Violenza di genere, in commissione giustizia è stata approvata la nuova definizione di stupro. L’emendamento è stato approvato all’unanimità
“Solo sì è sì” c’è l’accordo, ma i dati dimostrano che ancora oggi per un uomo su quattro la violenza è normale. In commissione giustizia è stata approvata la nuova definizione di stupro. Ieri, mercoledì 13 novembre 2025, è stato approvato all’unanimità un emendamento alla proposta di legge che porta la firma di Laura Boldrini (Pd) dove viene introdotto il concetto di consenso nella definizione del reato di violenza sessuale. La modifica punisce «chiunque compie o fa compiere atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima può essere punito con la reclusione da sei a dodici anni». Ad oggi il reato c’è quando l’autore usi violenza o minaccia o ci sia abuso di autorità.
Si attende dunque il testo in aula il prossimo 17 novembre.
Intanto i dati parlano chiaro. Stando alla nuova ricerca di ActionAid, che è stata realizzata con l’Osservatorio di Pavia e B2Research, e che analizza come si percepiscono in Italia la violenza e le disuguaglianze di genere e anche come prevenirle nei diversi contesti della vita quotidiana, “Perché non accada. La prevenzione primaria come politica di cambiamento strutturale”, è questo il titolo della nuova ricerca, un uomo su tre considera accettabile la violenza economica, uno su quattro giustifica quella verbale o psicologica e quasi due su dieci ritengono «comprensibile» la violenza fisica in determinate circostanze.
Si considera necessario agire per arginare il problema e si parla di prevenzione primaria efficace: è necessario intervenire sulle cause culturali della violenza, non solo sugli effetti.
E infatti la ricerca fotografa una società che è ancora lontana dall’uguaglianza. Ciò è dimostrato ancora una volta dai dati: “nella sfera domestica, il 74% delle donne si occupa da sola dei lavori di casa, contro il 40% degli uomini. Il divario aumenta tra le generazioni più adulte. Anche nella cura dei figli, il carico è sbilanciato: il 41% delle madri se ne occupa da sola, contro appena il 10% dei padri”.
Da qui la richiesta: «Non si può prevenire la violenza senza promuovere uguaglianza, e non si può costruire uguaglianza senza assumere la prospettiva di genere in ogni politica pubblica. Significa intervenire sulle cause profonde, non solo sugli effetti», spiega Katia Scannavini, Co-Segretaria Generale ActionAid Italia. «ActionAid chiede al Governo e al Parlamento che almeno il 40% delle risorse annuali del Piano antiviolenza sia vincolato alla prevenzione primaria insieme all’adozione di un piano strategico e operativo ad hoc, con risorse certe, obiettivi verificabili e responsabilità condivise».




