Le parole dell’ex allenatore in un’intervista a FanPage

A pochi giorni dall’ennesimo caso che coinvolge Alex Schwazer, Sandro Donati torna a parlare con parole durissime. L’allenatore, che negli anni aveva più volte invitato il campione altoatesino a non rientrare nel circuito internazionale, sostiene di aver temuto fin dall’inizio un nuovo epilogo negativo.

“Dai tanti precedenti poco chiari era evidente che il sistema fosse disposto a tutto.”

Secondo Donati, il mondo dell’antidoping continua a presentare criticità profonde, alimentate da un sistema che definisce segnato da “un misto di imbrogli e menzogne”. Per questo motivo aveva più volte messo in guardia Schwazer, convinto che il ritorno alle competizioni lo avrebbe esposto nuovamente a enormi rischi.

Il nodo della “terza provetta”

Uno dei punti centrali dell’intervista riguarda il controllo effettuato a Francoforte. Donati racconta di aver chiesto agli ispettori la possibilità di conservare un campione aggiuntivo, una pratica che propone da oltre dieci anni come ulteriore garanzia per gli atleti.

“L’atleta deve avere qualcosa in mano alla fine del controllo.”

Alla richiesta iniziale sarebbe arrivato un rifiuto, poi però il tecnico racconta che il residuo dell’urina è stato consegnato, dando origine a quella che oggi viene definita la “terza provetta”. Un elemento che, pur non avendo valore nei protocolli ufficiali, potrebbe diventare importante per eventuali verifiche indipendenti.

“Chi sa non parla”

Nel corso dell’intervista Donati punta il dito anche contro istituzioni e mondo sportivo, sostenendo che attorno al caso Schwazer regni un clima di silenzio.

“Chi sa non parla. Chi potrebbe aiutare non aiuta.”

Secondo il tecnico, negli anni si sarebbe consolidato un sistema nel quale interessi, opportunismo e timori impediscono di affrontare fino in fondo le anomalie emerse.

La preoccupazione più grande

Al di là dell’aspetto sportivo, Donati afferma che ciò che più lo preoccupa riguarda il futuro personale dell’ex campione olimpico.

“Hanno creato il mostro.”

E aggiunge quella che considera la sua paura principale:

“Temo che abbiano compiuto il delitto perfetto.”

Per l’allenatore il rischio non è soltanto una nuova squalifica, ma che Schwazer venga definitivamente marchiato agli occhi dell’opinione pubblica, con conseguenze destinate a durare ben oltre la carriera agonistica.