La via dei Librai IX edizione al via: gli autori di Be Strong Edizioni arrivano a Palermo

Prende il via oggi La Via dei Librai: la manifestazione dedicata ai libri lungo il Cassaro a Palermo

Da Villa Bonanno ai Quattro Canti: Palermo profuma di carta lungo il Cassaro con la festa del libro e della letteratura. Quest’anno il tema della IX edizione de La Via dei Librai è “artigiani della pace”. Da tutta italiana numerosi gli editori partecipano alla manifestazione che si svolge in città dal 23 al 28 aprile 2024 in pieno centro storico. E a questa edizione partecipa anche la casa editrice be Strong Edizioni di Vercelli con i suoi autori, ai quali “361 Magazine” dedica uno speciale. Be Strong Edizioni è stata fondata dalla giornalista Eleonora Marsella, che lavora nel mondo dell’editoria da oltre dieci anni. Grazie alla sua professionalità e determinazione molti autori hanno potuto vedere realizzato il sogno di pubblicare i propri manoscritti, diventando così degli scrittori esordienti. Altri hanno potuto promuovere il proprio lavoro con altri editori grazie alla giornalista e agente letterario Eleonora Marsella.

Protagonisti con i loro libri sono: Angela D’Alia, Marta Brioschi, Giuseppe Isaja, Teresa Di Gaetano, Giorgio Donato, Emilia Testa, Fulvio Drigani, Lucy Lo Russo.

Tutti con libri di vario genere per diversi tipi di lettore. Libri che da oggi si possono acquistare a La Via dei Librai nelle postazioni dislocate lungo il Cassaro. Conosciamo meglio gli autori di Be Strong e i loro libri:

Angela D’Alia insegna e vive tra le colline della provincia di Enna. Si definisce una persona con la testa tra le nuvole e i piedi piantati per terra e con questa filosofia cerca di conciliare la vita lavorativa con il bisogno di scrivere. Ha realizzato murales, decorato panchine e realizzato scenografie per un’associazione del paese. Appena può si rifugia nel silenzio della campagna dove scrive o si dedica al restyling di vecchi mobili. 361 Magazine l’ha intervistata per l’uscita del suo nuovo libro: Le nebbie del passato. 

“Le nebbie del passato” è un romanzo ambientato in Francia nel 1853. Axel de La Croix, conte di Roche de la Vaillance, trova sulla sua strada, in una notte buia, Michelle. Chi è questa misteriosa fanciulla dai lunghi capelli rossi, priva di ricordi, sconosciuta e allo stesso tempo familiare? Le nebbie del passato scuoteranno il presente dei due protagonisti. L’amore riuscirà a superare le difficoltà o il passato segnerà la fine di un giovane sentimento? Passione e gelosia, rabbia e tenerezza in un’avventura per portare alla luce un passato tenebroso.

L’intervista a Angela D’Alia

Come è nato il tuo ultimo lavoro?

R: Ricordo che era pomeriggio e faceva caldissimo. Cercavo di dormire un poco per recuperare le energie dopo un’insonne e cocente notte siciliana. Non sono riuscita ad appisolarmi ma sono rimasta a fissare immobile il soffitto con le lenzuola madide di sudore che si attaccavano alla pelle. All’improvviso mi appaiono delle immagini, degli stralci di dialogo. Prendo i fogli e inizio a scrivere: era una scena centrale del romanzo e i nomi dei protagonisti erano inglesi, buttati giù di getto per dare loro un’identità. Da questa scena piano piano, è venuta fuori tutta la storia. La prima cosa che ho fatto è stata cambiare i nomi ai due protagonisti e decidere dove si sarebbe svolta la storia. Ho fatto ricerche sul clima, sugli abiti, le razze di cavalli, i tipi di carrozze del tempo; mi sono documentata sui materiali presenti nel sottosuolo e sulle miniere. Questa è stata la parte più tediosa, ma anche quella adrenalinica perché sapevo che da lì sarebbe partita una bella avventura. Una volta raccolte tutte le informazioni di cui avevo bisogno, scritte su una ventina di fogli volanti che perdevo quando servivano e ritrovavo quando non ne avevo di bisogno, la storia ha preso forma e ricordo che ho riso mentre scrivevo alcuni passaggi, ho pianto quando i protagonisti soffrivano, sono stata malinconica con loro.

C’è qualcosa di autobiografico in ciò che scrivi? A cosa ti ispiri quando nasce la trama dei tuoi libri?

R: Di solito non inserisco nulla di autobiografico in quello che scrivo. Le storie che racconto devono aiutare me che scrivo ad evadere dalla mia quotidianità e per questo evito di fare riferimento ad avvenimenti vissuti in prima persona. Sicuramente nei romanzi trasferisco il mio amore per determinati luoghi, come ad esempio la Francia che ho sempre adorato. Ma al di là delle suggestioni di luoghi o paesaggi, non ci sono dei riferimenti personali. Almeno fino ad ora.

