Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare. Quante volte vi sarà capitato di dire questa frase. A prescindere che siate fan di Philip K Dick, autore del romanzo che ha ispirato la storia del film di Ridley Scott che ha reso la storia del replicante Roy Batty, interpretato magistralmente da Rutger Hauer immortale, il discorso noto come Lacrime nella pioggia, vuole leggenda, improvvisato in presa diretta dall’attore, tanto per dare al tutto un finale degno di entrare nella storia del cinema. “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare” è diventato un modo di dire, al pari, che so?, del “lo scopriremo solo vivendo” tratto da Con il nastro rosa di Lucio Battisti, in quel caso parole di Mogol. Vedi qualcosa di sorprendente, magari addirittura di incredibile, nel senso letterale del termine, qualcosa che se non fossi lì a vederlo coi tuoi occhi e qualcuno te lo raccontasse tu non ci crederesti, pensando sia frutto di una fantasia senza freni, e dici “ho visto cose che voi umani non potreste immaginare”, come a mettersi sopra un sigillo di ceralacca.

Ecco, io ho visto cose che voi umani non potreste immaginare, parecchie volte, perché mi occupo di un settore, la musica, che di cose sorprendente ne mette in scena tante. Ma oggi ne ho vista una, anzi, ne ho sentita una, che forse è tra le più sorprendenti di sempre, incredibile quanto vera.

Un passo indietro. Ne ho parlato a suo tempo, dove per “a suo tempo” intendo quando è uscita, ma trovo che tra le nuove leve del pop americano Olivia Rodrigo sia tra le più interessanti. Nel dire ciò, sia chiaro, intendo in un contesto che negli anni ha tirato fuori dei talenti incredibili, non credo serva star qui a fare un recap che infili uno dietro l’altro i nomi di giganti come Lady Gaga, Miley Cyrus, Taylor Swift, Billie Eilish e recentemente anche Sabrina Carpenter, nome che nel discorso che sto per fare ha un ruolo anche da comprimaria. Credo, lo ripeto, che Olivia Rodrigo sia uno dei nomi più interessanti di un pop che sta facendo cose molto interessanti, so che in Italia questa cosa potrebbe lasciar a sua volta sorpresi, e ritengo che la sua Vampire, singolo che non a caso è stato ripreso anche da quel genio compreso e ultimamente un po’ defilato di Amanda Palmer, andatevi a cercare la sua cover sui social, è notevole, sia una delle canzoni pop più belle uscite negli ultimi dieci anni. Vi potesse capitare di passeggiare per casa mia, per dire, vi potrebbe capitare con una certa frequenza di vedermi seduto al piano mentre la canticchio, spettacolo non tanto per l’interpretazione, ma immagino per l’incosuetudine. Trovo Olivia Rodrigo, ventidue anni, per intendersi, un vero talento, non dovrebbe quindi sorprendermi che altri talenti, decisamente più riconosciuti come tali, la pensino come me. Perché nell’estate passata qualche mese fa è successo, a più riprese, che a condividere con lei il palco ci sia andata gente come Robert Smith dei Cure, a Glastonsbury, David Byrne, già dei Talking Heads, al Governors Ball, gli Weezer, al Lollapalooza, e anche Ed Sheeran, a Hyde Park. Togliendo quest’ultimo, anagraficamente più vicino alla cantante americana, gli altri nomi, specie i primi due, sono davvero incredibili al suo fianco, almeno stando alle stringenti logiche del nostro mercato piccino picciò. Da noi escono tutte le settimane canzoni che sono concentrati di collaborazioni, ma è chiaro a chiunque abbia un po’ di sale in zucca che si tratta sempre di progetti fatti per mettere insieme fanbase, più che attributi di stima reciproca o anche semplice amicizia. Non succede poi mai che si mettano insieme artisti che in apparenza non provengano in qualche modo dallo stesso contesto. Unica eccezione, questa sì non troppo distante come immaginario, è stata quella di Vinicio Capossela e Young Signorino, in occasione del lancio del singolo del cantautore dal sintomatico titolo Peste, uscito a fine gennaio 2020, cioè poco prima