Russell Crowe, per tutti Massimo Decimo Meridio, è ancora una vera icona. Al Taormina Film Fest l’attore neozelandese ha incantato pubblico e fan presentando al Teatro Antico il suo nuovo action “La Vendetta Perfetta – Bear Country” di Derrick Borte, un film adrenalinico.
Accoglienza da star e gesto con un bimbo
Dentro e fuori il palazzo del festival centinaia di persone ad aspettarlo. Tanti selfie, sorrisi e molta disponibilità. Ma il momento più tenero è arrivato quando un bambino si è inginocchiato davanti a lui chiedendogli di mettergli l’elmo da gladiatore in testa. Crowe non ci ha pensato due volte: gli ha appoggiato il copricapo e lo ha fatto sentire per un attimo un vero guerriero romano. Applausi e occhi lucidi per tutti.
Con barba bianca, capelli scuri e lunghi, e fisico ancora da gladiatore, Crowe ha poi incontrato il pubblico. Ha parlato di tutto con il suo stile diretto e senza filtri.
Il Gladiatore, Netflix e i sogni
Sul confronto tra il film del 2000 diretto da Ridley Scott e il sequel del 2024, Crowe non ha usato mezzi termini: il secondo capitolo “ha sbagliato tutto”. Ha ricordato le riprese del primo “Il Gladiatore”: “Nel 1999 mi trovai davanti a una produzione immensa. Centinaia di cavalli, decine di catapulte, 600-700 soldati romani e 300-400 barbari. Presi anche un colpo d’ascia in faccia. Non è stato piacevole, ma io amo questo mestiere. È la cosa che conta davvero”.
Confessa di aver fatto quasi tutte le scene senza controfigura: “All’epoca ero un po’ pazzo”. E ha rivelato che studio e produttori volevano inserire scene d’amore tra Massimo e altri personaggi femminili. Lui ha sempre detto no.
Il legame con Taormina e l’Italia
Crowe ama l’Italia e non lo nasconde. Tifa Lazio, parla spesso del nostro Paese e a Taormina si sente a casa. Al Festival ha ricevuto il Premio alla Carriera sorprendendo tutti nel citare “Il bambino che contava le stelle” di Ultimo: “Vi invito a inseguire i vostri sogni. Immaginate il traguardo, è il primo passo per raggiungerlo. Anch’io oggi, da adulto, continuo a contare le stelle come quel bambino”.




