Le parole della premier

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riferito in Parlamento sulla linea del governo riguardo alla crisi in Medio Oriente, scoppiata dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Durante l’intervento al Senato ha ribadito che l’esecutivo è disponibile al confronto con le Camere, definendo il conflitto “una delle crisi più complesse della storia recente” e sottolineando la necessità di affrontarlo con responsabilità, lucidità e rapidità nelle decisioni.

Rispondendo alle critiche delle opposizioni, Meloni ha respinto l’idea che il governo sia complice delle decisioni di altri Paesi o isolato in Europa, negando anche che l’esecutivo sia responsabile delle possibili ricadute economiche della crisi su cittadini e imprese.

Secondo la premier, tali accuse non riconoscono il lavoro svolto dall’Italia in questo delicato scenario geopolitico, impegno che – ha spiegato – è stato ulteriormente rafforzato negli ultimi giorni. Il suo intervento arriva dodici giorni dopo l’inizio del conflitto, tempistica che le opposizioni hanno giudicato tardiva, accusandola di aver evitato il confronto parlamentare privilegiando interviste e interventi sui social.

Nel suo discorso, Meloni ha anche evidenziato come la crisi si inserisca in un contesto internazionale sempre più instabile, caratterizzato da minacce crescenti e da interventi unilaterali spesso fuori dal quadro del diritto internazionale.

In questo scenario ha collocato anche l’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano. Allo stesso tempo ha ribadito che, secondo il governo italiano, non si può permettere che il regime degli ayatollah acquisisca l’arma nucleare insieme a una capacità missilistica che, in futuro, potrebbe colpire direttamente l’Italia e l’Europa.

La presidente del Consiglio ha poi parlato della situazione dei cittadini italiani presenti nell’area mediorientale. Ha spiegato che il governo sta lavorando per completare le operazioni di messa in sicurezza e assistenza per chi è rimasto bloccato. Finora, grazie a voli e convogli organizzati dalle autorità italiane, sono stati rimpatriati oltre 25.000 connazionali, con priorità per le persone in transito e per quelle più vulnerabili.