L’ammissione di Ronaldo, il fenomeno: “Sì faccio terapia”

L’ex calciatore ha preso parte alla presentazione del film Dazn a lui dedicato

Si chiama “Il Fenomeno” ed è il film Danz dedicato a Ronaldo e presentato nel weekend a Madrid.

L’ex calciatore racconta il periodo complesso vissuto dopo il doppio infortunio al ginocchio nel 1998 e nel 2002.

Il brasiliano ha detto: “Con tutto l’ottimismo del mondo e con tutto l’amore che ho per il calcio ci sono stati momenti in cui non sapevo dov’ero e dove andavo. Non capivo perché mi succedevano tante cose negative. Perché succedevano a me, che sono una brava persona, che sono onesto, simpatico, almeno ogni tanto, che sorrido sempre. Una persona alla quale tutti vogliono bene. Non lo capivo. Però poi alla fine alle persone oneste che si comportano bene e lavorano duro Dio riserva momenti spettacolari. Uffff, mi emoziono”.

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Infine Ronaldo ha parlato anche dei problemi psicologici di cui ha sofferto, della pressione e della depressione, combattuta a fatica.

A quell’epoca non si parlava di salute mentale dei giocatori, oggi si. A quell’epoca eravamo come guerrieri, ci buttavano nell’arena per vedere chi ne usciva vivo, era più o meno così. La pressione che sentivo mi spingeva ogni volta di più verso il basso e un ragazzo così giovane non sa come comportarsi, come affrontare tutto questo, con tante cose molto grandi che gli succedono. Ho fatto una gran fatica, e ho imparato tanto prendendo ceffoni da ogni parte. Oggi a guardare indietro si vede tanto tanto dramma. Però anche un finale molto molto lieto. Devo la mia vita al calcio, continuo nel calcio e resterò nel calcio tutta la mia vita”.

Ronaldo e la terapia

L’ex attaccante dell’Inter ha ammesso senza remore di fare da due anni terapia.

Guardo indietro e si, vedo che siamo stati esposti a uno stress mentale molto, molto grande e senza alcuna preparazione specifica. In quel periodo nessuno si preoccupava della salute mentale dei giocatori. Oggi è diverso, c’è grande attenzione al tema, i giocatori vengono studiati e analizzati. Ai miei tempi queste cose non si facevano, e il calcio può portare a grande stress che può essere determinante per il resto della vita. Il tema era ignorato totalmente nella nostra generazione. Tanti giocatori sono passati per momenti terribili, depressione compresa, per la mancanza di privacy o di libertà. I problemi erano molto evidenti, però le soluzioni poco disponibili”.

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