Cerimonia in grande stile a Washington per il leader cinese. Tappeto rosso, picchetto d’onore dei diversi corpi militari statunitensi e passaggio aereo di caccia stealth B-2 e F-22 Raptor hanno scandito l’arrivo ufficiale di Xi Jinping e della moglie Peng Liyuan.

Il presidente americano Donald Trump, affiancato dalla first lady Melania, ha ricevuto gli ospiti di Pechino in una Casa Bianca addobbata per l’occasione con un protocollo di altissimo livello, pensato per mettere in ombra le forti frizioni che segnano il legame tra le due capitali.

Nel Grand Foyer i due capi di Stato hanno tenuto interventi incentrati sul legame personale costruito nel tempo e definito da entrambi come amichevole.

Trump ha rivendicato i “passi avanti significativi” realizzati insieme a Xi e ha preannunciato un confronto serrato sui dossier più delicati, dalla sicurezza nazionale alla tecnologia, con scelte che a suo dire potrebbero garantire “pace e benessere per i prossimi decenni”. La replica del presidente cinese è stata improntata alla disponibilità a lavorare insieme, perché – ha sottolineato – i due Paesi “guadagnano collaborando e perdono scontrandosi”. Da qui la proposta di moltiplicare le collaborazioni sul fronte economico e su quello delle regole per l’intelligenza artificiale, mantenendo aperto un canale militare diretto e costante.

Al di là dell’etichetta sfarzosa – che ha suscitato critiche trasversali in Congresso – e della cordialità esibita, il rapporto resta pieno di contraddizioni. Mentre Trump spinge per chiudere il conflitto in Iran, Pechino continua ad acquistare greggio da Teheran e a fornire componentistica impiegata in droni e missili che hanno colpito anche forze Usa.

Altro terreno di competizione è l’intelligenza artificiale, dove è in corso una sfida per la leadership globale. Trump ha lasciato intendere su Truth che la Cina rifiuta paletti sullo sviluppo dell’IA, mentre Xi ha insistito sulla necessità che l’intelligenza artificiale rimanga “sotto controllo umano”.

Restano sullo sfondo le tensioni nell’Indo-Pacifico, alimentate dalla rapida modernizzazione militare cinese che allarma il Pentagono e gli alleati regionali di Washington, e le preoccupazioni sul riarmo nucleare: secondo le stime americane, Pechino potrebbe superare le mille testate atomiche entro il 2030.

Il concetto chiave evocato da Pechino è quello della convivenza inevitabile tra le due maggiori potenze del pianeta, con l’esplicito invito a non cadere allo scontro armato tra una potenza egemone e una emergente che ne insidia il primato.