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Vanity Fair Italia torna in edicola con un nuovo ciclo di copertine e interviste dedicato a figure capaci di incidere sul corso degli eventi, influenzando cultura, società e politica a livello globale. L’obiettivo è raccontare chi, oggi, sta contribuendo a ridefinire il presente.

Ad aprire questo percorso è Silvia Salis, sindaca di Genova, al centro di un acceso dibattito nazionale e internazionale. Nell’intervista, Salis affronta temi che spaziano dal salario minimo alla situazione a Gaza, dai rapporti con altri esponenti politici fino a riflessioni personali, come il ricordo del padre scomparso.

I punti chiave dell’intervista

Attacchi personali e sessismo
Salis respinge le critiche superficiali rivolte alla sua immagine, come quelle legate a una vecchia foto rilanciata come attuale: sottolinea come, soprattutto nei confronti delle donne, il dibattito venga spesso spostato dall’analisi dei contenuti all’aspetto esteriore.

Salario minimo
Ribadisce la necessità di introdurre un salario minimo, citando esempi europei come quello della Spagna. Pur riconoscendo che si tratta di una competenza nazionale, evidenzia come il Comune abbia già agito imponendolo negli appalti pubblici.

Gaza e ruolo delle città
Sulla crisi in Gaza, sostiene che un sindaco debba rappresentare i valori della propria comunità e che anche le città possano avere un peso politico, specie realtà strategiche come Genova.

Sanità pubblica e privata
Denuncia l’aumento dei cittadini che rinunciano alle cure e mette in guardia sull’espansione del privato in ambiti delicati come l’oncologia. Pur non opponendosi alla sanità privata, insiste sulla centralità di un sistema pubblico efficiente.

Lavoro e qualità dell’occupazione
Critica la narrazione basata sui numeri occupazionali, sottolineando come non basti creare lavoro se questo non garantisce condizioni dignitose. Indica nella pressione fiscale e nell’evasione due nodi cruciali.

Diritti delle famiglie omogenitoriali
Difende la registrazione anagrafica di figli di coppie dello stesso sesso come applicazione di un diritto già riconosciuto, ribadendo la laicità delle istituzioni e la necessità di tutelare i minori.

Educazione affettiva e sessuale
Sostiene l’importanza di fornire strumenti educativi senza imporli, invitando la politica a riconoscere i cambiamenti sociali e a non imporre modelli unici.