Cappellino di carta verde, un abbraccio in giardino e le lucine della sera. Così Richard Gere ha festeggiato i suoi 77 anni. Una festa lontana dai red carpet di Hollywood, in casa, con la moglie Alejandra Silva e il figlio più piccolo che lo stringe forte. Proprio Alejandra ha condiviso la foto sui social con una dedica che ha fatto il giro del mondo: “Non c’è nessun’altra persona con cui preferirei passare la mia vita. Buon compleanno! Ti amo, ti amiamo”.

Nato a Philadelphia il 31 agosto 1949, Gere arriva a 77 anni con quello stesso sorriso elegante che ha fatto innamorare generazioni.

Da sex symbol a icona del cinema

La sua carriera inizia a teatro con Grease nel 1973, ma è il cinema a consacrarlo. Terrence Malick lo sceglie per I giorni del cielo (1978), per cui vince un David di Donatello. Poi arriva la consacrazione negli anni ’80: American Gigolò (1980) di Paul Schrader lo trasforma nell’uomo più desiderato d’America, Ufficiale e gentiluomo (1982) lo rende un eroe romantico e premiato agli Oscar.

Ma il film che ha cambiato tutto è Pretty Woman (1990). Al fianco di Julia Roberts, nei panni del miliardario Edward Lewis, Gere entra nell’immaginario collettivo.

Da lì una carriera di oltre 50 film, sempre in bilico tra blockbuster e cinema d’autore: Il Cotton Club di Coppola, Chicago – per cui ha vinto il Golden Globe nel 2003 –, La frode (2012), Gli invisibili, fino al commovente Hachiko – Il tuo migliore amico (2009).

Gli ultimi progetti: ancora protagonista a 77 anni

Chi pensa che a 77 anni ci si ritiri, non conosce Richard Gere. Come scriveva in queste ore la stampa americana, “ha perso il memo del pensionamento”.

Negli ultimi due anni è tornato a lavorare con il regista che lo ha lanciato, Paul Schrader, per Oh, Canada – I tradimenti, presentato a Cannes nel 2024 e uscito in Italia nel gennaio 2025. Interpreta un documentarista malato terminale che decide di raccontare tutte le bugie della sua vita.Per il 2026 è annunciato anche un nuovo film, Asymmetry.

Richard Gere non è stato solo un bellissimo. Ha ridefinito il leading man hollywoodiano: elegante, fragile, tormentato, mai solo muscoli. Ha portato a Hollywood il buddismo tibetano, l’attivismo per i diritti del Tibet – tanto da essere bandito dalla Cina –, la lotta contro l’AIDS e per i senzatetto con la sua Gere Foundation.

A 77 anni, trasferitosi a Madrid con Alejandra, più giovane di 33 anni, e i figli Alexander (2019) e James (2020), incarna ancora quell’idea rara di divo che invecchia con grazia. Le rughe non ne hanno cancellato il carisma, lo hanno reso più credibile.

La festa con il cappellino di carta è il simbolo perfetto: la più grande star degli anni ’90 oggi festeggia abbracciato ai suoi cari in giardino. E forse è questa la sua eredità più grande: averci insegnato che il fascino non è non invecchiare mai, ma avere ancora voglia di sognare.