Abitando a Milano si è sempre sovra stimolati da più di 100 eventi, contemporaneamente, mostre, sfilate, concerti, eventi, è difficile capire nel calderone quale valga la pena vedere e quale no, e soprattutto per chi soffre di FOMO, diventa una gara a cercare di vedere ed essere presente a tutto.

Ecco, io cerco sempre di tenermi il più aggiornata possibile sulle mostre attive nella mia città, e di andare a vedere quelle che mi interessano, di cui sento parlare bene e che so che sono importanti per la mia formazione.

Per questo quando ho visto che si teneva la mostra di Banksy, ho come al solito storto il naso, ma sono andata a documentarmi meglio lo stesso.

Perché dico di aver storto il naso, perché per me le mostre di Banksy hanno sempre avuto poco senso di esistere, le ho sempre trovate snaturate in riferimento all’arte stessa e del significato che portano dietro.

Questo giro ho però voluto controllare il sito, dare una chance, perché mi era capitato il video di una divulgatrice artistica che stimo molto che ne parlava positivamente, allora mi sono messa in discussione, ma appena aperto il sito ho capito che dovevo rimanere della mia idea.

La frase di apertura del sito della mostra cita: “In vero stile Banksy, questa mostra è non autorizzata, non ricevendo nessuna benedizione all’artista stesso”.

Può sembrare buffa, simpatica, provocatoria, ma è solo una mancanza di rispetto, per l’arte e per l’artista stesso.

L’arte di strada, i tag, i graffiti, nascono come rivolta popolare, nascono per l’esigenza di farsi sentire, di mostrare quei quartieri periferici che non venivano ascoltati, che venivano lasciati soli, e funzionava, diventavano un megafono per chi non ha mai potuto far ascoltare la propria voce.

Una voce di dissenso, di rivolta e di richiesta, richiesta, da parte del luogo in cui è nato tutto: New York, precisamente nel Brox, di non essere tagliati fuori dalla città, di avere investimenti e infrastrutture, come tutti gli altri quartieri.

Le famose “scritte sui muri”, i famosi “graffiti” hanno una storia dietro, e non è una storia di estetica, non è una storia di divertimento, ma una storia di lotta di classe, quando mancava nel Bronx un’aspettativa di vita dignitosa è nata una necessità, colmata all’arte, un urlo su un muro.

Sì tratta di conseguenze, si tratta di precarietà.

Torniamo quindi a Banksy, alle sue opere e a quella mostra che non trovo giusta, ho riflettuto a lungo, se una mostra del genere possa essere un buon modo per dargli voce e per portargli rispetto, e sono arrivata alla conclusione che no, e il motivo sta proprio tutto nella frase che loro stessi hanno riportato sul sito.

Loro guadagnano dalla mostra, con un biglietto da un prezzo decisamente alto, dal merch che è in vendita, altrettanto a prezzo alto, senza aver avuto l’autorizzazione dell’artista, senza averlo preso in considerazione, nella scelta delle opere, nella scelta dell’ introito e nella scelta della cura della mostra, come si può portare rispetto a qualcuno se non lo si tiene in considerazione? Se non si chiede il suo parere in una cosa che riguarda proprio lui?

Vi rispondo io: non si può.

Questa mostra è una mancanza di rispetto e nonostante io capisco la voglia di vedere le opere di Banksy, che anche io, da grande fan, avrei il piacere di vedere, non è questo il modo.

Anche perché, non sono quelle le opere.

Le opere di Banksy hanno senso se viste nell’ambiente giusto, ovvero dove sono state prodotte, per strada, sui palazzi, sui muri, sulle strade.

Non in un ambiente allestito ad hoc, non è lui, non è la sua storia e non ci racconta nulla.

Non ci racconta di quando ha salvato un bar in procinto di chiusura, accrescendo il valore con una sua opera proprio sopra la facciata del locale, non racconta degli ambienti in cui lui è andato, di nascosto, a creare e lasciare un qualcosa di lui.

Racconta solo uno degli ennesimi modi per monetizzare sull’arte altrui, storpia dola, esattamente come le mostre immersive, solo apparenza, niente sostanza, guadagno assicurato.

Quindi no, non vale la pena andarci, è uno spreco di soldi e non vi lascerà davvero la sua storia, la storia di un artista enorme, se vi piace Banksy, viaggiate e quando vi trovate nel posto giusto ammirate, questo potete fare.

Per il resto rimane una grande trappola, niente di più.