Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma tre decreti di grazia, esercitando una delle prerogative costituzionali più delicate e simboliche del Capo dello Stato. I provvedimenti, adottati ai sensi dell’articolo 87, undicesimo comma, della Costituzione, intervengono a conclusione di un iter formale che prevede l’istruttoria del Ministero della Giustizia e il parere favorevole del Guardasigilli.

Le misure riguardano tre casi distinti, Antonio Russo, Giuseppe Porcelli e Aly Soliman, e si configurano come atti di clemenza individuale. La grazia, infatti, non cancella il reato ma estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con sentenza definitiva. Si tratta di uno strumento previsto dall’ordinamento per rispondere a esigenze umanitarie o a situazioni eccezionali, laddove l’applicazione rigida della pena risulti in contrasto con principi di equità e proporzionalità. La decisione del Presidente arriva sempre al termine di un’accurata valutazione tecnica e giuridica: il Ministero della Giustizia svolge l’istruttoria raccogliendo elementi sul caso specifico: condizioni personali, comportamento del condannato, eventuali ragioni di salute o contesto sociale; poi formula un parere, che non è vincolante ma riveste un peso determinante.

L’articolo 87 della Costituzione attribuisce formalmente al Capo dello Stato il potere di concedere la grazia e commutare le pene. I tre decreti firmati da Mattarella si inseriscono in questa cornice, riaffermando il carattere straordinario e mirato dell’istituto, destinato a singole vicende in cui emergano motivi di particolare rilevanza umana o giuridica.

Leggi anche:

Mattarella premia 28 Alfieri della Repubblica: sono i giovani volti della solidarietà