La nuova legge elettorale sbarca a Palazzo Madama con il centrodestra spaccato su alcuni punti chiave.
Il ballottaggio è di fatto archiviato e verrà ritirato. Restano aperti quattro nodi su cui i tecnici di maggioranza si trovano a trattare e su cui potrebbero dover decidere direttamente Meloni, Salvini e Tajani: quanto abbassare la soglia per il premio di maggioranza, come tagliare fuori i partitini, le regole per i sindaci che vogliono candidarsi in Parlamento e altri ritocchi.
L’ipotesi più probabile è far scendere la soglia dal 42% al 41%: lo chiede FdI per rendere la legge più coerente ed evitare che senza premio si torni al proporzionale puro. Forza Italia frena per calcolo elettorale e per timore di rilievi della Corte Costituzionale, gli stessi che avevano già fatto alzare la soglia dal 40% iniziale al 42%.
Divisione anche sulla stretta anti-cespugli, valutando se escludere chi sta sotto l’1% o sotto il 2%, e sulla norma che accorcia i tempi di dimissioni per i sindaci candidati, vista da FI come un vantaggio indebito per i primi cittadini con le preferenze.
Il testo arriva senza mandato al relatore, ragion per cui si dovrà rivotare tutto da zero, comprese le preferenze con capolista bloccato, ma questa volta a voto palese per evitare franchi tiratori. Il calendario prevede il via libera entro il 15 settembre, ma l’opposizione promette ostruzionismo con pregiudiziali e interventi ad oltranza.




