Giovedì sono stata all’Anteo, a Milano, a vedere la proiezione del nuovo film di Sorrentino, con il regista e gli attori protagonisti in sala, e posso dire di non essere rimasta delusa.
La Grazia di Paolo Sorrentino è un film che parla d’amore senza mai dichiararlo apertamente. Un amore stratificato, silenzioso, ostinato, sia per la legge, che per una figlia, e persino per una moglie che non c’è più ma continua a esistere come presenza morale e sentimentale, quasi in maniera ossessiva.
Toni Servillo interpreta il Presidente della Repubblica con una misura e una profondità rare, incarnando un uomo schiacciato dal peso delle decisioni e, allo stesso tempo, sostenuto da un’etica incrollabile.
Definito cemento armato, esplicativo di come viene rappresentato il personaggio.
Accanto a lui, Anna Ferzetti è una figura centrale, la figlia, amante della legge, non è solo una spalla narrativa, ma il vero fulcro emotivo e razionale del film, colei che orienta, interroga e infine accompagna il padre verso la giusta decisione finale.
Probabilmente pur non sapendolo, sottovalutandosi.
Nonostante la trama sembri ruotare attorno alla domanda “eutanasia sì o no?”, La Grazia sposta presto il baricentro altrove, ponendo interrogativi ben più profondi e universali: la nostra vita ci appartiene davvero? Cos’è il libero arbitrio? Qual è la differenza tra vivere e sopravvivere? Le passioni possono tenerci in vita? E l’amore? Sorrentino non offre risposte esplicite, ma lascia che emergano naturalmente, scena dopo scena, attraverso la forza delle immagini e dei silenzi.
La legge diventa il collante dell’intero film, ogni presa di posizione, ogni esitazione, ogni scelta è filtrata da un rispetto quasi sacro per essa, non come insieme di regole, ma come bussola morale.
Forse anche, per la paura di prendere una vera presa di posizione da soli.
A livello tecnico non gli si può dire niente.
La fotografia è pazzesca, una poesia, pulita, rigorosa, eppure potentissima, capace di trasformare anche l’inquadratura più statica in un campo di tensione emotiva.
La recitazione è semplicemente imbattibile, specialmente Servillo dà il meglio di sé, cesellando ogni sguardo e ogni pausa con una precisione quasi musicale.
La scrittura è perfetta, attenta a ogni dettaglio, priva di sbavature, curata come solo Sorrentino sa fare.
E proprio la musica rappresenta il vero tocco di classe, accompagna e amplifica le immagini, rendendo molte scene enigmatiche, profonde, a tratti surreali e mistiche, creando un paradosso emotivo che è puro cinema.
Specialmente le scene a contrasto con la musica tecno, di gran lunga le mie preferite.
Con La Grazia, Sorrentino e Servillo fanno sentire la propria voce con forza, quasi urlando che il cinema italiano conta, esiste e vale, eccome.
E se altre volte vi ho invitati ad andare al cinema, qui devo OBBLIGARVI a presenziare.
Questo film, a mani basse, rientrerà nei preferiti del 2026, e siamo solo a gennaio.
Chapeau.




