“Siamo liberi. Andando in onda in un orario nel quale non ci sono poi così tante pressioni e aspettative, non è mai capitato che mi chiedessero di avere un determinato ospite, o di non averne un altro”.
Una buona notizia che suona incredibilmente anche come una pessima notizia, a seconda che si voglia guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Partiamo da qui, e dal fatto che Enrico Ruggeri, a lui appartengono in quella determinata sequenza le parole da cui questo pezzo ha mosso i suoi primi passi, torna a gennaio con la terza stagione de Gli Occhi del Musicista, sempre in seconda serata su Rai 2. E partiamo dalla conferenza stampa che proprio nel bellissimo studio del programma, ospitato nei più ampi spazi della produzione Rai in via Mecenate 76, a Milano, ha avuto luogo, alla presenza anche del direttore di Rai Cultura e Educational, sotto il cui cappello il programma è passato, Fabrizio Zappi, oltre che dei due partner in crime del Rouge, Alice De Andrè e il comico Vincenzo Albano e degli autori tutti capitanati dal chief Ermanno La Bianca, autore insieme a Ruggeri del programma, oltre che dei testi. Un’occasione per parlare di quel che andremo a vedere, in queste ore verrà registrata anche l’ultima puntata, e di quel che è la mission del programma, ma anche di come la Rai intenda per una volta farsi carico di quell’essere servizio pubblico, andando a coniugare, parole di Ruggeri, largo e alto, una strana anomalia tutta italiana che ciò che vada bene a un pubblico largo non possa di suo puntare anche in alto, a quella parola, cultura, che tanto spesso fa davvero paura. Un programma, Gli occhi del musicista, che è una rarissima isola felice dove la cultura in effetti è di casa, attraverso la forma canzone, declinata indubbiamente verso la sua versione colta, la cosiddetta musica d’autore, ma anche puntando a quelli che a loro modo sono diventati dei classici, per questa seconda stagione, come per la precedente, le puntate non sono più singolarmente dedicate a un artista, ma a un argomento. Un programma, Gli occhi del musicista, ha ben spiegato Ruggeri, dove la musica è suonata dal vivo, senza neanche le tanto abusate sequenza, con una residence band che è poi la band con la quale è solito esibirsi nei live, di volta in volta arricchita da un musicista ospite, durante la puntata sono stati citati tutti e cinque, tante saranno le puntate, Giuseppina Torre, Saturnino, Ricky Portera, Massimo Varini e Rocco Tanica, una band ogni volta intenta non solo a riarrangiare al servizio del musicista ospite la sigla, brano ruggeriano che dà il titolo al programma, ma anche tutte le canzoni che durante il programma andranno eseguite, e che si metterà a sua volta al servizio di ospiti sempre ricercati e mai banali, non di quelli che in genere si trovano nei programmi televisivi, anche dello stesso servizio pubblico. Quelli citati o visti nel breve filmato che ha introdotto la conferenza sono di quelli che ti incuriosiscono, e se sei un appassionato di musica, ti attraggono incredibilmente, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, uno strepitoso John De Leo, un tempo voce dei Quintorigo, visto cantare attraveso un registratorino giocattolo, altro che autotune, Bunna e Madaski degli Africa Unite, Irene Grandi, L’Aura, Dio mio, perché L’Aura non tira fuori un album all’anno e non è presente in tutte le line-up dei festival?, Michele Bravi, si immagina ospite della prima puntata, visto che poi scatterà il coprifuoco in vista del Festival di Sanremo, e Caparezza, davvero difficile da vedere in televsione, e poi ancora Veronica Marchi e Alessandra Nazzaro, citate da Ruggeri su mio stimolo. Avendo infatti visto come nelle scorse stagioni, a fianco di artisti di nome divenuti per loro volontà o anche per volontà di un mercato miope e ottuso, outsider, erano stati ospiti del programma anche personaggi considerati a torto minori, in realtà di altissimo profilo ma fuori da quelle logiche di mercato dettate da corporativismi o anche solo dall’algoritmo, cito un nome su tutti, Roberta Giallo, ho chiesto se anche quest’anno la regola non scritto che ha mosso la cernita degli ospiti è stata la medesima, ottenendo risposta positiva. Anzi, ottenendo esattamente la risposta dalla quale questo pezzo ha mosso