Beatrice Arnera, il giorno dopo Venezia: quando il red carpet lascia più domande che fotografie

C’è il momento in cui i flash si accendono e quello, molto più silenzioso, in cui si spengono. Il primo lo conoscono tutti: il red carpet, gli abiti, i fotografi, le pose e quella manciata di secondi nei quali sembra che ogni movimento debba essere perfetto. Il secondo, invece, appartiene soltanto a chi quel tappeto rosso lo ha attraversato. Ed è proprio dopo Venezia che Beatrice Arnera ha scelto di fermarsi a riflettere.  Un red carpet dovrebbe essere un momento da celebrare. E lo è. Ma può essere anche un momento stranamente vulnerabile. 
Leggi anche Can Yaman: la carriera riparte da una nuova sfida. Parla l’attoreVenezia ha un modo particolare di amplificare le aspettative. È uno dei luoghi più fotografati del cinema, e ogni apparizione può diventare un contenuto, un titolo, un commento, una discussione sui social. Arnera ha scelto di raccontare anche la parte meno glamour dell’esperienza. Una riflessione che, proprio perché arriva dopo un evento così esposto, acquista un valore particolare. Beatrice ha scritto: “Allora, ti dico la verità: è evidente che non è proprio il mio sport questo. Ma si, dai, diciamocelo. Inciampo, dinoccolo, faccio i respironi per placare gli attacchi di panico e mi commentano “sbuffa, è pure scocciata questa”, invece no zio, facevo il funambolo sulle nevrosi, e intanto in testa mi ripeto “ma io ho partorito un essere umano oh, ma potrò mai aver paura di quello che pensa la gente, ma fammi il favore su”.
Perché è più forte di me, cerco di non prendermi sul serio, mi sembra sinceramente una perdita di tempo prendermi sul serio e poi oh, se mi prendo troppo sul serio sai che succede?, mi viene la coglionella letale, quella che comincio a ridere e non mi fermo più. Però si, mi sono divertita come quando da piccola giocavo a
“facciamo che io sono”, e grazie al cielo avevo intorno dei volti amici.
Grazie al cielo ho vicino a me delle persone per bene.
Dio benedica chi ti porge il braccio quando hai i tacchi alti.
Chi ti porge la mano quando hai paurina.
E Dio benedica le mie paurine, l’ansia e il mio terrore di vendermi troppo diversa da come sono.
Che in fondo, se ci penso bene, sono proprio quelle che oggi mi consentono di sentirmi così libera, amata, grata, felice e coraggiosa.
Bello.
Brava.
Tiè.
Me do ‘n bacetto da sola”.