Ci sono due modi molto diversi di avere paura.

 

Il primo è quello di Stephen King: il terrore nasce spesso accanto a noi, dentro una casa, una famiglia, una piccola città. Ha il volto di una persona, di un ricordo, di un trauma. Il soprannaturale irrompe nella vita quotidiana, ma ciò che rende davvero inquietante la storia è il modo in cui gli esseri umani reagiscono quando le loro certezze cominciano a sgretolarsi.

 

Il secondo è quello di H.P. Lovecraft: qui la paura arriva da qualcosa di infinitamente più grande dell’uomo. Non necessariamente malvagio, ma incomprensibile. Un’entità, una forza, un universo che esiste al di là della nostra percezione e che ci ricorda quanto siamo piccoli.

 

È proprio in questo territorio, sospeso tra orrore psicologico e terrore cosmico, che si muove The Terror, la serie antologica prodotta da Ridley Scott.

 

 

Debuttata nel 2018, The Terror ha scelto fin dall’inizio una strada particolare: non raccontare una sola storia destinata a proseguire stagione dopo stagione, ma trasformare ogni capitolo in un nuovo incubo, con personaggi, ambientazioni e vicende differenti.

 

La prima stagione porta lo spettatore nel gelo dell’Artico e racconta la drammatica spedizione della HMS Erebus e della HMS Terror. La serie è tratta dal romanzo di Dan Simmons del 2007, che rielabora la celebre spedizione Franklin del 1845 trasformandola in un racconto di sopravvivenza, isolamento e orrore soprannaturale.

 

È forse qui che l’anima lovecraftiana di The Terror emerge con maggiore evidenza.

 

L’Artico non è semplicemente uno scenario. È un mondo ostile, immenso, indifferente. Il ghiaccio circonda gli uomini e li priva progressivamente di ogni certezza. Persino il mostruoso Tuunbaq sembra inserirsi perfettamente in questa idea di un universo nel quale l’essere umano non occupa alcun posto privilegiato.

 

La vera paura, allora, non è soltanto quella di essere inseguiti da un mostro.

 

È scoprire che il mondo non è fatto per noi.

 

 

Con The Terror: Infamy, la serie cambia completamente epoca e scenario.

 

La seconda stagione si sposta durante la Seconda Guerra Mondiale e affronta anche la dolorosa vicenda dell’internamento dei nippo-americani negli Stati Uniti. Il soprannaturale rimane presente, ma viene intrecciato a una forma di terrore molto più concreta: quello prodotto dagli uomini, dalle istituzioni e dalla paura dell’altro.

 

 

Ed è proprio questo uno degli aspetti che avvicinano The Terror all’universo di Stephen King.

 

Per King il mostro non è quasi mai soltanto il mostro. Dietro la creatura, il fantasma o l’entità soprannaturale c’è spesso una comunità malata, una famiglia spezzata, una ferita che non si è mai rimarginata.

 

Il male può arrivare da un’altra dimensione, ma trova terreno fertile nelle nostre debolezze.

 

 

 

La terza stagione, The Terror: Devil in Silver, spinge ancora più avanti questa contaminazione tra King e Lovecraft.

 

Il protagonista è Pepper, interpretato da Dan Stevens, un uomo della classe lavoratrice che viene internato in un ospedale psichiatrico. È qui che la serie costruisce il suo nuovo labirinto dell’orrore: un luogo chiuso, claustrofobico, nel quale diventa sempre più difficile distinguere ciò che appartiene alla realtà da ciò che potrebbe avere un’origine soprannaturale.

 

La stagione, composta da sei episodi, è arrivata nel 2026 dopo una lunga pausa e vede tra le figure creative principali Victor LaValle e Chris Cantwell, con Karyn Kusama alla regia dei primi episodi.

 

 

Il romanzo alla base della stagione è The Devil in Silver di Victor LaValle, pubblicato nel 2012. Ed è un elemento importante: parlare di The Terror come di una semplice fusione tra King e Lovecraft sarebbe riduttivo.

 

King e Lovecraft sono soprattutto due chiavi di lettura.

 

Le storie appartengono invece ad autori differenti, come Dan Simmons e Victor LaValle, che hanno fornito direttamente il materiale narrativo per le stagioni più strettamente legate alla letteratura.

 

È proprio questa combinazione a rendere The Terror così interessante.

 

Da una parte c’è Lovecraft: l’idea che dietro ciò che conosciamo possa esistere qualcosa di gigantesco, antico e impossibile da comprendere.

 

Dall’altra c’è King: la convinzione che il soprannaturale funzioni davvero soltanto quando riesce a colpire qualcosa di profondamente umano.

 

In Devil in Silver, per esempio, l’orrore dell’istituzione diventa parte integrante dell’incubo. L’ospedale psichiatrico non è semplicemente il luogo nel quale compare una presenza demoniaca: è un sistema di potere, isolamento e vulnerabilità. L’entità soprannaturale si inserisce quindi in una realtà che è già inquietante prima ancora che il mostro faccia la sua comparsa.

 

È una delle caratteristiche più efficaci dell’horror contemporaneo: non chiedersi soltanto quale sia il mostro, ma perché siamo così vulnerabili nei suoi confronti.

 

 

Il ruolo di Ridley Scott è altrettanto significativo.

 

Il regista figura tra i produttori esecutivi della serie e il suo coinvolgimento contribuisce a collocare The Terror in una tradizione televisiva nella quale l’horror non viene trattato semplicemente come una successione di spaventi.

 

 

L’ambizione è più ampia: costruire mondi, atmosfere e incubi capaci di rimanere nella memoria.

 

La prima stagione aveva il gelo e l’isolamento. La seconda aveva la guerra e la persecuzione. La terza ha la claustrofobia dell’istituzione e l’incertezza della mente.

 

Tre storie diverse, dunque, ma unite dalla stessa domanda: quanto può resistere un essere umano quando la realtà che conosce smette di essere affidabile?

 

 

La parte più interessante è che The Terror non sembra avere intenzione di fermarsi.

 

Una quarta stagione è già in sviluppo e Scott Free Productions e AMC hanno raggiunto un accordo per portare sullo schermo un altro romanzo horror. Titolo e materiale di partenza non sono ancora stati rivelati, ma l’approccio letterario dell’antologia è destinato a continuare.

 

 

Ed è forse questo il vero punto di forza della serie.

 

The Terror non ha bisogno di diventare una versione televisiva di Stephen King. Non deve nemmeno trasformarsi in un adattamento di Lovecraft. La sua forza sta nel prendere alcune delle paure che hanno reso immortali questi due autori, la fragilità dell’uomo, l’orrore dell’ignoto, la follia, l’isolamento, la presenza di qualcosa che non possiamo comprendere, e trasferirle in storie nuove.

 

Perché il vero terrore, in fondo, non nasce quando vediamo il mostro.

 

Nasce quando cominciamo a sospettare che il mostro fosse lì da sempre, appena oltre il confine della nostra comprensione.

 

Ed è proprio in quel territorio oscuro, tra Stephen King e H.P. Lovecraft, che The Terror continua a costruire i suoi incubi.