Venerdì 23 ottobre in seconda serata su Rai 2 il documentario di Amarcord Production e Rai Documentari a 15 anni esatti dalla tragedia di Sepang.
Sono passati anni da quel giorno e il motociclismo non ha più avuto un sorriso come quello di Marco Simoncelli, il Sic, il 58.
Per non dimenticare, per raccontare Marco oltre l’incidente, arriva “SuperSic 58”, il documentario che non vuole essere il solito ricordo da albo d’oro. È il racconto di un ragazzo romagnolo.
La voce che guida tutto è quella che non ti aspetti di sentire così lucida, così forte: papà Paolo Simoncelli. Per 15 anni è stato il custode di una memoria ingombrante, dolorosa. Oggi è l’uomo che ha trasformato quel dolore in qualcosa di concreto.
Nel docu ci sono le immagini che tutti abbiamo nel cuore: le minimoto a Cattolica, il capello riccio che esce dal casco, il titolo mondiale 250cc nel 2008 vinto da scudiero di Gilera con quella rabbia buona, l’approdo in MotoGP, le gomitate con Lorenzo, le risate nel ranch.
Ma c’è soprattutto il Marco che la TV non ha mai raccontato fino in fondo: il figlio, l’amico che arrivava tardi, il fidanzato di Kate, il ragazzo che scherzava sempre.
Accanto a Paolo, a raccontarlo ci sono la famiglia, Kate, e i fratelli di pista: Valentino Rossi, Mattia Pasini, Andrea Dovizioso. Non interviste di circostanza, ma ricordi veri. Quelli di chi ha condiviso la tavola e il paddock.
E poi c’è quello che è nato dopo. La Fondazione Marco Simoncelli e Casa Marco, a Coriano, la struttura dedicata a ragazzi con gravi disabilità. Lì il numero 58 non è appeso a un muro, è una carrozzina che si muove, è un sorriso che torna.
E c’è la Sic58 Squadra Corse, voluta da Paolo proprio per questo: per far correre altri ragazzini con quel numero sulla carena, perché il 58 non restasse fermo a Sepang.
“SuperSic 58” non è un documentario commemorativo. È un documentario su una corsa che non si è mai fermata. Perché come dice Paolo alla fine del trailer: “Marco non è un ricordo. È quello che facciamo ogni giorno”.