Nelle storie che scrivo confluisce la personale visione del mondo che vorrei: un mondo fatto di gentilezza, di rispetto per tutti gli esseri viventi, d’integrità d’animo. Ma senza perdere di vista la realtà con tutte le sue sfumature e quindi anche con tutto quello che sta all’opposto e in mezzo alla bontà, al rispetto e alla gentilezza. Mi piace molto osservare il mondo e le persone e da questa osservazione spesso nella mia mente fisso determinate caratteristiche fisiche o degli atteggiamenti che poi finiranno per rappresentare un personaggio. Sono affascinata dalle dinamiche emozionali che spingono gli esseri umani ad amarsi, odiarsi, essere estremamente altruisti o terribilmente crudeli. Da questa osservazione degli uomini traggo la linfa per creare le mie storie. Tutto intorno costruisco le ambientazioni fatte di profumi, di paesaggi naturali mozzafiato, di salotti e sale da ballo affollate di gente.

Angela D’Alia come nasce la tua passione per la scrittura e quando hai capito che la tua passione poteva trasformarsi in realtà attraverso la pubblicazione di libri.

R: Fin da piccola mi è sempre piaciuto scrivere. Nella scrittura trovavo un porto sicuro dove andarmi a rifugiare quando le cose non andavano bene. Mi chiudevo nella mia stanza e prendevo carta e penna. All’improvviso le pareti, i mobili e tutto quello che mi stava intorno sparivano: c’eravamo solo io, il foglio e la penna e le mille fantasie che mi passavano per la testa. Avrei voluto vivere di sola scrittura ma gli adulti di riferimento hanno presto spento ogni mia aspirazione affermando che di scrittura non si vive e scegliendo un percorso di studi che non volevo fare. Io avrei tanto voluto diventare una traduttrice di libri per poter conciliare insieme alla scrittura anche la passione per la lettura. Ma non ho abbandonato il mio sogno: ho continuato a scrivere anche se non assiduamente come avrei voluto. Ci sono voluti anni per concludere il romanzo non perché mi mancasse l’ispirazione ma perché gli impegni lavorativi e familiari mi permettevano di dedicarmi alla scrittura solo in estate. Il romanzo è rimasto per anni prigioniero di un file dentro il computer. Di tanto in tanto lo rileggevo e ho avuto momenti in cui pensavo che il mio romanzo potesse essere pubblicato e piacere, altri in cui credevo di aver scritto un mucchio di cose infantili. Ma lo leggevo, lo aggiustavo, lo limavo e, anche se c’è voluto del tempo, alla fine mi sono lanciata e grazie alla Be Strong Edizioni e alla fiducia di Eleonora Marsella il romanzo ha visto la luce. Ho dimostrato a chi non credeva che un sogno potesse diventare realtà che si sbagliavano.

Intervista a Fulvio Drigani

Fulvio Drigani, nato a Genova, cresciuto a Mantova e laureato in Economia a Milano, ha vissuto molti anni all’estero, lavorando soprattutto nel settore aerospaziale. Ora vive in Italia, a Frascati. Sposato, ha una figlia ormai indipendente e un gatto.

Il suo primo romanzo, #ColVentoInPoppa, esce nel 2019 arrivando finalista al Premio Letterario Città di Como, sezione “Opera Prima”. Nello stesso anno pubblica anche due racconti. Nel 2020 va in stampa Cercando la mia Itaca, mentre nel 2022 pubblica In presenza del mare, romanzo che lo riporta a Genova e in Liguria, luoghi indissolubilmente legati alla sua famiglia. Quindi nel 2023 esce Un destino su misura. Ad ottobre dello stesso anno, grazie a In presenza del mare, ottiene la Menzione d’Onore “Vivere il mare” al Premio Letterario Internazionale “Santa Margherita Ligure – Franco Delpino”. Sempre in Ottobre Un destino su misura  viene scelto per l’Independent Book tour del Piemonte. Il 14 Febbraio 2024, giorno di San Valentino, Be Strong Edizioni pubblica l’antologia “Amore, raccontami“  che contiene il suo racconto Giulia cerca casa, il libro Un destino su misura e E la Farfalla a Lungo Volò.

Sinossi: Chiara, ragazza avvenente e spregiudicata, si diverte a volare di fiore in fiore come la farfallina tatuata sul suo fondoschiena. I suoi “fiori” saranno, nell’ordine: Simone, smanettone pieno di complessi; Adele, ragazza fragile che cerca la donna della sua vita; Corrado, imprenditore senza scrupoli che vuole sfondare in politica. Intanto, in un paese dove quel che conta è apparire sui media, qualcuno nell’ombra ordisce un attentato. È l’Italia, bellezza!

 Fulvio Drigani, una laurea in economia e la passione per la scrittura: come è nata questa tua passione per la scrittura?

Da ragazzo mi piaceva l’economia e non essendo di famiglia ricca volevo anche guadagnare presto per non pesare sulla famiglia. Per di più, sognavo anche di vedere il mondo e quel tipo di laurea mi dava questa opportunità. Non ho però mai voluto essere una persona a una dimensione e ho sempre amato anche la letteratura. Per anni, con poco tempo a disposizione, ho scritto solo per me, descrivendo le mie esperienze di viaggio, ma poi ho potuto dedicare sempre più tempo a questa mia passione fino a decidere di diventare uno scrittore.

D: #ColVentoInPoppa, Cercando la mia Itaca, In presenza del mare, Un destino su misura: tutti romanzi scritti in questi ultimi anni che hanno portato anche a vincere dei premi. C’è qualcosa di autobiografico nei tuoi lavori?

