Il 2026 è alle porte e il cinema apre con il botto.

Con No Other Choice, Park Chan-wook torna a scandagliare le zone più oscure dell’animo umano, confermandosi uno dei grandi maestri del cinema contemporaneo. Lo stesso autore di Oldboy abbandona qui l’estetica della vendetta classica per costruire una satira grottesca, crudele e profondamente attuale, capace di parlare direttamente al nostro presente.

Si vede l’occhio critico del regista sud coreano che riesce a trasformare in realtà il panorama del lavoro odierno.

 

Il protagonista, Man-Soo, è un uomo che sembra avercela fatta. Dopo venticinque anni di sacrifici, rinunce e umiliazioni, ha raggiunto l’apice del successo diventando manager di una fabbrica di carta. È un traguardo che per lui non rappresenta solo una posizione lavorativa, ma una salvezza esistenziale. Man-Soo conosce la povertà, l’ha vissuta sulla propria pelle, e il terrore di tornarci è la forza che guida ogni sua scelta.

 

Quando viene improvvisamente licenziato, il mondo che si è costruito crolla. È in questo momento che Park Chan-wook compie il suo gesto più radicale: trasformare una paura profondamente umana in un’idea folle e disturbante. Man-Soo raccoglie i curriculum di tutti coloro che potrebbero sostituirlo e decide di eliminarli uno a uno. Non per odio, ma per sopravvivenza. Un atto feroce, disperato, quasi surreale, che nasce dal panico di chi intravede di nuovo il baratro che credeva di aver lasciato alle spalle.

 

Il genio del film sta proprio qui, nell’eccesso. No Other Choice cerca il realismo, ma attraverso una deformazione grottesca della realtà che, paradossalmente, la rende ancora più vera. La violenza non è mai fine a sé stessa, e diventa metafora di una società che spinge gli individui a combattersi tra loro, mentre la ricchezza si concentra sempre nelle mani di pochi.

 

Park Chan-wook costruisce così una satira nerissima sul capitalismo contemporaneo, i ricchi continuano ad accumulare, mentre chi sta appena sotto lotta ferocemente per non scivolare più in basso. Man-Soo è sì un mostro, ma anche il prodotto estremo di un sistema che trasforma il lavoro in identità e la perdita del lavoro in una condanna.

 

No Other Choice è un film disturbante perché ci mette davanti a uno specchio. Ci mostra fin dove può spingersi la paura di perdere tutto, e quanto sottile sia il confine tra normalità e abisso. Un capolavoro amaro, lucidissimo, che racconta perfettamente i nostri giorni e ci lascia con una domanda inquietante, quanto siamo davvero diversi da Man-Soo, quando il sistema ci costringe a scegliere tra sopravvivere o scomparire?

 

E così quest’anno non potrebbe partire meglio, con un film d’eccellenza, di cui sentiremo molto parlare.