Dal 5 maggio in libreria il suo libro

Forza ma anche gentilezza, un ossimoro che però funziona, come spiega Vanessa Villa, imprenditrice e divulgatrice nel campo del benessere psicofisico e creatrice di FightGently, metodo di allenamento per corpo e mente che ha fondato nel 2020. 

Un metodo che ha trovato un grosso riscontro in una community sempre più numerosa e fidelizzata e che ha riconosciuto in Villa una persona autentica.

L’imprenditrice ha così condiviso il suo concetto di forza, di resistenza, un vero e proprio mindset nel libro “Risveglia la guerriera gentile che è in te”, il suo primo volume uscito il 5 maggio 2026 ed edito da Rizzoli illustrati.

Come nasce l’idea del libro?

«Con il lockdown, nel 2020…però è rimasto un progetto in sospeso, scrivevo solo qualche capitolo. Ha preso forma effettivamente l’anno scorso, quando sia Mondadori che Rizzoli sono arrivate da me e abbiamo deciso, volendo fare un qualcosa di illustrato, di lavorare con Rizzoli. La mia community mi ha sempre vista a colori, ho sempre lavorato con le visualizzazioni, con le meditazioni, con l’universo della fantasia: il colore mi rappresentava di più. Nel momento in cui mi sono messa a scrivere è andato tutto liscio, è stato così naturale che nel giro di pochi mesi ho fatto tutto. La mia esigenza era quella di rappresentare per filo e per segno il mio metodo, la mia filosofia. FightGently nasce proprio come una filosofia più che come metodo. Quando la filosofia non è concreta, per me resta un po’ fine a se stessa. In questo caso i termini sono più pragmatici, perché viene dato un metodo per mettere in pratica il tutto».

Che intende con guerriera gentile?

«Penso che la vita sia talmente una sfida continua che sia necessario essere dei guerrieri per affrontarla nel modo giusto. Se ci si fa travolgere e si vive in maniera passiva e non si riescono a raggiungere i propri obiettivi, a coronare i nostri sogni, secondo me è un atteggiamento necessario quello del guerriero: bisogna avere forza, carattere e coraggio per vivere questa vita che è complessa. Poi, gentili, perché la guerra, fino ad oggi, ci ha portato alla distruzione, ci sta facendo implodere su noi stessi come esseri umani, non funziona. Nel libro le guerriere sono donne, ma è una filosofia che penso valga per tutti. Scegliamo le armi della gentilezza e della delicatezza, ma potremmo fare male perché siamo guerrieri».

Come si trova l’armonia tra forza fisica e mentale?

«Penso davvero che sia tutto connesso, sia un sistema tra corpo, mente e spirito. Quando noi lavoriamo sul corpo, non lavoriamo sempre solo su quello, ma anche sulle altre due dimensioni. Dobbiamo sempre ricordarci che quando vogliamo avere equilibrio nella mente, possiamo avere accesso tramite il corpo e quando vogliamo avere equilibrio nel corpo, possiamo avere accesso tramite la mente, perché è tutto insieme. Si agisce su tutti e tre i livelli».

Come è arrivata a questo “mindset”?

«Per la mia storia personale sono una combattente, già da quando facevo karate: ho cominciato a 8 anni. Da quel momento, ho sviluppato una grande passione per il mondo orientale, per il vero guerriero dell’arte marziale, ovvero una persona rispettosa,  che  ha tanti valori, come l’umiltà, lo spirito di squadra, di sacrificio…Eppure, tutta questa disciplina mi ha inghiottito e non mi ha fatto essere così felice. Ho avuto un momento di morte e di nascita. Ho sofferto di un disturbo del comportamento alimentare: sono stata anoressica per più o meno solo 9 mesi. Avevo 20 anni, all’epoca gareggiavo ed ero un’atleta di altissimo livello, eppure sono piombata in questa malattia. Ho capito che dovevo cambiare qualcosa, cioè, dovevo essere un po’ meno dura con me stessa. Lì è nata la gentilezza, l’amore per sé, la cura, lo yoga e la meditazione che poi sono stati fondamentali per la mia salvezza. Ho capito che quei due modi insieme erano perfetti, erano l’equilibrio della mia vita e così l’ho proposto alla mia community e tante persone mi hanno seguita. Il metodo ha curato prima me e poi le persone che mi seguono».

Come ha instaurato questo legame con la community? Ci sono tanti che ormai in rete divulgano di tutto e di più…

«Non propongo standard diversi da ciò che sono realmente, né cose non autentiche rispetto alla persona che sono e soprattutto non propongo uno stile di vita o comunque un metodo che prima non abbia vissuto sulla mia pelle. Loro lo sanno e lo sentono, vedono come sono, molte mi hanno conosciuto dal vivo, nel corso di workshop o retreat che facciamo. Non c’è distanza tra ciò che sono realmente e ciò che arriva sui social. Io non sono un fenomeno di niente e dico sempre che come io sono maestra per loro, loro lo sono per me».

Lei è mamma ed è anche in dolce attesa, come si concilia tutto? O meglio è davvero possibile farlo?

«La verità è che secondo me fare tutto costa sacrifici e fatica. Chi dice ‘puoi fare tutto’ crea un’illusione. Nelle persone si generano aspettative e pressioni che, alla lunga, possono pesare anche sulla salute mentale. Ci si può rimettere anche in termini di salute mentale. Non è vero che si può fare tutto: si può fare quello che si riesce. Bisogna, secondo me, cercare di abbassare gli standard nella comunicazione e cercare di dire “Bene, allora, dove posso arrivare io?” Non si possono creare degli standard per  altre persone che poi non sono degli standard che magari fanno bene a loro. Non l’ho mai fatto e mai lo farò».