Non ho mai voluto scrivere un romanzo autobiografico. Lo trovo riduttivo perché non ti fa sperimentare cosa vuol dire progettare davvero un’opera originale e infatti molti che cominciano così non riescono poi a scrivere altro. Io mi sento invece molto portato allo storytelling e così ho scatenato la mia fantasia nell’inventare personaggi e vicende del tutto originali. È comunque inevitabile che uno scrittore finisca anche col parlare di sé, ma nel mio caso preferisco inserirmi di soppiatto in vari personaggi, alcuni dei quali traggono spunto da persone che ho conosciuto. In Un destino su misura, per esempio, io compaio in alcuni atteggiamenti di Martina, anche se donna, ma non in Giorgio, per il quale mi sono in parte ispirato a persone che ho conosciuto. L’ambientazione, però, è sempre legata al mio vissuto: la Liguria e la Lombardia in Italia e alcuni luoghi all’estero. In Un destino su misura devo ammettere che anche il mio gatto è stato fonte di ispirazione.

D: A cosa ti ispiri quando scrivi il tuo romanzo?

I miei romanzi viaggiano sempre almeno su due binari. Da un lato creo personaggi che ritengo significativi nel rapporto che hanno fra loro. In particolare, mi interesso della dinamica fra uomo e donna nella quale sottolineo la crisi, ma anche la posizione spesso tuttora dominante, del primo. Dall’altro lato parlo della società di oggi, delle sue ingiustizie e discriminazioni e dell’insicurezza che crea in tante persone.

L’intervista a Lucy Lo Russo

Lucy Lo Russo, è un personaggio eclettico. Al secolo Lucia Tiziana Anna è nata nel 1961 a Roma. Cresciuta a Milano, è stata cantante punk (nelle band H.C.N. e Sunset Boulevard), attrice caratterista in pubblicità, cabarettista, personaggio televisivo.

Nel 1988 ha creato il suo alter-ego Pixie La Rouge diventando Esperta di Seduzione e scrivendo su questo tema due manuali, uno per donne (“A scuola di Seduzione, Capire,

riscoprire e praticare l’arte del fascino”, 1998, Lupetti Editori di Comunicazione) e uno per uomini (“Amateci cosi , Manuale di seduzione con 40 ricette di fascino”, 2007, Sperling &

Kupfer). Il racconto “Cinque all’ora”, ispirato a John Coltrane, è incluso nel libro collettaneo “Jam Session, Storie di Jazz” (2004, Lampi di Stampa, a cura di Guido Michelone). Un cameo appare anche in “I Beatles: un mito dalla A alla Z” (sempre a cura di Guido Michelone, 2004, Bompiani).

Il racconto “I left my heart in Corso Garibaldi 30-32” appare in “Milano Off 1980 – 198X”, 2022, Milieu, a cura di Stefano Ghittoni.

È iscritta alla S.I.A.E. con suoi copioni dal 1988.Si è laureata nel 1995 presso la I.U.L.M. in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sul Cinema Americano degli Anni Settanta.

Nel 1999 ha conseguito un Diploma di Specializzazione in Comunicazioni Sociali ad indirizzo Regia presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi su Roberta Torre.

A partire dal 2002 ha conseguito le abilitazioni all’insegnamento dell’Inglese, del Francese e della Didattica volta a ragazzi diversamente abili. È giornalista pubblicista dal 2005. È docente in una scuola superiore di Milano. “Andrea non parla” (Fausto Lupetti Editore) è il suo primo romanzo.

La sinossi: Andrea e Lucy sono due fratelli fortemente uniti. Lui non può parlare: è autistico, ma sa comunicare gioia, dolore, affetto ed esigenze personali. Lei è stata una teenager ribelle: ha lasciato presto la famiglia. Quando lui peggiora, Lucy corre in suo soccorso. Chiede a familiari ed amici di chiarire gli snodi della storia di Andrea. Ma la “verità” familiare non è sempre univoca. La vicenda si snoda attraverso sei anni, ma i flashback illuminano il passato.  Una famiglia travagliata che si disgrega per poi riunirsi nel bene di Andrea.

  • Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Scrivo un diario dall’età di 11 anni in cui rifletto sui fatti importanti e trascrivo i sogni: non ho mai perso questa abitudine. Quando cantavo in una band punk-rock ne scrivevo le canzoni. Quando ho fatto l’attrice inventavo i monologhi dei miei spettacoli e “a latere” scrivevo dei manuali semiseri adatti al mio personaggio.

C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro?

Sicuramente, perché è un “memoir” in cui la storia di mio fratello si intreccia a quella della mia famiglia.  Ho però cambiato quasi tutti i nomi dei personaggi e ho raccontato solo quello che era funzionale al mio obiettivo. Sono vicende che ho quasi interamente metabolizzato, in modo da poterle narrare.

  • Come scegli la trama e i personaggi?

La trama per me è la cosa più importante: decido una vicenda e il tempo in cui si deve svolgere. Poi “spariglio le carte” con delle anticipazioni o flash-back spezzando la narrazione cronologica. Ma devo sempre sapere dove mi trovo. I personaggi li mutuo dall’osservazione della realtà e li modifico.

  • A cosa ti ispiri quando scrivi?

Dipende da cosa scrivo. Il mio vissuto è importante, perché mi interessa il tema della memoria, ma attingo molto da ciò che vedo per strada, tant’è che faccio anche fotografie. Quando dovrò fare una descrizione, mi sarà più facile ricordare dei dettagli che rendono più vivida la scrittura.

  • Com’è nato il tuo ultimo lavoro?

