Esiste tutta una retorica di questi tempi nei confronti di tutti quegli articoli che abbiano titoli fuorvianti, messi lì apposta per incuriosire, si parla spesso di una curiosità morbosa, ma che in realtà poco ci azzeccano con quel che si racconta. Quel che si racconta che spesso neanche esiste, perché gli articoli frutto di clickbaiting si consumano tutti lì, nel titolo.
Ecco, quello che state per leggere è un pezzo, non un articolo ma un pezzo, non sono un giornalista e non faccio giornalismo, che ha un titolo eccentrico, accattivante. Un titolo che però ha a che fare con quel che racconto, lo scoprirete solo vivendo, avrebbe cantato Battisti, e c’entra soprattutto con la poetica dell’artista, il giovane artista, che vado a raccontare.

Per farlo, però, parto come sempre da lontano, lontano nello spazio e nel tempo.

C’è un album di parecchi anni fa, era il 1990, che aveva come singolo di lancio una canzone che si intitolava Speriamo che piova. La canzone in questione raccontava di un weekend romantico, da passare in una casa dalla quale, “quando c’è foschia c’è sempre il sole, ma siccome si vede Giannutri, vuole dire che piove”, Giannutri era anche il titolo dell’album e Fabio Concato il nome del titolare del tutto. La speranza riposta nella pioggia, la canzone è davvero bella e delicata, la storia di due adulti che continuano a amarsi mossi dalla stessa passione di quando erano giovani, è legata proprio alla loro passione, “quando c’è brutto mi ami più forte e mi dici vola, se vuoi partire non aspettare, vedrai che appena ti alzi comincio anch’io a volare” sussurra il cantautore milanese, dopo essersi augurato che piova almeno di notte, ditemi voi un modo altrettanto poetico per raccontare il sesso.
Ecco, adesso sta piovendo. È piovuto spesso, di questi tempi, in Italia, Milano compresa. Rispetto alla pioggia non la vedo come Concato, almeno non qui e non ora, mentre me ne sto andando a piedi da casa verso la Warner, quattro chilometri passati sotto l’ombrello schivando pozzanghere e buche sul marciapiede. A me la pioggia mette tristezza, sono poco originale, e la pioggia in città fa proprio venire i nervi, tutti che prendono l’auto, i mezzi intasati comunque di gente che lascia gocciolare ovunque gli ombrelli, la meteoropatia che mi attanaglia.