che in effetti la peste scoppiasse davvero, e visto da molti se non da tutti come qualcosa più che sorprendente addirittura incomprensibile. Perché, appunto, le collaborazioni fuori contesto, da noi, non sono concepite, quindi non sono concepibili, figuriamoci, provo a allestire un parallelismo pur non essendoci in realtà paragoni che reggano, se un Paolo Conte se la vedesse con una Gaia, o se Cristiano Godano decidesse di fare una comparsata a un concerto di Elodie. Invece no, in America, terra che ultimamente se la passa piuttosto male, e più in generale nel mondo ascrivibile alla cultura anglosassone, UK in testa, dal punto di vista artistica vige un certo laicismo piuttosto ferreo, per cui una rockstar come Robert Smith non ha problemi a salire sul palco più imponente del mondo, almeno un tempo era così, come quello di Glastonsbury per duettare con una popstar di appena ventidue anni, per cantare con lei Friday I’M in Love e Just Like Heaven di fronte a un pubblico entusiasta, e Rivers Cuomo e soci non hanno faticato affatto a infiammare con lei il pubblico del Lollapalooza con versioni al fulmicotone, avrebbe detto Sandro Ciotti, di Buddy Holly e Say It Ain’t So. Non oso immaginare cosa deve aver pensato il pubblico del Governors Ball quando non solo ha visto salire sul palco quel genio di David Byrne, non solo un artista con una carriera di estremo pregio, ma un intellettuale riconosciuto come tale anche da chi non ha strettamente a che fare con la musica, lì sul palco con la giovane amica e collega non solo a cantare il classico Burning Down the House, ma a farci su una delle ormai consuete e classiche coreografie che sono il marchio di fabbrica di Bryne, lì con una salopette rossa a muoversi stralunato come sempre a fianco di una Olivia, sempre di rosso, in bikini e hot pants. Non dovrebbe quindi sorprendere, ma sorprende e anche tanto, che in occasione del quinquennale dell’uscita del singolo Driver License, David Byrne abbia deciso di incidere una cover del brano, pubblicandola a suo nome giusto aggiustando un po’ il testo, laddove la bionda di cui Olivia parlava, vuole leggenda la sua ex amica Sabrina Carpenter, è diventata un biondo. Cioè, un genio assoluto come David Byrne, un intellettuale riconosciuto come tale da chi guarda magari alla musica “leggera” come a qualcosa di minore, ha inciso la cover di una popstar del 2003, una canzone uscita quando la popstar del 2003 aveva diciassette anni e nella quale parlava di una altra popstar di area Disney, Sabrina Carpenter, sua ex amica rea di averle soffiato il ragazzo, così, come se niente fosse. La sua versione, come è ovvio che sia, è a sua volta incredibile, non solo per il fatto in sé, intendo. David Byrne è David Byrne, quindi prende una canzone pop e la svuota dei suoi suoni contemporanei, mettendoci i suoi suoni, i suoi cori, e soprattutto la sua voce, dimostrando, ce ne fosse bisogno, che una buona canzone è una buona canzone a prescindere dal vestito che ha, ma che un vestito strepitoso rende una buona canzone qualcosa di simile a un capolavoro. A questo punto, lasciateci sognare, sarebbe da auspicare che anche Robert Smith, gli Weezer e chissà chi altro facciano altrettanto con le altre canzoni del repertorio di Olivia Rodrigo, lei stessa del resto ha lasciato intendere che questa cover è solo il primo di una serie di episodi si suppone altrettanto felici, e del resto Miley Cyrus ha inciso un album con i Flaming Lips, collaborando anche con Billy Idol o Stevie Nicks, le possibilità in questo campo sono davvero infinite. Per parte nostra, parlo della triste Italia, non vedo nulla di simili possibile all’orizzonte, anche perché Peste, il caso che citavo prima, non è che sia stato un vero capolavoro e soprattutto non è che abbia entusiasmato né il pubblico di Capossela né la critica. Sognare, però, è gratis, e farlo con Driver License nella versione di David Byrne, anche a occhi aperti, male non fa di sicuro.