È nato dall’urgenza di raccontare un tema di cui non si sa abbastanza: l’autismo e le dinamiche che possono avvenire in una famiglia in cui c’è una persona disabile. Allo stesso tempo non vorrei che il libro riguardi solo alcuni. Tutti noi abbiamo sperimentato la fragilità: l’importante è essere resilienti.

  • Hai un libro del cuore?

Tantissimi. “Vuoi star zitta, per favore?” di Raymond Carver – una raccolta di racconti – è imprescindibile per chi voglia scrivere narrativa. L’autore – padre del minimalismo americano – sa essere crudo e disperante ma dimostra come partire da un piccolo fatto ed aprire incerti scorci di verità.

  • Un consiglio per i nostri lettori che aspirano a diventare scrittori

Leggere molto – sia i classici di Flaubert, Dostoevskij, Conrad, Levi, Pavese… – ma anche i più recenti italiani Aldo Nove, Valerio Massimo Manfredi, Romana Petri. Vedere e studiare il cinema. Leggere manuali di scrittura e partecipare a occasioni di confronto. Avere tanta disciplina ed umiltà, ma anche determinazione.  Non arrendersi.

L’intervista a Giorgio Donato

Giorgio Donato, classe 1978, è nato a Messina. Da sempre ama combinare la sua passione per i viaggi a quella per la scrittura.

È autore di Oneiros, un ciclo fantasy composto da tre libri/capitoli, di cui solo i primi due già pubblicati: Oneiros, Un nuovo viaggio  e Oneiros, La Pazienza del Ragno.

In Oneiros, un nuovo viaggio a Facultas, un accademia sperduta scavata sul fianco di una montagna, i due protagonisti vengono coinvolti nell’omicidio dell’assistente del rettore. Qualcuno che trama nell’ombra ha voluto far ricadere i sospetti su di loro, alla ricerca di un antico libro in grado di decidere il destino dei tre regni del nord…

In Oneiros, la Pazienza del Ragno  un esercito di guerriere in grado di comandare le tempeste si abbatte sulle città dei Tre Regni. Qui una sacerdotessa avrà il compito di scortare una nobile e liberarla dal pericolo per vincere contro il male…

Libri in cui l’autore ha voluto caratterizzare la storia di un mondo al crepuscolo della sua era, portandoci dentro tutto quanto poteva della Sicilia e della sua città natale (Messina).

Il racconto procede tra vari piani temporali e una successione di personaggi, e – poco alla volta – si sveleranno le trame del destino che unisce in una fatale ragnatela le vite dei protagonisti e che convergono al centro verso il paziente architetto che per lunghi anni ha covato i suoi piani nell’ombra.

  • Com’è nata la tua passione per la scrittura?

È nata innanzitutto come passione per il racconto. Ho sempre amato raccontare storie e trovare gli spunti di interesse che si nascondono anche nelle situazioni più comuni. Nel tempo, l’esigenza di ovviare alle lacune della narrazione orale, mi ha portato sempre più frequentemente a trasferire i miei racconti su carta. Erano gli anni del liceo e spesso la mia opera si incentrava sul parodiare la narrativa classica (dall’eneide, ai promessi sposi, alla divina commedia). Il plasma narrativo che costituisce il germe originario di Oneiros ha origine invece ai tempi dell’università e da allora ha attraversato periodi di grande produttività e lunghe fasi letargiche, che hanno portato, nel 2022, alla mia prima pubblicazione.

 

  • C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro?

Ci sono di certo i luoghi che mi appartengono e ci sono brani di me in tanti personaggi, senza che io mi possa impersonare in nessuno di essi. Più di ogni cosa, c’è la storia della Sicilia nel mio iter mitologico e questa mi rappresenta nel modo più completo, essendo espressione della mia anima, nel bene e nel male.

 

  • Come scegli la trama e i personaggi?

Non ne ho il controllo. La mia scrittura segue percorsi inevitabili, procede per gravità, è refrattaria ai miei intendimenti. I personaggi emergono e si conquistano i loro ruoli, disegnano le proprie vite, si battono per assurgere a protagonisti, conquistarsi un posto in copertina. Io sto più che altro a guardare.

 

  • A cosa ti ispiri quando scrivi?

Ci sono state negli anni così tante fonti di ispirazione da non riuscire più a ricordarle tutte. Molti scrittori, dei generi più disparati, da Asimov a Verga, da Hugo a Eco, da Verne a García Márquez, da Tolkien ad Ammaniti; ma non solo scrittori. La musica è quella che credo abbia catalizzato buona parte dei miei racconti e mi piace pensare di aver trasferito nelle pagine alcune delle note che le hanno generate.

 

  • Com’è nato il tuo ultimo lavoro?

Oneiros nasce per condensazione di tanti lavori, storie, appunti, scarabocchi che si sono gravitazionalmente assemblati attorno al mio desiderio di trovare una narrazione anticiclica rispetto al fantasy moderno, senza scimmiottare i classici.

 

  • Hai un libro del cuore?

Il cuore è troppo grande per contenere un libro solo e non vorrei far torto a nessuno.

 

  • Un consiglio per i nostri lettori che aspirano a diventare scrittori

Non scrivete un libro pensando a cosa potrebbe diventare. Non scrivete un libro per farne una serie televisiva o un film. Non scrivete un libro per accontentare la moda. Scrivete una storia, nutritela di passione, accuditela senza diventarne gelosi. Consegnatela ai lettori perché la traducano coi loro occhi.