Sto andando in Warner, sotto la pioggia, pensando a Concato che invoca la pioggia davanti a Giannutri, quindi in Toscana. Piovesse lì, mi dico mentalmente, maledicendo il cielo che non smette di buttarla giù a catinelle. Sto andando a intervistare Tellynonpiangere, talento passato dall’ultima edizione di X Factor che domani esce col suo secondo singolo, il primo da che quel programma è finito. Già il nome Tellynonpiangere dice molto, ma va detto che un clima piovoso è assolutamente coerente col suo immaginario vagamente emo, parlo di look, comunque intimista e malinconico, parlo invece di musica. Se avete visto il programma lo ricorderete, perché sin dal suo passaggio alle audition si è capito di che pasta era fatta, e così in effetti ha dimostrato a ogni suo passaggio lì dentro, al punto che un po’ tutti, a un certo punto, giudici e pubblico che non tifasse smaccatamente per lui e si sentisse comunque di esprimere la propria opinione sui social, e dove se no?, hanno iniziato a chiedersi se a parte quella cifra ce ne fossero altre, di sfumature, nella sua tavolozza, arrivando poi al momento in cui Achille Lauro, più per strategia da giudice che per onestà intellettuale, ha deciso di farlo eliminare, e lui lì sa esattamente come muoversi, colpito e affondato, andando a sottolineare come di fuori ci fosse sicuramente più spazio per lui che lì dentro, la sua scarsa capacità di cantare altro, forse anche proprio di cantare e basta, a fare da rinforzo alle sue testi, Francesco Gabbani, giudice di Tellynonpiangere a perdere completamente la brocca per difenderlo, inutilmente. Avere una propria identità facilmente riconoscibile dagli altri, la famosa sola cifra o sfumatura in suo possesso, è qualcosa a cui molti se non tutti oggi aspirano o dovrebbero aspirare, anche se poi chiaramente in un talent si chiede anche altro. Tellynonpiangere quella cifra ce l’ha, e ha anche un vissuto pesante alle spalle, lì solamente evocato, immagino motivo di quello sguardo triste, malinconico, appunto, che lo ha reso molto amato a una frangia femminile del pubblico del programma Sky. Una cosa che sin dalle audizioni è subito trapelata è che Tellynonpiangere non ama parlare. Anzi, non parla affatto. In tutte le puntate, registrate e live, ha detto sì e no una decina di parole, frasi asciutte che sarebbero piaciute a Raymond Carver, forse addirittura a Ungaretti. L’idea di intervistarlo, mi dico mentre salgo all’ottavo piano del palazzo che ospita la Warner, e di intervistarlo in una giornata come questa rende il mio lavoro non esattamente agevole, perché non c’è niente di peggio che fare un’intervista nella quale le domande siano molto più lunghe delle risposte. Così sarà nel corso della nostra chiacchierata, in effetti, pur schivando il rischio noia, avere poche risposte di per sé potrebbe essere un deterrente per la curiosità, ma se è la timidezza a dettare il tutto e non l’assenza di risposte intelligenti, allora si può agevolmente fare lo sforzo di andare avanti, e quel che mi apparirà di fronte è un giovane artista che ancora sembra voler tenere i piedi ben ancorati per terra, certo, ha lasciato il lavoro in pizzeria che svolgeva quando è entrato a X Factor, ma di qui a pensare a chissà che svolta ce ne passa, anche essere in una saletta della Warner, con un singolo nuovo in uscita sembra non fargli perdere il contatto con la realtà. Del resto quel che ha fatto una volta uscito non è tanto diverso da quel che faceva prima, lavoro in pizzeria a parte, stare in studio a scrivere canzoni, a registrarle, a condividere il proprio lavoro con produttori e autori a lui affini, umanamente prima che professionalmente, il nuovo singolo, Solo solissimo, titolo che potrebbe apparire a ragione paraculo paraculissimo, ma che in realtà come la farfallina cui faceva riferimento il giovane Luca Carboni in tempi ormai assai lontani, poco prima che uscisse proprio quella Speriamo che piova da cui questo pezzo ha mosso i primi passi, è invece una ennesima prova di una cifra ben precisa, il suo nuovo singolo, dicevo, Solo solissimo, scritto con Pecs. Un viaggio intimo, quello che viene dipanato nel testo, dove la meta è lo stesso Tellynonpiangere, Bologna, stando almeno al video che la accompagna, la mappa sulla quale muoversi, la speranza di poter ricominciare in controluce. Certo, aver citato a un certo punto, anche il suo modo di parlare ricorda molto quello intimidito di Luca Carboni, specie del Luca Carboni di quel periodo lì, lieve e dolce, l’aver citato, dicevo, la Sagra della Pera che si tiene al suo paese, San Venanzio di Galliera, Galliera che è anche il nome di una via di San Venanzio di Galliera, come la è di Bologna, sede del mitico negozio Disco D’Oro, dove ho passato chissà quante ore ai tempi dell’università, e dove ho incontrato per la prima volta proprio Luca Carboni, che ai tempi abitava proprio da quelle parti, la Pera frutto dolce per antonomasia, ha reso il tutto anche surreale, regalandomi il titolo dal quale sono partito, ma spero che questo racconto, stralunato e bonario, abbia trasmesso anche a voi un po’ di quella curiosità che mi ha spinto a uscire di casa in un giorno piovoso come questo, l’incubo dei Giochi Olimpici invernali dietro l’angolo. Tellynonpiangere non è uno di molte parole, ma quelle che dice, e soprattutto quelle che canta, bastano e avanzano.