A guardarlo oggi sul red carpet del Lido, sembra passata una vita intera da quel vampiro pallido che fece impazzire una generazione con Twilight.

Robert Pattinson ha 39 anni, è nato a Londra il 13 maggio 1986, e a Venezia 83 è arrivato come una delle star più attese. Non per un blockbuster, ma per un film spiazzante e coraggioso: Primetime, diretto da Lance Oppenheim.

Nel film interpreta Chris Hansen, il giornalista americano diventato famoso con il programma To Catch a Predator, format tv che smascherava in diretta presunti predatori sessuali. Un personaggio complesso, carismatico e divisivo. “Ho pensato di non farlo – ha detto Pattinson in conferenza – poi ho capito che aveva una carica elettrica. È uno di quei personaggi che ti entrano dentro e che hanno rivoluzionato il modo di fare televisione”.

Un’interpretazione che non vuole essere un’accusa o una caricatura: “Mi auguro che Hansen lo veda come un omaggio”.

La sua presenza a Venezia è il simbolo perfetto della sua carriera al contrario.

Dopo l’esordio come Cedric Diggory in Harry Potter e l’esplosione mondiale con i cinque film di Twilight, Pattinson poteva diventare il re dei franchise. Ha scelto l’opposto: è scappato dalle major per andare a lavorare con Cronenberg, i fratelli Safdie, Claire Denis, Robert Eggers.

È stato Good Time a cambiare tutto: quel film convinse Matt Reeves ad affidargli il mantello di Batman. E nel 2022 il suo Bruce Wayne oscuro, depresso, quasi detective noir in The Batman ha zittito tutti gli scettici.

Poi Nolan (Tenet e la prossima Odissea), Bong Joon-ho con Mickey 17, e ora questo nuovo capitolo.

Da idolo per teenager a attore-autore: Pattinson è la prova che per sopravvivere a Hollywood, a volte, devi prima scappare da Hollywood.