L’intervista a Teresa Di Gaetano 

Teresa Di Gaetano, scrittrice di romanzi fantasy per ragazzi, romance, gialli e favole per bambini, è stata giornalista pubblicista per quasi dieci anni. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche locali sia per la carta stampata che per una emittente televisiva. Ha frequentato due corsi di giornalismo, uno dei quali a Roma, con le migliori firme del giornalismo italiano. Successivamente si è voluta dedicare alla scrittura dei suoi romanzi. Pubblica da vent’anni in modo professionale e in self.

Ha partecipato a diversi premi letterari ed è stata più volte segnalata per i suoi racconti. Ha svolto alcuni corsi di scrittura creativa, tra cui uno con la scrittrice per ragazzi Moony Witcher. Ha altresì frequentato un corso di sceneggiatura e scrittura creativa, lavorando con professionisti del settore e svolgendo uno stage presso la Casa Editrice Flaccovio di Palermo. Ha frequentato un corso di editoria e uno di scrittura creativa presso la Casa Editrice Villaggio Maori di Catania e un workshop di scrittura creativa presso La Corte Editore di Torino. Nel 2019 ha frequentato un corso on line di scrittura creativa con la scrittrice Sara Rattaro.

Sinossi: Fra la magica atmosfera della campagna inglese dell’Ottocento e le fastose residenze delle cittadine della Season, si snodano le vicende dei Conti di Barrow e di coloro che in un modo o nell’altro vi sono legati.
Nel primo libro della saga sono protagonisti Emma Wellinton e Gilbert Thorton, fratello della Contessa di Barrow, il quale, innamorato della giovane Emma, riesce a ottenere la sua mano grazie a una scommessa. Diverse vicende si intrecceranno alla loro e gli stessi personaggi si ritroveranno nel secondo libro che vede ancora protagonista Emma, la quale, dopo cinque anni di matrimonio con Gilbert, ancora non è riuscita ad avvicinarsi sentimentalmente a lui. Solo con la morte del marito Emma si renderà conto di amarlo e inizierà a scavare nel passato di Gilbert per iniziare a conoscerlo davvero e scrivere un romanzo sulla sua vita. Ciò che scoprirà però non sarà quello che avrebbe desiderato. Nel terzo libro protagonista diventerà colei che Gilbert ed Emma hanno accolto come figlia, fingendo di esserne i genitori, per nascondere il fatto che Emma non fosse in grado di avere figli. La vicenda di Vittoria è assai tragica: l’odio che diventa un amore contrastato per il giovane Alexander, figlio del Conte Adam di Barrow, la scoperta di non essere la figlia dei Thorton, la perdita di tutto il suo patrimonio e infine il desiderio di vendetta nei confronti del suo vero padre, porteranno la giovane a una tragica fine.

1-  Com’è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata grazie alla lettura dei grandi classici nazionali e internazionali e all’età di nove anni. Leggere queste opere dal sapore eterno, ha alimentato la mia già fervida immaginazione e mi ha spinta a riprodurre su carta le storie che inventavo nella mia mente. Ho iniziato dapprima con brevi racconti e poesie per poi dedicarmi ai romanzi fantasy.

2-      C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro?

Be’ in ogni storia/personaggio c’è sempre qualcosa del vissuto di ogni scrittore, anche se non tutti lo ammettono. Del resto è quasi impossibile non essere condizionati dalle esperienze personali. E quindi anche se non proprio in modo palese, c’è qualche elemento/ricordo che accompagna dal passato.

 

3-      Come scegli la trama e i personaggi?

 

L’idea della storia nasce per caso o da una lettura che ho fatto, oppure da una notizia che ho sentito alla televisione, ma può anche nascere dall’emozione di una musica o una canzone. Quando mi viene in mente l’idea per un nuovo romanzo l’annoto subito sui primi fogli che mi capitano a tiro per non farla sfuggire. Successivamente la trama mi suggerisce il resto: nomi e ruoli che avranno i personaggi nella storia. Ma tutto nasce da una sola singola idea!

 

4-      A cosa ti ispiri quando scrivi?

 

Non c’è un modello che seguo. Certamente una bella lettura mi può ispirare nel momento della stesura del romanzo, ma non sarà solo ed esclusivamente quello il mio punto di riferimento. Intervengono tanti altri fattori, come per esempio se sono ispirata, quindi se mi sento creativa, se quello che ho già scritto magari prima mi suggerisce il resto della storia, etc.

5-      Com’è nato il tuo ultimo lavoro?

L’ultimo mio romanzo, E ora sei nel vento, chiude idealmente una saga romance storica di ben sei volumi dedicata alla storia dei Conti di Barrow. Da come si evince, si tratta della storia di questa famiglia altolocata dell’Inghilterra vittoriana, dalla sua ascesa al lento e inesorabile declino. Scrivere ben sei libri su questo argomento è stata una sfida avvincente. Personalmente adoro le lunghe saghe, soprattutto scriverle, perché non riesco facilmente a separarmi dai miei personaggi. Dietro c’è stata tanta soddisfazione, ma anche un po’ di “piacevole” fatica… sai com’è? Bisogna evitare le incongruenze o le contraddizioni. Comunque, sono molto contenta, nonché soddisfatta di essere riuscita a portare a termine questo progetto di scrittura. Non credo mi imbarcherò più in una saga così lunga però. Rimarrà un caso isolato.

