Un altro sito sessista compare in rete con donne “spogliate” attraverso l’intelligenza artificiale dal sito ‘Social Media Girls’ a pochi mesi dallo scandalo del gruppo ‘Mia Moglie’ e della piattaforma ‘Phica.ue

A pochi mesi dallo scandalo del gruppo ‘Mia Moglie’ e della piattaforma ‘Phica.ue’, è sorto un nuovo sito sessista ‘Social Media Girls’ dove si contano circa cinquanta donne italiane famose “spogliate” con l’intelligenza artificiale. La denuncia arriva dalla giornalista e scrittrice Francesca Barra, una delle vittime. Sono in corso accertamenti da parte della polizia postale.

«È una violenza e un abuso che marchia la dignità, la reputazione, la fiducia – sottolinea la giornalista con un post -. Un furto dell’immagine, del corpo, della libertà di essere viste come si è, non come un algoritmo o una mente malintenzionata decide di rappresentarci».

Tra le altre vittime ci sono Chiara Ferragni, Benedetta Parodi, Federica Nargi, Andrea Delogu, Caterina Balivo, Diletta Leotta, Selvaggia Lucarelli, Sophia Loren, Angelina Mango, Elisabetta Canalis, Arisa, Michelle Hunziker come anche di Maria Elena Boschi e Cristina D’Avena.

«Sono oltre 50 le italiane note del sito con nudi realizzati con AI», dice Selvaggia Lucarelli su Instagram. «È tutto su un forum che ospita oltre sette milioni di utenti, con decine di migliaia di iscritti attivi ventiquattro ore su ventiquattro». Lucarelli sottolinea anche come sia sbagliato pubblicare il nome del sito perché ciò ne aumenta la diffusione. «Trattandosi di immagini realizzate con intelligenza artificiale (simili a un fotomontaggio), non mi sono sentita terribilmente turbata e, credo, neppure le altre».

Intanto immediate sono le reazioni dal mondo della politica. la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, Licia Ronzulli che dichiara: «un altro, disgustoso e agghiacciante sito che usa la tecnologia per violentare le donne». “‘Spogliare’ con l’intelligenza artificiale un volto, un corpo, una vita, senza consenso, non è intrattenimento, è uno stupro virtuale» evidenzia Ronzulli, aggiungendo: «Se prima ci si poteva solo indignare per tutto questo, se prima la denuncia era solo un proforma perché i responsabili la facevano franca, ora, grazie alla nostra legge che introduce il reato di deepfake pagano con il carcere fino a 5 anni. Chi violenta con un clic è un criminale, non hacker».

La pensano nello stesso modo le senatrici di Italia Viva Raffaella Paita, capogruppo al Senato e componente della Commissione Segre, e Daniela Sbrollini, capogruppo in Commissione femminicidio. Entrambe parlano di «violenza inaccettabile».