Il padre dello sciatore scomparso

“Non esiste più lo sci, per noi”, dice Marcello Franzoso, con la voce ancora carica di dolore in un’intervista a Repubblica. È il padre di Matteo, lo sciatore azzurro che a settembre ha perso la vita sulle piste di La Parva, in Cile. “In questi tempi di festa olimpica diffusa che ci ha dimenticato, anzi cancellato”. Mostra il video dell’ultimo volo in allenamento, racconta la caduta oltre la rete di protezione e i due giorni di coma che hanno messo fine all’agonia di suo figlio.

“Un dolore ancora ingestibile”, ammette. Un vuoto così profondo che ha spinto Michele, l’altro figlio, a sfogarsi sui social con un attacco a Franzoni, il giovane argento olimpico, amico e compagno di squadra di Matteo, che dal trauma di quei giorni ha ripreso la stagione migliore. “Qualcuno dice di essere il fratello di Matteo: ma solo io ero al suo funerale, qualcun altro no”, scrive Michele, scatenando prima la difesa di Alessandro, il fratello di Franzoni (“Così crea ancora più dolore”), e poi convincendo Marcello a rompere il silenzio dopo mesi di sofferenza sulla perdita “senza giustizia” del suo primogenito.

“Perché sto male, sono sei mesi che siamo in un frullatore, e non riusciamo a farcene una ragione. Per noi lo sci non esiste più, queste Olimpiadi neanche riusciamo a vederle. Avremmo potuto viverle da vicino, chissà, ma ora non voglio saperne più nulla”.

Poi spiega: “Lo psicologo ce l’ha detto più volte: evitate i social, non vi fanno bene. Ma io capisco la rabbia di Michele. Ha voluto sfogarsi e mettere in chiaro che di fratelli Matteo ne aveva uno solo, ed è lui, in un momento in cui tutti parlano del mondo di cui faceva parte mio figlio e nessuno lo ricorda. Ma sia chiaro che Franzoni non c’entra, è stato lo sfogo di un ragazzo che ha perso un fratello. Non c’era perché in cinque hanno scelto di rimanere in Cile ad allenarsi, e con loro parte dei tecnici. È questo che non va giù, ancora oggi, mentre passiamo le giornate a piangere e chiederci perché”.

Alessandro Franzoni ha spiegato che il fratello voleva reagire al dolore e raggiungere i traguardi che sognava con Matteo. “Giovanni e Matteo erano sicuramente molto legati, anche se nel gruppo mio figlio aveva anche amici più stretti. Ma perché non ci ha mai chiamato, invece di farci scrivere? E poi, perché ci hanno dimenticati, isolati? Ci sentiamo trasparenti, noi e la memoria di Matteo”.

Poi parla della Federazione: “Vogliono far passare per casualità quello che invece è stata negligenza. In quella pista non c’erano le protezioni, non c’erano le minime condizioni di sicurezza, non sappiamo neanche se avesse fatto una ricognizione con i tecnici prima dell’ultima discesa”.