L’atterraggio ad Ankara a bordo del nuovo Air Force One dorato non ha ammorbidito Donald Trump. Anzi. Appena arrivato nel palazzo presidenziale turco, il presidente americano ha ripreso a puntare il dito contro gli alleati.
Tra tutti i leader europei, la premier italiana è l’unica a cui Trump ha dedicato un apprezzamento personale: “Mi piace, è una brava persona”. Un’apertura durata pochi secondi. Subito dopo è arrivata la stoccata: “Ha fatto un errore. Sull’Iran non ci ha aiutato”.
Meloni osserva un atteggiamento diplomatico, ma non confidenziale, rispetto al passato. Ha scelto la linea del silenzio dopo la diffusione dell’ultimo meme diffuso dal tycoon, in cui si invocava un ordine restrittivo nei suoi riguardi.
Il capo della Casa Bianca, sollecitato in merito dai giornalisti, ha spiegato così la sua delusione: “Il nostro rapporto si è un po’ incrinato. Non ha voluto essere coinvolta nello Stretto di Hormuz, non ha voluto essere coinvolta sull’Iran. Ha rifiutato. Io non le ho fatto pressioni”. E ha rincarato: “Noi abbiamo più petrolio di chiunque altro al mondo. L’Hormuz non ci serve. Lo facciamo perché pensiamo sia importante per tutti. Lei non c’è stata e non ne sono stato contento”.
Un giudizio duro. Trump però ha tenuto a distinguere Meloni dagli altri. Francia, Germania, Regno Unito e Spagna sono finite tutte nello stesso calderone: “Non ci hanno aiutato”. La premier, almeno, si è salvata l’appellativo di “persona perbene”.
La cena a porte chiuse è stata il banco di prova. Allo stesso tavolo sedevano proprio Trump, Erdogan, Rutte e i quattro leader finiti nel discorso del tycoon: Meloni, Merz, Macron e Starmer. Obiettivo: limare le distanze prima del Consiglio Atlantico di domani. Ma dai pochi rumori filtrati, l’aria non sembra distesa.
Anche sugli altri fronti Trump non ha usato mezzi termini. Ha accusato la Nato di averlo “deluso in Iran”, ha ventilato di nuovo uno spostamento delle truppe Usa dall’Europa e ha rilanciato la richiesta di “controllo americano sulla Groenlandia”.
Intanto Erdogan gioca le sue carte. Ha accolto Trump in aeroporto con tutti gli onori, diretta tv inclusa. Vuole riaprire la porta degli F-35 e ottenere i motori americani per il caccia Kaan. “La Turchia è più leale di altri Paesi. È una cosa che consideriamo”, ha commentato Trump, aprendo uno spiraglio.
Il vero test sarà il bilaterale con Zelensky. Trump ha assicurato di aver parlato “a lungo e in modo positivo” sia con il presidente ucraino che con Putin: “Penso che vogliano un accordo. Risolveremo questa guerra, spero presto”.
Ma la frase che resterà è quella su Meloni. Un misto di stima e rimprovero. Una formula che Trump usa quando vuole tenere aperta una porta, senza però rinunciare a far sentire il peso dell’America.
Per Roma ora la sfida è chiara: ricucire senza cedere, e dimostrare che “esserci” per gli Usa non significa sempre dire sì su tutto.




