Dal romanticismo bohémien di Chloé alla nuova visione di Balenciaga, il 1° ottobre della Fashion Week racconta una moda che alleggerisce le silhouette mescolando quotidiano e couture

Parigi entra nel cuore della sua Fashion Week con una giornata particolarmente densa, quella del 1° ottobre, che accompagna la stagione primavera estate 2027 attraverso una sequenza di appuntamenti in cui il tema dominante sembra essere la ricerca di una nuova leggerezza. Nel calendario della giornata si susseguono Chloé, Alainpaul, Carven, Balenciaga, Cecilie Bahnsen, Uma Wang, Rick Owens, Schiaparelli e Isabel Marant, in un percorso che mette a confronto sensibilità molto diverse ma accomunate dal desiderio di ripensare la silhouette e il rapporto tra corpo e abito.

Ad aprire la giornata è Chloé, con Chemena Kamali che continua il lavoro di rilettura dell’identità della maison attraverso una collezione fortemente legata alle sue ossessioni personali. Il riferimento agli anni Sessanta e Settanta rimane evidente, così come quell’idea di femminilità libera e bohémienne che appartiene alla storia della casa, ma questa volta viene filtrata attraverso una sensibilità più concreta. Il romanticismo incontra infatti il guardaroba funzionale, con impermeabili ispirati all’abbigliamento da pesca, cappelli dalle grandi tese, trench, pelle, lingerie in vista, trasparenze e ricami floreali. Le ruches, le maniche voluminose e le silhouette morbide restano centrali, ma vengono accostate a elementi più pratici, quasi quotidiani, creando un equilibrio tra evasione e realtà.

È proprio questa tensione a definire la nuova Chloé di Kamali. Da una parte c’è il desiderio di recuperare la parte più istintiva e sensuale dell’archivio, dall’altra la necessità di portarla nel presente attraverso capi che sembrano pensati per una donna reale, capace di attraversare una giornata di pioggia con un impermeabile e, poche ore dopo, trasformarsi in una figura quasi cinematografica grazie a un abito leggero, una gonna ampia o una lingerie lasciata volutamente scoperta. Il risultato è un guardaroba in cui il boho non viene trattato come semplice nostalgia, ma come un codice da rendere nuovamente contemporaneo.

A metà giornata arriva uno degli appuntamenti più attesi, Balenciaga, dove Pierpaolo Piccioli presenta la sua terza collezione prêt-à-porter per la maison. Il designer prosegue il confronto con l’eredità di Cristóbal Balenciaga spostandolo verso una concezione più morbida e personale della couture. Il principio della stagione è quello di un abito non rigidamente classificato dalla taglia, ma costruito intorno al corpo e lasciato libero di modificarsi attraverso nastri, drappeggi e strati di tessuto. La silhouette diventa così qualcosa di mobile, quasi in continua trasformazione, mentre capi quotidiani e abiti da sera smettono di appartenere a categorie separate.

Piccioli lavora inoltre sulla sottrazione del peso, sia fisico sia visivo. Il guardaroba utilizza materiali estremamente leggeri, tra cui una nuova taffetà tecnica, cashmere, mohair, popeline e denim, mentre alcuni completi vengono progettati per risultare particolarmente leggeri. Jeans indossati sotto abiti da sera, elementi TechWear accostati alla sartoria, camicie che assumono proporzioni da abito e accessori che diventano strumenti funzionali alla costruzione della silhouette raccontano una Balenciaga che prova a far dialogare il patrimonio couture con la vita quotidiana.

Il contrasto con Chloé è significativo. Se Kamali guarda alla memoria della maison per recuperare una femminilità romantica e spontanea, Piccioli utilizza l’archivio Balenciaga come materia da scomporre e ricostruire. In entrambi i casi, però, il punto di partenza è il corpo e la necessità di lasciare spazio al movimento. È una direzione che attraversa questa Fashion Week parigina e che sembra allontanarsi dalla ricerca dell’effetto spettacolare fine a se stesso per concentrarsi maggiormente sulla relazione tra persona e vestito.

La giornata prosegue con Cecilie Bahnsen e Uma Wang, prima degli appuntamenti serali con Rick Owens, Schiaparelli e Isabel Marant. Il programma restituisce così una Parigi capace di alternare linguaggi estremamente diversi, dalla delicatezza romantica di Bahnsen alla ricerca più scultorea di Owens, fino all’universo teatrale di Schiaparelli e alla sensualità rilassata di Marant.

Più che una giornata costruita intorno a una singola tendenza, il 1° ottobre sembra quindi raccontare un momento di trasformazione. La moda primavera estate 2027 cerca nuove proporzioni, alleggerisce i materiali, mescola guardaroba quotidiano e codici couture e torna a interrogarsi su ciò che rende davvero desiderabile un abito. A Parigi la risposta non passa necessariamente dall’eccesso, ma dalla possibilità di sentirsi dentro i vestiti, di muoversi, cambiarli, interpretarli. La leggerezza diventa così non soltanto una qualità dei materiali, ma una diversa idea di eleganza.