La Spagna vince i Mondiali, ma i riflettori restano su Donald Trump che perfino dopo la consegna della coppa, invade la scena durante la foto di rito conclusiva alla premiazione.

Dall’inizio del grande evento, il Presidente USA ha conquistato riflettori e passerella.
Donald Trump ha fatto il suo ingresso al MetLife Stadium a bordo del Marine One, con Melania al fianco, proprio per l’atto finale dei Mondiali: la premiazione e la consegna del trofeo alla Spagna campione del mondo.

L’accoglienza è stata diversa da quella della sua ultima apparizione a New York per la finale dei Knicks. Questa volta niente coro di fischi all’ingresso. Per qualche secondo la regia l’ha inquadrato mentre risuonava l’inno cantato da Jennifer Hudson. Accanto a Gianni Infantino, presidente della FIFA, sui maxischermi è passato quasi senza che nessuno se ne accorgesse.

Il momento caldo è arrivato dopo. Quando è sceso sul prato insieme a Infantino per consegnare medaglie e Coppa, dall’impianto sono partiti alcuni fischi. Trump ha stretto mani, ha appeso le medaglie al collo dei campioni spagnoli e si è fermato per la foto di rito. Troppo a lungo, a giudicare dalla fretta con cui Infantino è poi intervenuto per “riportare l’ordine” e congedarlo dal palco.

Il tifo, Messi e la “maledizione” social
Prima del calcio d’inizio il presidente aveva glissato: “Il presidente argentino è un mio amico.  Battere Messi è complicatissimo. È fantastico”.
Peccato per lui che l’Argentina sia arrivata seconda. Sui social è subito partita la battuta: “Messi è l’ultima vittima di Trump”. La teoria della “sfortuna” del presidente per chiunque sostenga ha ripreso a circolare.

In tribuna d’onore la scena era da copione geopolitico. Accanto a lui Pedro Sanchez, il premier spagnolo che nelle ultime settimane non gli ha certo risparmiato critiche. Stretta di mano formale, qualche parola, come se nulla fosse. Poi conversazione con i Reali di Spagna, finiti ben poco inquadrati durante la partita: Re Felipe e le figlie sono poi scesi in campo a festeggiare con la squadra.

In prima fila anche altri due interlocutori “scomodi” per la Casa Bianca: il premier canadese Mark Carney e la presidente messicana Claudia Sheinbaum. Canada e Messico con gli Stati Uniti ospiteranno i prossimi Mondiali. Tra dazi e dichiarazioni al vetriolo, per una sera ha vinto la diplomazia da stadio.

Code, vip e spettacolo stile Super Bowl
La presenza presidenziale ha però complicato la vita ai tifosi. Controlli blindati, perquisizioni lunghissime code di ore per entrare.

Sugli spalti una sfilata di star: Matt Damon, Beyoncé e Jay-Z, Rihanna, Dua Lipa, Timothée Chalamet, Kylie Jenner. Tra le leggende del pallone Zidane e Simeone, e poi Carlos Alcaraz e David Beckham.

Prima del fischio d’inizio è andato in scena un vero pre-show all’americana. Tom Cruise ha preso la parola parlando di un calcio che “trasforma sconosciuti in amici”. Poi musica: Laura Pausini insieme a Robbie Williams e Nicole Scherzinger.

All’intervallo è arrivato il primo vero “half-time” alla Super Bowl. Il campo è diventato New York: Empire State Building, Ponte di Brooklyn, Vessel. Fuochi, luci, e la Coppa del Mondo tirata fuori da un baule Louis Vuitton.

Protagonisti Madonna in rosa e occhiali scuri, arrivata su un’auto con targa “maestro” guidata da Ronaldo e con Ronaldinho al fianco. Justin Bieber alla chitarra. Shakira in giallo e rosa a infiammare il pubblico. Sugli schermi è apparso Pelé a lanciare un “Love” che ha chiuso lo spettacolo, prima di ridare la palla al calcio.

Alla fine ha vinto la Spagna, ma il giorno è di Donald Trump. Sul piano sportivo la serata ha dato grandi soddisfazioni ai tifosi iberici. Ma dal punto di vista mediatico il racconto è stato un altro: Trump voleva i Mondiali, li ha portati negli Stati Uniti e ha deciso di esserci, proprio lì, nel momento della consegna. Fischi compresi. Applausi compresi. Foto comprese.

Perché quando c’è lui, anche la finale più importante del mondo rischia di diventare, prima di tutto, una scena.