Secondo i dati di iDoctors, le richieste di visite di medicina sportiva aumentano del 200 per cento a settembre e ottobre rispetto alla media annuale, ma per allenarsi in sicurezza sono importanti una valutazione medica e un programma adeguato alla propria condizione fisica
Con l’arrivo dell’autunno e, successivamente, dei primi mesi dell’anno, torna il desiderio di rimettersi in forma e adottare uno stile di vita più attivo. Tra i primi passi c’è spesso la prenotazione di una visita medico sportiva, utile per valutare le proprie condizioni di salute prima di riprendere gli allenamenti, soprattutto dopo un lungo periodo di inattività.
A confermare questa tendenza sono i dati di iDoctors, piattaforma italiana dedicata alla prenotazione online di visite specialistiche ed esami diagnostici, secondo cui nei mesi di settembre e ottobre le richieste di appuntamento nell’ambito della medicina dello sport registrano un incremento del 200 per cento rispetto alla media annuale. Un secondo picco si osserva a gennaio e febbraio, quando i buoni propositi legati al benessere tornano al centro dell’attenzione.
Il desiderio di riprendere l’attività fisica riguarda anche chi ha superato i quarant’anni, fascia che rappresenta il 28 per cento delle prenotazioni considerate dalla piattaforma. A questa età, tuttavia, è importante tenere conto dei cambiamenti del corpo, dei tempi di recupero e degli eventuali fattori di rischio. Per approfondire il tema, iDoctors ha raccolto le indicazioni del medico dello sport Giovanni Liberatori, del cardiologo Mario Baldi e del fisiatra Ugo Del Prete.
Riprendere ad allenarsi senza sopravvalutare le proprie capacità
Dopo un periodo di inattività, tornare a praticare uno sport richiede un approccio graduale e una maggiore consapevolezza delle proprie condizioni fisiche. Uno degli errori più comuni consiste nel voler recuperare rapidamente i ritmi e le prestazioni raggiunti in passato, senza considerare che forza, resistenza e capacità di recupero possono essere cambiate.
Il medico dello sport Giovanni Liberatori richiama l’attenzione sulla cosiddetta sindrome di Highlander, espressione utilizzata per descrivere la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità motorie. L’entusiasmo per la ripresa può spingere ad aumentare troppo rapidamente l’intensità degli allenamenti, esponendo il corpo a sollecitazioni per le quali non è ancora preparato.
Anche la memoria dei gesti sportivi può trarre in inganno. Come sottolinea il fisiatra Ugo Del Prete, ricordare come si pratica una disciplina non significa possedere ancora la preparazione fisica necessaria per sostenerla. Ripartire con carichi eccessivi può favorire sovraccarichi e lesioni, con il rischio di dover interrompere nuovamente l’attività.
Tra i comportamenti da evitare rientrano la concentrazione degli allenamenti nel solo fine settimana, l’assenza di un adeguato riscaldamento dinamico, il mancato rispetto dei tempi di recupero e la trascuratezza dell’allenamento della forza. Una programmazione poco equilibrata può aumentare il rischio di problemi muscolari e tendinei, soprattutto quando il fisico non è abituato a sostenere uno sforzo regolare.
Superare i quarant’anni non rappresenta una controindicazione alla pratica sportiva, ma rende ancora più importante personalizzare il percorso. Secondo Del Prete, è necessario valutare il punto di partenza, preparare il corpo allo sforzo e procedere per gradi, tenendo conto dello stato di salute, della durata dell’inattività e di eventuali disturbi muscolari o articolari. In genere, è preferibile iniziare con sedute brevi e intensità moderate, aumentando progressivamente il carico in base alla risposta dell’organismo.
Visita medica e controlli cardiovascolari, quali valutazioni considerare
Con l’avanzare dell’età può aumentare la probabilità di sviluppare fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, colesterolo elevato e alterazioni della glicemia. Si tratta di condizioni che possono rimanere a lungo senza sintomi evidenti e che meritano attenzione prima di intraprendere programmi di allenamento impegnativi.
Per questo motivo, Liberatori raccomanda una valutazione medica preventiva, con controlli da definire in base alla storia clinica, al tipo di attività che si intende praticare e all’intensità dello sforzo previsto. Il cardiologo Mario Baldi sottolinea inoltre l’importanza di valutare il profilo cardiovascolare individuale, soprattutto in presenza di patologie note o di fattori di rischio.
Tra gli accertamenti che il medico può prendere in considerazione rientrano l’elettrocardiogramma a riposo e, quando indicato, un test da sforzo su cicloergometro o tapis roulant. Questi esami consentono di valutare la risposta del cuore all’attività fisica e di individuare eventuali anomalie che richiedano ulteriori approfondimenti. In base al quadro clinico, possono essere utili anche la spirometria, per valutare la funzionalità respiratoria, e gli esami del sangue per controllare parametri come glicemia, profilo lipidico e funzionalità renale.
Una visita cardiologica con ecocardiogramma color Doppler transtoracico può essere indicata in presenza di condizioni quali ipertensione, diabete, colesterolo elevato, familiarità per malattie cardiovascolari o abitudine al fumo. La scelta degli accertamenti, tuttavia, deve essere affidata al medico, che può stabilire quali siano realmente necessari in relazione alle caratteristiche della persona e all’attività sportiva prevista.
Dolore e affaticamento, i segnali da non sottovalutare
Durante la ripresa dell’attività fisica, imparare a riconoscere i segnali del proprio corpo è essenziale per evitare che uno sforzo eccessivo si trasformi in un infortunio. Affaticamento persistente, dolori muscolari o articolari e tempi di recupero più lunghi del previsto sono indicazioni da considerare nella gestione dell’allenamento, riducendo l’intensità quando necessario e rivolgendosi a un professionista in caso di disturbi persistenti.
È importante prestare attenzione anche a sintomi come dolore al petto, difficoltà respiratoria insolita, capogiri o palpitazioni durante lo sforzo. In questi casi è opportuno interrompere l’attività e richiedere una valutazione medica, mentre sintomi improvvisi o intensi possono richiedere assistenza urgente.
Il principio da seguire è quindi quello della continuità, privilegiando un’attività fisica sostenibile rispetto a sforzi occasionali e particolarmente intensi. Come ricorda Baldi, l’esercizio regolare, soprattutto se moderato e adattato alle condizioni individuali, contribuisce alla salute cardiovascolare e può ridurre il rischio di eventi come infarto e ictus. Non sono necessari allenamenti estremi per ottenere benefici, mentre risultano fondamentali la costanza, la progressione dei carichi e il rispetto dei tempi di recupero.
Tornare a fare sport dopo i quarant’anni può rappresentare un’importante opportunità per migliorare il benessere fisico e mentale. Perché questo percorso sia efficace e sostenibile, è però necessario partire da una valutazione realistica delle proprie capacità, affidarsi a indicazioni professionali quando opportuno e concedere al corpo il tempo necessario per adattarsi nuovamente al movimento.




