Vienna, cuore pulsante dell’Eurovision Song Contest 2026, ha un ritornello che non smette di tornare. È Volare di Domenico Modugno. Non in gara, non in scaletta ufficiale, ma presente ovunque. Sul palco principale dello stadio, dietro le quinte, all’Eurovision Village e negli incontri all’Eurofun, il classico italiano è diventato il filo rosso che unisce delegazioni, artisti e presentatori.
Basta una strofa attaccata da Gabriele Corsi durante una pausa in diretta per scatenare il coro. Elettra Lamborghini lo segue a ripresa battendo il tempo. Da qui è partita una reazione a catena: concorrenti finlandesi, greci, australiani e ucraini si sono ritrovati a cantarla insieme tra un soundcheck e l’altro, spesso senza nemmeno conoscersi.
All’Eurovision Village, il villaggio dei fan davanti al municipio, Volare parte ogni sera come sigla improvvisata. Chitarre, cori a cappella, gruppi che si formano e si sciolgono al ritmo di “nel blu dipinto di blu”. Anche i conduttori austriaci Victoria Swarovski e Michael Ostrowski l’hanno intonata durante un momento informale, scherzando sul fatto che “ogni Eurovision ha bisogno della sua canzone del popolo”.
Il fenomeno dice molto di più di una semplice nostalgia. Volare resta un simbolo di leggerezza e di sogno, valori che l’Eurovision rivendica da sempre. In un’edizione piena di elettronica, coreografie iper-tecnologiche e brani d’impatto, questa melodia del 1958 ricorda che basta una linea melodica pulita per mettere d’accordo 25 paesi diversi.
Per l’Italia è una vittoria parallela. Sal Da Vinci porta ‘Per sempre sì’ in gara, ma è l’eco di Modugno a girare per corridoi e backstage, cantata con accento straniero e sorriso complice. Come se, dopo 70 edizioni, l’Europa volesse ricordare da dove nasce l’idea stessa di cantare insieme senza confini.
E così, tra metrò viennesi e piazze affollate, l’Italia non è solo in gara. È nella colonna sonora non scritta di Eurovision 2026.
