Le parole del capitano di Davis

La battuta d’arresto di Flavio Cobolli contro l’argentino Thiago Tirante, nella serata di ieri 11 aggio, ha impedito all’Italia di aggiornare ulteriormente i propri primati agli Internazionali di Roma, ma il bilancio del tennis azzurro resta comunque più che positivo.

Sono quattro gli italiani approdati agli ottavi di finale del torneo romano. Un dato che conferma la profondità del movimento e che soddisfa Filippo Volandri, presenza costante al Foro Italico per seguire da vicino tutti i giocatori azzurri e che ha parlato a Gazzetta dello Sport.

Il capitano di Coppa Davis ha tracciato un quadro dello stato di salute del tennis italiano, soffermandosi sia sui giocatori già consolidati sia su quelli che stanno vivendo una nuova fase di crescita. Tra questi Matteo Arnaldi, che secondo lui ha finalmente ritrovato continuità dopo i problemi fisici degli ultimi mesi. Il tecnico ha espresso soddisfazione anche per la stagione di Mattia Bellucci, definita la migliore della sua carriera sulla terra battuta, e per il percorso di Andrea Pellegrino, capace a 29 anni di centrare a Roma il miglior risultato della propria carriera. Per Volandri, risultati di questo tipo non arrivano per caso: il confronto quotidiano tra giocatori e staff tecnici presenti nella stessa realtà favorisce inevitabilmente la crescita collettiva. «Avere una squadra allargata, tra giocatori e tecnici, tutti qui in questi giorni romani, aiuta a crescere e confrontarsi».

Secondo il capitano azzurro, il momento positivo del movimento è il frutto di un lavoro costruito nel tempo e destinato a proiettarsi anche sul futuro. Dopo aver raggiunto traguardi storici tra Coppa Davis, Slam e Masters 1000, l’obiettivo ora è ampliare ulteriormente la base e investire sui più giovani. Volandri ha spiegato che la priorità della Federazione è lavorare pensando al lungo periodo: «Lavorare adesso per “dopodomani” è sempre la cosa migliore».

I risultati ottenuti ai massimi livelli stanno intanto generando effetti concreti anche alla base. Le scuole tennis, ha raccontato il capitano, sono sempre più frequentate e cresce anche il numero di maestri interessati a diventare allenatori professionisti grazie ai percorsi di affiancamento e formazione federale. «Ora ci sono tanti ragazzini che vogliono fare i tennisti e tanti maestri che vogliono fare gli allenatori».

Per Volandri, una delle immagini più significative del momento vissuto dal tennis italiano è rappresentata dalla sfida degli ottavi tra Andrea Pellegrino e Jannik Sinner. Da una parte il numero uno del mondo, dall’altra un giocatore arrivato più tardi alla piena maturazione ma capace di costruirsi il proprio spazio attraverso il lavoro. Il capitano azzurro ha sottolineato come a Pellegrino non siano mai mancate qualità fisiche e tecniche, pur avendo avuto un percorso più graduale rispetto ad altri coetanei. Proprio per questo la sua crescita rappresenta un messaggio importante per tutti quei giocatori che non sono ancora riusciti a entrare stabilmente nei piani alti del ranking. «Se si lavora bene, ci si può riuscire», ha spiegato Volandri, convinto che la fisicità dell’azzurro possa almeno in parte arginare la potenza di Sinner.

Parlando del numero uno del mondo, il capitano della Davis si è soffermato soprattutto sull’impatto che il campione altoatesino riesce ad avere all’interno del gruppo. Allenarsi con lui, ha raccontato, significa inevitabilmente alzare il livello di intensità e qualità. «Con Jannik si fanno i migliori allenamenti di sempre», ha detto Volandri, sottolineando come anche i giocatori meno continui riescano a esprimersi meglio grazie alla presenza di Sinner.

La competitività del fuoriclasse azzurro emerge in ogni situazione, anche lontano dal campo. Volandri ha scherzato raccontando che «Sinner è uno che la mette anche quando gioca a chi tira il sasso più lontano», spiegando come questo atteggiamento finisca per stimolare chiunque gli stia accanto a dare qualcosa in più.

Infine, guardando al proprio lavoro alla guida della Nazionale, Volandri ha spiegato quale vorrebbe fosse l’eredità lasciata al tennis italiano: una mentalità fondata sulla costruzione e sulla condivisione delle competenze. L’obiettivo è consolidare un sistema organizzato, capace di mettere in comunicazione tutte le diverse aree del movimento e continuare a produrre giocatori competitivi ad altissimo livello. «Il lavoro non finisce mai», ha concluso il capitano azzurro.