Ospite di Fabio Fazio

“Ho iniziato a occuparmi di politica sportiva dopo un infortunio a pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio, poi sono entrata negli organi federali e nel CONI, fino a diventare vicepresidente del Comitato olimpico: un’esperienza che mi ha formato molto, anche nel rapporto con le istituzioni”. Così Silvia Salis a Che tempo che fa sul Nove dove è stata ospite nella puntata di ieri, 26 aprile.

Parlando dell’attenzione ricevuta, l’attuale Sindaca di Genova, sottolinea: “Ne sono sicuramente onorata perché vuol dire che comunque c’è un interesse per la città di Genova e per quello che sta succedendo a Genova, per cui questa per me è la cosa più importante. La copertina di Vanity Fair? Sono contenta perché evidentemente c’è attenzione verso quello che stiamo facendo a Genova”.

Sul ruolo di sindaco spiega che si tratta di tenere insieme visione e gestione quotidiana: grandi progetti da portare avanti, ma anche attenzione concreta ai territori e alla qualità della vita dei cittadini.

Alla domanda su un possibile ruolo nazionale, ribadisce: “Io sono la sindaca di Genova, mia priorità è quella”, sottolineando di essere concentrata sul lavoro in città e sugli obiettivi dell’amministrazione.

Sulle primarie del centrosinistra si dice scettica: “Non sono una fan”, perché a suo avviso rischiano di accentuare divisioni, mentre sarebbe più utile concentrarsi su programmi e contenuti condivisi.

Ampio spazio al tema del lavoro: “C’è una nuova povertà, quella delle persone che lavorano ma non riescono a vivere dignitosamente”, osserva, indicando nel costo del lavoro e nei salari una delle questioni centrali.

Quanto alle tensioni interne alla coalizione, invita a un approccio pragmatico: differenze e discussioni fanno parte del campo progressista, ma l’obiettivo resta trovare una sintesi per governare.

Sul riconoscimento dei figli nati all’estero con procreazione assistita, rivendica la scelta: “Le istituzioni devono essere laiche… questi bambini esistono”, e vanno quindi garantiti i loro diritti.

Respinge poi l’idea che occuparsi dei diritti tolga spazio all’economia: “È una contrapposizione falsa”, sostenendo che sviluppo e diritti possano procedere insieme.

Infine, sul futuro di Genova, evidenzia una fase favorevole: tra infrastrutture e investimenti, “questo è il momento per investire”, con l’obiettivo di rendere la città sempre più attrattiva e dinamica.