Il celebre ballerino lancia una dura critica al Principe di Savoia e svela i retroscena di una delle edizioni più controverse del talent show di Milly Carlucci

Raimondo Todaro, storico volto di Ballando con le Stelle, non ha mai avuto paura di esprimere la sua opinione e a distanza di anni, il ballerino non si trattiene nemmeno quando si tratta di svelare i retroscena della sua esperienza nel programma, affrontando senza mezzi termini la vittoria di Emanuele Filiberto di Savoia nella quinta edizione del 2009.

Per Todaro, la vittoria del Principe non fu affatto merito di un talento straordinario nella danza, ma piuttosto il frutto di un fattore che nulla aveva a che fare con le sue capacità sul palco: il nome. In una recente intervista durante la trasmissione La Volta Buona, Todaro ha affermato: «Quell’anno è stata la mia peggiore edizione, perché ero in coppia con Carol Alt e non è andata bene. Vinse uno dei ballerini più scarsi, Emanuele Filiberto, e vinse perché si chiamava così».

Todaro non è il solo a pensarlo. Anche il giurato Fabio Canino ha confermato il suo giudizio, sottolineando che la vittoria fu più una questione di visibilità mediatica che di merito sul palcoscenico. «Bravo Raimondo, ha vinto perché si chiamava Emanuele Filiberto. Nonostante fosse molto simpatico», ha dichiarato Canino, appoggiando senza riserve il collega.

Il ballerino ha continuato a puntualizzare che, a suo parere, ci sono stati altri concorrenti più meritevoli, tra cui Stefano Bettarini, che avrebbe avuto le carte in regola per arrivare al primo posto. Tuttavia, la grande popolarità del Principe, unita al suo status di membro della nobiltà, avrebbe giocato un ruolo determinante nella sua vittoria.

Nonostante alcuni tentativi di difesa, come quello di Rossella Erra che ha ricordato l’enorme affetto del pubblico per Filiberto, Todaro è rimasto fermo sulle sue posizioni: «A livello di ballerino, è stato il più scarso di tutti gli anni di Ballando», ha ribadito senza esitazioni. E, a giudicare dalle reazioni dei suoi colleghi, sembra che la critica di Todaro abbia trovato ampio consenso tra coloro che hanno vissuto in prima persona le sfide di quell’edizione.

In un mondo dove i voti del pubblico spesso hanno il potere di ribaltare i risultati, la riflessione di Todaro solleva interrogativi su quanto la notorietà possa influenzare i destini dei concorrenti e su quanto sia davvero meritocratica la competizione.