6-      Hai un libro del cuore?

Sì, più che altro ne ho tanti. Mi piacciono: “La storia infinita” di Ende, “L’ingranaggio”di Sartre (adoro l’esistenzialismo), “Kitchen” della Yoshimoto, “Ti con zero” di Calvino, e tantissimi altri.

7-      Un consiglio per i nostri lettori che aspirano a diventare scrittori

Leggere molto e scrivere altrettanto. Frequentare dei corsi di scrittura creativa, non è vero che non servono a niente. Molti dei miei romanzi passati sono nati grazie alle esercitazioni dei corsi di scrittura che ho frequentato. Studiare i manuali di scrittura. Oggigiorno la scrittura ha subito dei vistosi cambiamenti ed è bene tenersi sempre informati/aggiornati sulle tecniche narrative. Sicuramente il talento non si insegna né quantomeno si apprende, però, a mio avviso, è fondamentale conoscere le basi della narratologia. E, infine, crederci sempre! Non vi arrendete alle prime difficoltà (quelle ci saranno sempre), ma andate avanti, studiate, informatevi, un buon scrittore è anche e soprattutto un buon osservatore. Per questo… prendete in mano il vostro taccuino e andate in giro annotando tutto quello che vedete!

 

L’intervista a Marta Brioschi

Marta Brioschi è nata Milano nel 1967, single di ritorno con tre figli. Vive a Bolzano. Laureata in Economia e Commercio, dopo il liceo classico, è da sempre appassionata di libri, viaggi, cinema e culture orientali. Viaggia moltissimo, ultimamente soprattutto perché due figlie vivono all’estero. Per diletto traduce dall’inglese i sottotitoli per serie TV asiatiche, che le hanno fornito l’ispirazione per questo libro. 361 Magazine l’ha intervistata per l’uscita del suo ultimo libro: Ferite a fior di labbra. 

Il libro narra la storia di Emma Silvestri: una psicologa alle prime armi che si occupa di dipendenze presso uno studio di una piccola città di provincia. Le sono stati affidati dieci pazienti con una dipendenza molto particolare e, nonostante un inizio non proprio felice, le sedute serali procedono senza intoppi, fino a quando una serie di omicidi getta nel panico il quartiere e tra i cadaveri spunta proprio una paziente dello studio.

D: Marta Brioschi come è nata la tua passione per la scrittura?

Ai tempi della scuola. In particolare quando frequentavo il liceo classico. Scrivere è stato a lungo un rifugio dal mal di vivere dell’adolescenza e anche un veicolo di esplorazione e conoscenza di me stessa.

D: C’è qualcosa di autobiografico nei tuoi lavori?

Sempre, anche se non sempre intenzionalmente. Ho narrato alcune situazioni, soprattutto in questo libro, di cui ho fatto esperienza in via diretta o di riflesso, perché vissute da persone a me care, in altri casi, invece, ho messo qualche particolare del mio carattere in un paio di personaggi che ho descritto. Non sono però mai smaccatatmente autobiografica.  E paradossalmente, proprio prendendo le distanze da me, riesco a guardarmi meglio dentro.

D: come scegli la trama e i personaggi?

Parto da un’idea, che mi arriva come ispirazione dalla vita reale e intorno a questo germe, che determina il “mood” e le ambientazioni del libro, poi scelgo un luogo che faccia da sfondo alla mia storia e quindi intesso l’intreccio, via via che trovo personaggi adatti all’uopo. I personaggi nascono spontaneamente una volta che ho chiare l’idea e l’atmosfera in cui dovranno muoversi.

D: A cosa ti ispiri quando scrivi i tuoi libri?

Ai grandi giallisti del passato in primis, e all’atmosfera dei luoghi che descrivo. Poi possono esserci fatti di cronaca, aneddoti familiari, articoli di giornale, ma anche una chiacchierata tra amici o con i miei figli, che sono sempre fonte di nuove idee. E poi molta ispirazione viene anche dai miei numerosi viaggi e dal mondo delle serie tv asiatiche per le quali, come hobby, traduco i sottotitoli.”

D: come è nato il tuo ultimo lavoro Ferite a fior di labbra, edito da Be Strong Edizioni?

Un giorno in cui, in un gruppo Facebook di appassionati di drama, una nuova iscritta chiese se fosse proprio necessario presentarsi come alle sedute di terapia degli Alcolisti Anonimi. In quel momento nacque Emma Silvestri, la protagonista e immaginai che si sarebbe occupata di dieci pazienti decisi a disintossicarsi dalle serie tv asiatiche. Subito dopo iniziai a impostare la sottotrama e decisi che ne avrei approfittato per parlare di violenza psicologica e delle sue conseguenze, tema che mi ha toccato molte volte in varie forme.

D: Marta hai un libro del cuore?

Ne ho tanti. Ti dirò i sette titoli che oggi mi saltano in mente per primi in ordine sparso: Il Gattopardo – Tomasi di Lampedusa, L’Isola di Arturo – Elsa Morante, Le Memorie di Adriano – Yourcenar, Cent’anni di Solitudine – Marquez, Il Barone Rampante – Calvino, Il Ritratto di Dorian Gray – Wilde, 1984 – Orwell.

