Un Piano casa di 10 miliardi a cui sommare gli investimenti privati. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha illustrato in conferenza stampa un ampio pacchetto di misure dedicate all’emergenza abitativa. L’iniziativa punta a rafforzare l’accesso alla casa, uno dei temi più sentiti dai cittadini, affiancando agli interventi sul caro energia un piano strutturato sull’edilizia, con particolare attenzione al comparto sociale. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: arrivare a 100mila abitazioni a prezzi calmierati nell’arco di dieci anni, senza considerare il patrimonio di edilizia popolare già esistente.

Le linee guida del piano

Il progetto si articola su tre direttrici principali, accompagnate da un intervento normativo per velocizzare le procedure di sfratto e contrastare le occupazioni abusive. L’esecutivo intende recuperare gli immobili pubblici inutilizzati, concentrare le risorse disponibili sull’housing sociale e incentivare la partecipazione di capitali privati.

Sul fronte degli sfratti, sono previste procedure più rapide per l’esecuzione e strumenti giudiziari semplificati per ottenere il rilascio degli immobili. L’obiettivo è duplice: tutelare i proprietari e aumentare la disponibilità di abitazioni sul mercato.

Le risorse economiche

Nel Documento di finanza pubblica approvato ad aprile si parlava inizialmente di circa 970 milioni di euro destinati al piano. A queste risorse si aggiungono ulteriori fondi europei, tra cui oltre un miliardo proveniente dai programmi di coesione, portando la dotazione complessiva a una cifra significativa, destinata a crescere anche grazie al coinvolgimento del settore privato.

Primo pilastro: recupero delle case popolari

Il primo intervento riguarda la riqualificazione degli alloggi popolari oggi inutilizzabili. Si stima che circa 60mila abitazioni possano essere recuperate attraverso lavori di manutenzione relativamente contenuti, con costi compresi tra 15mila e 20mila euro per unità. Per questa operazione sono stati stanziati 1,7 miliardi di euro, ai quali potranno aggiungersi fino a 4,8 miliardi legati ai programmi di rigenerazione urbana gestiti a livello comunale.

Secondo pilastro: housing sociale

Il secondo asse prevede la razionalizzazione dei fondi nazionali ed europei destinati all’edilizia sociale, per un totale di circa 3,6 miliardi di euro. Le risorse saranno convogliate in un fondo dedicato con l’obiettivo di semplificare la gestione e rendere più efficaci gli interventi.

Terzo pilastro: coinvolgimento dei privati

La novità più rilevante è rappresentata dall’apertura agli investimenti privati. Il governo intende favorire la partecipazione di operatori immobiliari attraverso procedure più snelle e incentivi amministrativi. In cambio, i progetti dovranno garantire una quota significativa di alloggi a canone calmierato: su 100 abitazioni realizzate, almeno 70 dovranno rientrare nell’edilizia convenzionata, con prezzi ridotti fino a un terzo rispetto al mercato.

Questa misura è pensata per la cosiddetta “fascia grigia”, ovvero quei cittadini che non hanno i requisiti per accedere alle case popolari ma faticano comunque a sostenere i costi del mercato immobiliare.

Sostegno ai genitori separati

Tra le misure sociali, è previsto un contributo per l’affitto destinato ai genitori separati che lasciano la casa familiare. Il bonus, compreso tra 400 e 500 euro mensili per un anno, mira a garantire una soluzione abitativa minima e consentire il mantenimento del rapporto con i figli. Per il triennio 2026-2028 sono stati stanziati 60 milioni di euro, con una platea stimata di circa 15mila beneficiari.

Notai e nuove formule abitative

Il piano include anche interventi per ridurre i costi legati alle compravendite, con una possibile diminuzione degli onorari notarili. Inoltre, si punta a rilanciare strumenti come il “rent to buy”, che consente di affittare un immobile con prospettiva di acquisto, e il cohousing, modello abitativo condiviso che permette di ridurre i costi e favorire forme di convivenza più sostenibili.

Il Piano casa rappresenta un intervento articolato che combina risorse pubbliche e private per affrontare una questione strutturale. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di attuazione concreta delle misure e dalla collaborazione tra istituzioni, enti locali e investitori.