Claudio Baglioni scrittore a quattro mani con Michele Caccamo. Il cantautore scrive un dialogo poetico a 800 anni dalla morte di San Francesco.

Dal 15 settembre 2026 arriva in libreria “TAU. In segno d’amore”, edito Castelvecchi Editore.
Un’edizione speciale in 3.000 copie numerate, è già in preorder dal 15 luglio 2026.

Questo lavoro non è un caso. È un ritorno di Baglioni ad un Santo le cui parole, ha cantato già più volte, riproponendo Fratello Sole e Sorella Luna in varie occasioni. Ma “TAU” non è agiografia. È un’invenzione poetica e morale in otto notti, ispirato all’ultima lettera aramaica ed ebraica con cui Francesco indicava gli emarginati, il saio, la croce e la semplicità insieme.

Protagonista è Sant’Antonio da Padova, malato e vicino alla fine. In quella soglia gli appare Francesco. Non come visione da santino, ma come richiamo. Una voce che lo riporta all’origine della sua vocazione.

Notte dopo notte la distanza tra i due si assottiglia. Il Santo della parola, della predicazione, dello studio, viene condotto verso il limite della conoscenza. Là dove ogni definizione cede e resta solo il silenzio.

Le parole degli autori: spogliarsi per essere
A firmare l’idea è Baglioni: «In un tempo che insegue sempre più l’accumulo e il possesso, abbiamo scritto di due uomini che si sono spogliati di tutto, per essere essenza dell’essenziale. Ognuno chiamato a fare la sua parte».

E Caccamo racconta il metodo: «Con Claudio abbiamo costruito questo libro facendo convergere pensiero, visione e scrittura, parola dopo parola. Perché Francesco e Antonio non restassero trattenuti nella sola devozione, ma riemergessero come due vite nelle quali Dio si è reso visibile».

Non è la prima volta che Baglioni incrocia Francesco. È stato più volte ispirato in musica dal Cantico delle Creature. Il cantautore ora torna da lui perché in un’epoca che misura tutto in quanto possiedi, sente il bisogno di raccontare chi ha scelto di non avere nulla ma di amare tanto e tutti indistintamente.

Francesco nei suoi testi non predica. Toglie. Fa cadere nomi, certezze, immagini di Dio costruite per difendersi dal mistero.

È lo stesso movimento che Baglioni fa con la musica da una vita: dal palco pieno alla chitarra sola o al piano spoglio di altro suono, abituandoci a passare dal rumore alla bellezza della voce nuda diventata essa stessa strumento.

La parentesi del silenzio, a causa della sua recente polmonite, dona ancora più spinta a questo libro. Baglioni si è fermato ed ora lancia un libro che indica quanto fermarsi sia ritrovarsi nel silenzio, nella semplicità. E Francesco è il santo del Cantico delle Creature, del sole, del vento, dell’aria. Il santo del respiro.

Le radici antiche di un testo nuovo

“TAU” affonda nelle fonti francescane. Tommaso da Celano, il Cantico delle Creature.
Ma la lettura è radicale. La povertà di cui parlano Baglioni e Caccamo non è solo quella dei panni rattoppati. È rinunciare al possesso del nome, dell’identità, della verità. È lasciare cadere ciò che ci separa dalla pienezza della vita. Non si sale. Si alleggerisce. Il volume, in uscita in anteprima domani, è pensato per essere letto piano, una notte alla volta.

Perché “TAU” non è da divorare. È da abitare. Come le otto notti che racconta. In un tempo veloce, Baglioni e Caccamo ci chiedono di fermarci, di ascoltare due uomini che 800 anni fa hanno scelto di possedere meno, per essere di più. E di un cantautore che, dopo essersi fermato per forza, ha scelto di ricominciare dallo stesso punto: l’essenziale.