La rabbia in rete viene amplificata a dismisura attraverso i social media (che ci guadagnano). “Rage-bait” è la parola dell’anno
“Rage-bait” che significa: bait “esca” e rage “rabbia” è la parola dell’anno. E, stando al Corriere della Sera, non tutte le venti parole dell’anno dell’Oxford Dictionary dal 2004 a oggi hanno avuto la stessa efficacia sui social media.
La rabbia è efficace e in rete ci attiva e funziona, al punto da diventare virale e far guadagnare attraverso la rabbia. Infatti i social hanno registrato questo meccanismo e lo hanno premiato, perché sui social la rabbia funziona e viene amplificata a dismisura.
E non solo, l’altra emozione potente altrettanto efficace è la paura. Da qui la strategia. Da quando sono arrivati i social network infatti la strategia era quella di pubblicare post che ci fanno indignare o che ci facessero spaventare. Si parte da queste due emozioni appunto per diventare virali.
Da qui la “vetrina” di Facebook, Instagram o qualsiasi altro social che premia contenuti di questo tipo ci guadagna non perché ci vuole più arrabbiati ma perché attraverso questo meccanismo ci tiene di più online e vengono aumentati i profitti in questo modo.
Insomma Mark Zuckerberg non è l’artefice del populismo ma lo ha amplificato per guadagnarci di più. E noi ci siamo cascati a danno della nostra felicità e della democrazia.




