La situazione nel Golfo Persico rimane critica, con l’Iran che ribadisce di non voler negoziare con gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha smentito con forza le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, che aveva assicurato che i contatti con la Repubblica Islamica per porre fine alle ostilità “continuano” e “sono produttivi”.
La posizione degli Stati Uniti
La Leavitt ha anche avvertito che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “scatenerà l’inferno” se l’Iran non coglierà l'”opportunità di cooperare”. Gli Stati Uniti sembrano essere pronti a chiudere il conflitto, che è già “in anticipo di venti giorni sulla tabella di marcia” prevista.
Nel frattempo, i contatti tra le capitali del mondo arabo e musulmano si intensificano. Il Qatar e il Pakistan si stanno ponendo come mediatori tra gli Usa e l’Iran, mentre l’Egitto e la Turchia sono coinvolti nel fronte dei mediatori.
La guerra continua
L’esercito iraniano ha affermato di aver sparato missili da crociera nella direzione della portaerei statunitense Abraham Lincoln e di averla “costretta a cambiare posizione”. Israele, da parte sua, ha affermato di aver colpito obiettivi a Teheran e un impianto di sviluppo di sottomarini a Isfahan.
Le conseguenze economiche
Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, causando difficoltà agli approvvigionamenti di idrocarburi e fertilizzanti per numerosi Paesi. L’Iran spera che gli Usa cedano alle pressioni esterne il prima possibile.