i primi passi, quella riguardo la libertà d’azione possibile vista la fascia oraria, a sua volta altra mia domanda, rivolta a Fabrizio Zappi, direttore di Rai Cultura e Educational, cioè se anche quest’anno ci saremmo dovuti munire di thermos per il caffè, dovendo poi aspettare che il gallo cantasse per poter vedere gli agognati episodi. Domanda, quest’ultima, cui Zappi ha risposto negativamente, quest’anno è stato scelto il martedì proprio perché prima ci sarà Il Collegio, programma non in diretta e che non sfora quindi mai. Collegio, ha specificato colui che ha guidato la conferenza, di cui mi sfugge il nome, che sarà dedicato al 1991, quindi in perfetta coerenza con l’ipotetico pubblico del programma, ha detto, ottimista, io sono in perfetta coerenza col programma, nel 1991 avevo ventidue anni e avevo quindi finto le scuole e non guarderei il Collegio neanche se mi puntassero un bazooka alla tempia, non scherziamo. Tornando invece alla libertà d’azione che indubbiamente Ruggeri e Labianca hanno avuto nello stilare la lista degli ospiti, stando a quel che si è visto e sentito indubbiamente interessanti, quella che potrebbe essere una buona notizia, Ruggeri ha appunto sottolineato come lui tenda a guardare il bicchiere mezzo pieno, è anche una pessima notizia, perché pensare che per poter essere liberi nel servizio pubblico tocca andare in onda in seconda serata, una seconda serata che non comincerà mai prima delle ventitré e trenta, è una cosa agghiacciante, anche se è vero, l’ha citata sempre il Rouge, che in tarda serata è andato un cult come Quelli della notte e Indietro tutta, e che RaiPlay ha in qualche modo reso i palinsesti meno pesanti, perché quel che non si guarda in diretta lo si può guardare quando si vuole in streaming, ma io che per lavoro tendo a guardare il bicchiere mezzo vuoto penso che un programma come Gli occhi del musicista, con ospiti come Cristiano Godano, Veronica Marchi, John De Leo o Caparezza, ne cito quattro a casa, dovrebbe andare in onda in prima serata, perché la cultura non ha bisogno di cogliere i propri antagonisti nel sonno, ma dovrebbe davvero essere alla portata di tutti.
Partito in realtà citando una magnifica Ornella Vanoni, che ospite del suo vecchio programma Una storia da Cantare, in onda in prima serata il sabato su Rai1, viva Dio, ebbe a regalarci una vera perla quando, accecata dai fari, disse interrompendo la sua esecuzione di non ricordo che brano “Io non vedo un cazzo… tanto poi cancellate”, inconsapevole che il programma fosse in diretta, lui a sua volta accecato dai fari e quindi impossibilitato a vedere noi della stampa, e proseguito anche regalandoci un ricordo di Milva, l’occasione, suggerita dal collega Enzo Gentile, un decano del mestiere, l’uscita dell’album postumo “Milva nuove tracce”, album che ha come unico vero inedito proprio un brano scritto da Ruggeri in compagnia di Luca Ghielmetti e Paolo Frola, “Amore vista pioggia” il titolo, il discorso fatto dal cantautore milanese è di quelli che non possono incontrare oppositori, la musica è cultura e la cultura, in un’epoca come questa di nervosismo, di scontro, di incertezze, è una delle poche ancore di salvezza, cui aggrapparsi senza lesinare leggerezza e divertimento, le presenze di personaggi come Adriano Panatta e Marco Tardelli, tra gli altri, a garantire momenti anche extramusicali di un certo valore.
Come è di valore, vado fuori tema tanto ormai il finale è a due passi, La caverna di Platone, quarantesimo album di Enrico Ruggeri con il quale questo tormentato 2025 si è aperto, clamorosamente non presente in tutte le classiche classifiche di fine anno, lui che dovrebbe campeggiare sempre tra le prime posizioni, un lavoro importante, da ascoltare e ascoltare, perché le canzoni ci dicono cose di noi e del mondo che ci circonda che a volte fatichiamo altrimenti a comprendere. Anche da lì si capisce quanto Ruggeri sia in effetti un uomo libero, perla rara in un ambiente omologato e assolutamente di integrati, zero apocalittici. Per vedere in tv Gli occhi del musicista toccherà aspettare il 13 gennaio, giusto prima che poi parta il filotto dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina e poi arrivi il Festival di Sanremo. La caverna di Platone saprà tenerci compagnia nel mezzo.




