Divampano le polemiche

Jannik Sinner è imperturbabile. Ieri, 22 ottobre ha vinto a Vienna il suo match in meno di un’ora con il punteggio di 6 -0, 6-2. Nulla può scalfirlo o meglio nulla che non avvenga fuori dal campo.

Le polemiche per la sua rinuncia alla Coppa Davis di novembre, si dice, abbiano infastidito lo staff ma l’altoatesino va avanti sulla sua strada. A fine match, ha spiegato: “Posso solo dire che accetto tutte le critiche, ho già detto tutto su questo tema e non ho nulla da aggiungere. Vienna è una città splendida e il torneo mi piace. Ho la mia famiglia qui con me e anche degli amici che stanno arrivando. I tornei indoor per me sono sempre stati speciali; qui ho ricordi molto positivi, cinque anni fa mi diedero una wild card e due anni fa ho giocato un tennis davvero buono. Per me questo torneo è molto importante e a fine stagione ogni torneo pesa: sono punti importanti che ti aiutano anche per l’anno successivo”.

Su Sinner tutti si sono espressi, dalle più autorevoli firme del giornalismo italiano, fino a Fabrizio Corona e al Codacons. Il tennis, che si voglia o meno, è un po’ diventato come il tennis, in cui tutti si sentono liberi di dire tutti, è mainstream.

Fa parte di quella cultura sportiva italiana forse da rivedere che invece di celebrare uno dei campioni più grandi di sempre lo bistratta, lo maltratta e mette in dubbio la sua italianità. Carlos Alcaraz (e non Alvarez come l’ha chiamato in un tweet polemico, poi corretto, Bruno Vespa) ha saltato parecchie volte la Davis, così come fatto in passato da Djokovic o Federer.

Eppure nei loro Paesi nessuno ha sollevato polemiche così, mettendo in croce un ragazzo che in uno sport individuale sarà libero di scegliere come programmare la sua stagione e di non partecipare a una Coppa, sì importante ma che non ha più i lustri di un tempo.