D: un consiglio ai nostri lettori che aspirano a diventare scrittori

Leggete tantissimo e non scrivete per i lettori, bensì per voi stessi. Al lettore si deve rispetto, quindi è necessario scrivere correttamente, seguendo regole grammaticali e sintattiche, dopodiché, non importa se non a tutti i lettori piacerà ciò che scrivete e comunque non si può scrivere per tutti. Tuttavia è vero anche il contrario: ci sarà sempre qualcuno che s’innamorerà di un libro ben scritto perché in qualche modo si ritroverà nella vostra storia e si affezionerà ai personaggi creati da voi. Questo però accade se riuscirete a essere veri, se cioè narrerete una storia che prima di tutti ha appassionato voi, mentre la mettevate su carta. Arrivare a quel lettore non sarà sempre facile, è certo, ma questa è tutta un’altra storia.

L’intervista a Giuseppe Isaja

Giuseppe Giuliano Maria Isaja è nato il 24 dicembre 1991 a Messina e vive a Nizza di Sicilia (Me). Ama la natura, le sconfinate foreste dove la pace e la quiete suscitano in me delle riflessioni, degli interrogativi e liberano la mia mente dalla rumorosa e frenetica vita della città e dalle preoccupazioni della vita quotidiana.

Sinossi: Scintilla in tenebris è un romanzo fantasy, ambientato nel mondo immaginario di Sperantia che allegoricamente rappresenta il nostro. Nel mondo di Sperantia esistono due forze: il vento di Sperantia e l’oscura materia. Il protagonista è Zefiro, un ragazzo che abita nella città di Eternity, dove la religione e i sogni d‘infanzia vengono soffocati e banditi per esaltare la razionalità e il materialismo. Dopo la morte dei genitori avvenuta al tempo della grande catastrofe, vive con suo zio Mistral, ma non sa che quest’ultimo fa parte di una sorta di resistenza, che continua a coltivare i sogni e l’irrazionale. Il mondo, intanto, è minacciato dalla setta del Sole Nero, guidata dal malvagio Remors, che con il suo esercito di incubi ed adepti agisce di nascosto nel tessuto sociale del regno della Congrega della Conoscenza…

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho iniziato a scrivere pensieri personali fin da bambino. Era il mio modo di spaziare con la mente ,uscire dagli schemi ,viaggiare ,esprimere i miei sentimenti e stati d’ animo. Le mie emozioni danzano sulle pagine : l’inchiostro è foriero di ciò che sono .

C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro?

Ogni libro è autobiografico.  Il mio manoscritto  si identifica con il  percorso di formazione del protagonista.

Come scegli la trama e i personaggi?

La trama prende forma  gradualmente attraverso  un riassunto generale per trattare  i singoli eventi contenuti nel libro. La storia si articola e compendia i punti fondamentali, tenendo conto del fattore tempo e degli intrecci narrativi . La storia deve avere un collegamento concreto  con la realtà.   Devono trasparire  messaggi e valori  per i lettori soprattutto nel genere fantasy . Quanto ai personaggi hanno sempre una connessione  con il linguaggio simbolico e metaforico contenuto  nella trama .

A cosa ti ispiri quando scrivi?

Al mio vissuto, ai ricordi e all’etica sociale e religiosa trasmessa da chi ci ha preceduto

Come è  nato il tuo ultimo lavoro?

Nasce dopo un lutto familiare. Dalla volontà di esprimermi e dare un nuovo significato al dolore.

 

L’intervista a Emilia Testa 

Emilia Testa è nata a Napoli. Ha studiato Cinema e Drammaturgia al Dams di Bologna. Attualmente vive a Ravenna dove collabora come visual merchandising per alcune aziende di moda. Amante della letteratura e della poesia, quale mistero inesauribile della vita, scrive racconti e testi poetici, curando le parole, come un miniaturista, facendone storie di donne, di sentimenti, di stati d’animo, di paesaggi, di città, di digressione. È amante della musica jazz e dell’arte contemporanea, adora la montagna ma vorrebbe vivere nel centro di Milano.

Dal 2017 ha riportato numerosi successi in diverse rassegne poetiche e letterarie. Recentemente si è aggiudicata  il primo posto nei Concorsi nazionali:  Stabia in versi, a Castellamare di Stabia, Io racconto, ad Alfonsine (Ravenna) e Clepsamia, a Milano. Ha all’attivo varie pubblicazioni in diverse, prestigiose, antologie di racconti e di poesie. Nel 2021 ha visto la luce la sua prima raccolta poetica “La logica del cuore – Ho scritto ti amo e tante altre parole sconnesse”, per la casa editrice Dantebus.

La sinossi dei cinque macro racconti dal titolo “Siamo rimaste nude nello pecchio” è ascrivibile a un cammino, diradato e faticoso, nel mondo femminile, nei rapporti tra donne.

È l’amore, l’amicizia, il fattore che muove le varie storie. Anche quando l’amore è quella nota disturbante, inattesa, che diventa conflitto tra natura e ragione, che irride al nostro io indistruttibile e non lascia alternative al vivere, come nel racconto “Il caso Valeria M., dove anche un “ti amo” può vibrare alla stregua di un epitaffio.

Ne “La rabbia di Ester” l’amore si rivela effimero, e la Dulcinea tanto sognata non riesce a dare amore. Allora può succedere di sentirsi inutili, come succede a Ester, che perde il senno, e in sfregio alla pietà, all’etica, la disdegnata fragilità della sua gioventù la porta a rivendicare solo il diritto alla rabbia.

