fazioni, tra cui l’esercito congolese, gruppi ribelli e forze straniere, ha portato a milioni di morti, principalmente a causa delle conseguenze indirette come malattie e carestia. La guerra nel Congo, anche conosciuta come la Seconda guerra del Congo, è stata un conflitto complesso e brutale che ha avuto inizio nel 1998 e si è esteso per diversi anni. Le origini della guerra possono essere attribuite a una combinazione di fattori politici, etnici, economici e regionali. Il contesto politico del Congo era caratterizzato da instabilità e tensioni già prima dell’inizio del conflitto. Dopo l’indipendenza dalla Belgio nel 1960, il paese ha affrontato sfide nella creazione di un governo stabile e democratico. Nel corso degli anni, ci sono state varie ribellioni, colpi di stato e conflitti armati. Questo Stato è ricco di risorse naturali preziose, tra cui diamanti, oro, rame, cobalto e minerali utilizzati nella produzione di dispositivi elettronici. Lo sfruttamento e il controllo delle risorse naturali sono diventati un fattore chiave nel conflitto, poiché diversi attori cercavano di ottenere profitti e benefici dalle ricchezze del paese. Inoltre, le tensioni etniche e le divisioni regionali hanno svolto un ruolo significativo nel conflitto. Il Congo è un paese diversificato etnicamente, e le rivalità e le animosità tra gruppi etnici sono state sfruttate da vari attori per scopi politici e di potere. Inoltre, il conflitto ha coinvolto anche attori regionali che hanno sostenuto gruppi ribelli per difendere i propri interessi o influenze nella regione. Nella guerra risultano poi coinvolti diversi attori esterni, tra cui paesi confinanti come il Ruanda e l’Uganda. Questi paesi hanno sostenuto gruppi di ribelli congolese per proteggere i propri interessi strategici e ottenere accesso alle risorse del Paese. L’interferenza e l’intervento degli attori esterni hanno alimentato il conflitto e contribuito alla sua complessità. La guerra nel Congo è stata anche influenzata dai conflitti precedenti nella regione. Ad esempio, il genocidio del Ruanda nel 1994 ha provocato un’ondata di rifugiati ruandesi nel Congo, creando tensioni etniche e insicurezza nella regione. Questi sono solo alcuni dei fattori principali che hanno contribuito all’inizio e all’escalation della guerra. È importante sottolineare che il conflitto è estremamente complesso, con numerosi gruppi ribelli, interessi divergenti e violenze diffuse, che hanno causato un’enorme devastazione umana e sociale nel paese. Ufficialmente, il conflitto è terminato con l’istituzione del Governo di transizione della Repubblica Democratica del Congo nel 2003, ma di fatto gli scontri sono sempre in corso.

5. Guerra in Sudan del Sud

La situazione del Sudan è complessa e ha subito diversi conflitti nel corso degli anni. Ecco una panoramica generale della guerra in Sudan, concentrandosi principalmente sulla guerra civile sudanese, anche nota come conflitto del Darfur. Il conflitto del Darfur è una guerra civile che ha avuto inizio nel 2003 nella regione occidentale del Sudan, chiamata Darfur. Il conflitto ha coinvolto principalmente il governo sudanese e gruppi ribelli, compresi il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (Justice and Equality Movement, JEM) e l’Esercito di Liberazione del Sudan (Sudan Liberation Army, SLA). Il conflitto nel Darfur ha radici in tensioni storiche ed economiche tra gruppi etnici e sfide nella distribuzione delle risorse. Le comunità agricole, in particolare i Fur, i Massalit e i Zaghawa, hanno lamentato la marginalizzazione e la discriminazione da parte del governo centrale dominato dall’etnia araba. Le tensioni per la terra, l’acqua e il potere politico hanno portato alla ribellione e alla risposta violenta del governo. Il governo sudanese ha risposto alla ribellione nel Darfur con una brutalità estrema. Le forze governative, comprese le milizie arabe janjawid, sono state accusate di commettere gravi violazioni dei diritti umani, tra cui omicidi di massa, stupri, pulizie etniche e altre forme di atrocità. Queste azioni hanno provocato una crisi umanitaria di vasta portata, con milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case e affrontare violenze e privazioni. Il conflitto nel Darfur ha attirato l’attenzione internazionale e suscitato una risposta da parte della comunità internazionale. Le Nazioni Unite e l’Unione Africana hanno inviato una missione congiunta di peacekeeping (UNAMID) per proteggere i civili e facilitare la risoluzione del conflitto. Inoltre, il conflitto ha portato all’apertura di indagini internazionali per i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi nel Darfur. Nel corso degli anni, sono stati fatti diversi tentativi per raggiungere una pace duratura. Nel 2006, è stato raggiunto un accordo di pace di base tra il governo sudanese e alcuni gruppi ribelli, ma il conflitto è proseguito con la presenza di gruppi ribelli non inclusi nell’accordo. Gli sforzi per una soluzione pacifica nel Darfur e in altre regioni del Sudan continuano, ma rimane una sfida complessa da affrontare. È importante notare che oltre al conflitto nel Darfur, il Sudan ha affrontato altri conflitti interni nel corso degli anni, tra cui la guerra civile nella regione del Nilo Azzurro e la separazione del Sudan del Sud nel 2011. La situazione attuale del Sudan è in evoluzione, e gli sforzi di pace e per una ricostruzione del paese sono ancora in corso.

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