Giorgia Meloni annuncia lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per il piano strutturale destinato alla cura delle fragilità della terza età.

Il nuovo Piano mette al centro l’over 70 non autosufficiente. Lo fa prevedendo una valutazione unificata dei bisogni sanitari, sociali e assistenziali presso i punti unici di accesso attivati nelle Case di comunità, aperti con i fondi PNRR. Ogni anziano avrà un programma di cura su misura, dinamico, che segue l’evoluzione della sua fragilità, con la possibilità di rivolgersi ad un solo ufficio per richiedere assistenza. Se peggiora, il piano si adatta. Se migliora, anche. La priorità non è più portare l’anziano in struttura, ma portare i servizi a casa sua. Assistenza domiciliare potenziata, incentivi al senior cohousing – la coabitazione tra anziani per non restare soli – e, finalmente, un supporto concreto ai caregiver familiari: coaching, formazione e periodi di sollievo.

La riforma poggia sul potenziamento strutturale del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze (FNA), che per il triennio 2025-2027 vale circa 3 miliardi complessivi, con l’aggiunta di un miliardo e mezzo extra per gli interventi specifici sugli over 70.

Parliamo quindi di uno sforzo finanziario senza precedenti, che porta l’Italia finalmente vicino agli standard europei.

Il piano affronta il vero tema nazionale rimosso. Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo. Abbiamo 14 milioni di over 65 e saremo 20 milioni nel 2040. Senza un sistema per la non autosufficienza, salta il welfare, saltano le famiglie, salta il bilancio dello Stato.

Se questo modello partirà davvero nelle Case di Comunità, se la VMU diventerà realtà e non un altro modulo, allora Giorgia Meloni avrà messo un mattone che resterà ben oltre la durata del suo governo.