In “Marta o il grande boh” la ricerca della propria identità sessuale, sempre evocata ma mai realizzata del tutto, ha l’urgenza di un diario, mescolato a una realtà dura e tagliente. Ma c’è sempre una parte di noi che non vogliamo uccidere del tutto, ed è proprio quella che può portarci a una piccola rivoluzione interiore, a intraprendere un viaggio. Come fa Marta, con stupefacente onestà e sensibilità.

Spesso l’adolescenza, età in bilico tra il sole e l’uragano, diventa il malessere della felicità, soprattutto quando ti senti in balia delle decisioni dei “grandi”, come avviene in “Il sogno di Laura”, dove la nostalgia di un recente passato trova nuovi appigli di speranza in un volto nuovo, sconosciuto. Perché spesso le persone che appaiono nella nostra vita sono un segno, parlano certo, ma soprattutto indicano.

Ma l’amore può essere anche incanto, una visione riconoscibile lungo i chilometri ripetitivi e noiosi di un’anima inquieta. Come accade alla protagonista de “L’incanto di Roberta”: un volto, un sorriso, la fa incespicare in un sogno. E allora la vita aspira a divenire sinfonia di dolcezza, e traccia sentieri incrociati, oltre i petali appassiti degli anni.

  • Com’è nata la tua passione per la scrittura?
  • è qualcosa che credo sia nato un giorno, a scuola, mentre si leggeva “L’Infinito” di Leopardi. Parole che sembravano provenire da un altro mondo… ho pensato voglio anche io comunicare con le parole, ma parole vere, diverse… Ho iniziato a scrivere poesie, piene di immagini anche inquietanti come mi sentivo io, da adolescente, un po’ inquieta. Poi in modo discontinuo ma con una certa costanza ho continuato a scrivere, a volte solo sui tovagliolini di carta in pizzeria. Ma erano piccole tracce di me che volevo conservare.
  • C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro?
  • Io credo che in ogni scrittore c’è un po’ di se stesso, di se stessa, mentre scrive. Essendo molto interessata ai diritti di genere, o alle ingiustizie che si vivono quando si è etichettati “minoranza” tendo a scriverne. Scrivendo storie di amore lgbtq spesso alcuni riferimenti sono reali, ma mai troppo.
  • Come scegli la trama e i personaggi?
  • Parto sempre dai personaggi, la trama viene man mano, quando mi dico: dove voglio che vada questo personaggio? Come voglio che agisca? Deve essere buono, meno buono, cosa cambierà la sua vita? Così mi sembra di vedere che emerge tra le righe e mi sorride ed è come se mi indicasse la strada che vuole percorrere… Così inizia la trama. Quando capisco dove vuole andare quel personaggio.
  • A cosa ti ispiri quando scrivi?
  • Mi ispiro spesso a storie che ho sentito, a testimonianze che mi vengono fatte, a volte a notizie che leggo sul giornale. Le rielaboro, con fantasia, con una scrittura a volte un po’ poetica, piena di rimandi ad altre arti, spesso alla musica. Trovo che sia bello leggere un libro che cita un film che poi rimanda a una colonna sonora e magari a un momento vissuto.
  • Come è  nato il tuo ultimo lavoro?
  • è nato dalla voglia di raccontare storie di donne che hanno scoperto la loro omosessualità e tante volte, sentendosi oppresse dalla società, dalla famiglia, dal potere, hanno chinato la testa, vivendo una vita non loro. Finché qualcuno non arriva nella loro vita, può essere uno sguardo, l’abbraccio di un’amica a cui si vuole bene ma non si ha il coraggio di raccontarsi. Può essere un diario a cui si affidano i propri segreti, può essere una sconosciuta che ti apre al sogno. È sempre qualcosa che accade all’improvviso e che ti fa individuare la vera te stessa, ti apre alla verità. Così le mie protagoniste riusciranno ad emergere, a mettersi in viaggio, in una vita finalmente vera.
  • Emilia hai un libro del cuore?
  • Ho due libri: Delitto e castigo di Dostojevskij è Una stanza tutta per se di Virginia Woolf. Ho amato lo scrittore russo da quando avevo 17 anni, trovo magico il modo in cui è riuscito a concepire quello che poi sarebbe stato l’uomo moderno, sebbene i suoi libri siano ambientati nella Russia zarista. E poi quella voglia di riappropriarsi della bellezza in un mondo che bello non era, di dare riscatto agli ultimi, di sperare sempre in una salvezza.
    Virginia invece è la scrittrice della mia anima, adoro il suo modo di scrivere, la sua capacità di farsi paladina dei diritti civili, il suo essere femminista, una donna libera anche di viversi amori al femminile, una donna che ha parlato alle donne, che è stata e sempre sarà un faro di speranza per molte donne.
  • un consiglio ai nostri lettori che aspirano a diventare scrittori
  • Come direbbe Virginia: avere una stanza tutta per sé, nel senso che alla scrittura devi dare tempo e attenzione, lo scrivere è un esercizio di pratica, fatto con costanza, isolandosi un po’ dal mondo, dal caos del vaniloquio, della chiacchiera inutile. Concentrarsi, in uno spazio anche piccolo, elaborare lì il sogno di scrittura, in un angolo della casa, vicino a una scrivania, nel proprio letto… non importa, basta che sia il “proprio” posto.

 

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